L'Ultima Madonna by ACT420 - Reportage

Il 16 febbraio non è stato un giorno qualsiasi per la scena underground torinese legata alle track bike. In tale data, infatti, non solo si è tenuta l'ormai consolidata alleycat di San Valentino, ma si è configurata anche come l'ultima alley organizzata dai nostri cari Jack Lucertola e Paoletta, che da anni ci fanno divertire con le loro garette. E ci vogliono salutare, cedendo lo scettro organizzativo alle nuove leve, con L'Ultima Madonna: un'alleycat dura e pura senza tanti fronzoli.

Il ritrovo è stato fissato intorno alle 14:30 a Parco Dora, luogo di culto per skater, writer e per chiunque faccia parte di una qualsiasi cultura sub-urbana. Quest'anno sono deciso a dare il 100% durante la gara nonostante il dolore alla cervicale dovuto a una recente caduta. Per questo prendo tutti i dovuti accorgimenti: mangio almeno un paio d'ore prima della partenza una buona dose di carboidrati, scelgo vestiti comodi per l'evenienza e mi dirigo al punto di ritrovo con la mia bici appena messa a punto. Decido di usare la mia bici da pista fissa e brakeless: con nessun'altra bicicletta mi diverto così tanto. Noto subito con piacere che c'è stata una grande affluenza: il posto è gremito e ci sono biciclette appoggiate ovunque. Il bello di queste gare è che si incontrano persone che magari non si vedevano da mesi. I partecipanti provengono da tutto il nord Italia e la maggior parte sono volti già visti ad altre gare o veri e propri amici conosciuti durante qualche trasferta e poi mantenuti proprio grazie a queste ricorrenze e alla passione in comune per la bicicletta. Mi perdo quindi a salutare tutti e a chiacchierare con persone che non vedevo da più o meno lungo tempo. Avremmo bisogno di ore per raccontarci tutto, ma l'inizio della gara non aspetta. Dopo le dovute raccomandazioni, i manifest vengono lanciati in aria e ci ricadono addosso come una bufera. Ci si accalca subito tutti cercando di accaparrarsi un foglio, per poi schizzare alle bici e pianificare il tragitto.

Come spesso accade ci si ritrova a far parte di piccoli gruppetti che, più o meno deliberatamente, scelgono di intraprendere la gara insieme. Avevo già sondato il terreno durante le iscrizioni e, in base a come volevo impostare la gara, decido di accodarmi al buon J.Jack e a Baloo. Sono entrambi miei amici di vecchia data e ho condiviso con loro svariate avventure. Tutti e tre decisi a non risparmiarci, tutti e tre decisi a dare tutto sui pedali. A noi si tre si aggiunge Cesare, anche lui amico da anni, ma proveniente da Bologna.

Il manifest è molto intrigante: non la solita lista di indirizzi da raggiungere, ma una serie di prese e consegne che, incastrate in maniera ingegnosa, permettono doppi pick-up  e doppi drop che, se notati, permettono di risparmiare un sacco di tempo e fatica. Facciamo quindi un rapido piano in modo da non perdere a causa della fretta queste occasioni e poi partiamo.

J.Jack e Baloo partono subito a mille. Il primo ha un rapporto molto più duro del mio, il secondo ha il cambio quindi capisco fin da subito che non sarà facile tenergli testa, soprattutto nei vialoni e nei grossi corsi. Cerco quindi di giocare al meglio le mie carte nei rilanci, agli incroci e nelle stradine più piccole dove, almeno Jack, è penalizzato dalla lunghezza del rapporto. Cesare è subito dietro di me e sembra reggere il ritmo tranquillamente con la sua Cinelli Zydeco single speed. Arriviamo al primo check point senza intoppi e lì incontriamo Spars, volto noto di Bici Couriers Milano. Ripartiamo tutti insieme per andare al secondo e poi al terzo check. Lì iniziano le mie difficoltà. Dobbiamo fare un lungo tratto di Corso Francia, per nulla adatto al mio rapporto. Nonostante l'energia che ci metto, gli altri iniziano a distanziarmi. Cesare, animo buono per eccellenza, prima mi spinge per farmi guadagnare terreno e poi mi salva la vita durante una brusca svolta a sinistra fatta senza guardare che non arrivasse nessuno. Per paura di essere distanziato infatti mi ero buttato a sinistra senza troppe cerimonie commettendo un'imperdonabile imprudenza. Per fortuna l'urlo di Cesare ha fatto sì che mi rendessi conto che con quella manovra avrei tagliato la strada ad un'auto che arrivava subito dietro di noi. "Ok, il mio jolly me lo sono giocato" penso; "ora si tratta di non perdere di vista il gruppo di testa cercando di rimanere vivi".

Ho perso terreno quindi quando io, Cesare e Spars arriviamo al check, Jack e Baloo stanno già ripartendo e non sappiamo che strategia abbiano scelto di adottare. Ne scegliamo una anche noi tre e ripartiamo, ma la nostra organizzazione fa acqua da tutte le parti: Spars si butta a piedi attraverso una collina erbosa, io decido di passare dalla strada e Cesare si fionda dietro di me, ma poi scompare nel traffico. Io sono ringalluzzito perché so perfettamente dove si trova il check successivo e la strada più breve per raggiungerlo. Entro in quello stato di grazia che chiamano trance agonistica per cui non sento più il dolore alle gambe, ma solo l'iper stimolo a raggiungere l'obiettivo prefissato, sicuro delle mie capacità e potenzialità. Quando arrivo i ragazzi mi dicono che sono in testa. Qualcosa mi esplode dentro e penso di potercela fare, ma è proprio in quel momento che vengo tradito: chiedo il doppio timbro, ma i ragazzi me ne segnano uno solo. A causa della fretta non se ne accorge nessuno e riparto con un'energia che mi scorre dentro che raramente ho sentito. Divoro un altro check, ma poi arriva la doccia fredda: a quello successivo il ragazzo mi comunica che gli altri sono già passati tutti e che per di più avevano già praticamente concluso il manifest. Ritorno di colpo alla realtà uscendo dallo stato di trance in cui mi trovavo. Mi rendo conto del timbro mancante e del fatto che, per recuperarlo, dovrò allungare di una decina di chilometri il tragitto che mi ero prefissato. L'entusiasmo svanisce e al suo posto vengo pervaso dall'acido lattico che fino a quel momento non sentivo. La testa mi abbandona. Riparto svogliatamente e senza motivazione, giusto con l'intento di concludere la gara.

Quando arrivo al traguardo trovo Cesare che mi accoglie bonariamente con una battuta: "Sei passato da casa a farti la doccia?". Sconsolato appoggio la bici al muro e consegno il manifest. Mi lamento un po' dell'accaduto, ma poi, tra una birra e l'altra, ritrovo il buon umore. Sul podio vedo con gioia Jack e Baloo, e già questo mi basta a ridarmi il sorriso. Inoltre ho avuto delle buone sensazioni da parte del mio corpo che mi hanno fatto capire quando e come posso richiedergli di più, e quando invece è il caso di arrendersi al suo volere.

La serata finisce come sempre a chiacchiere, birra e clima di festa. Tutti si raccontano i dettagli della gara, le curiosità e gli aneddoti più strampalati. Infine, siccome l'errore da parte dello staff c'è stato, mi becco pure un super premio consolatorio.

Voglio concludere ringraziando nuovamente la Lucertola, Paoletta e tutta ACT420 che da quando vivo a Torino (e da molto prima) organizzano eventi e gare per soddisfare le nostre gambe: grazie di cuore. Avete fatto centro anche questa volta.

Le foto sono state scattate da Simo al quale appartengono i diritti.

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