Mash Machine: la macchina della musica

Alcuni anni fa ero nel monolocale di un mio amico, per quanto quel luogo fosse sempre stato un posto dove potersi rilassare quel giorno c’era un gran fermento.

All’interno tutti erano agitati, tagliavano lunghi pezzi di cartone li incollavano tra loro, fino a creare un grosso parallelepipedo cavo nel mezzo. All’interno della strana struttura era stata posizionata una telecamera e, come supporto per poter appoggiare le cose, era stata adagiata una lastra di plexiglass. Insomma una specie di tavolino in cartone molto alto dotato di telecamera interna. Cosa fosse non l’avevo capito, pensai a una grossa lampada capace di proiettare luci colorate, poi mi immaginai una specie di Wii modificata in versione “mastodonte di carta”, essendo che in giro c’era una coppia di Joystick targati Nintendo. Mi sbagliavo, quello era (forse) il primo prototipo della Mash Machine.

Infatti nella combriccola del monolocale c’era anche Ottavio Cambieri, italiano emigrato a Tallin (Estonia), ora portavoce e inventore del progetto Mash Machine del team Mo’joes

Per chi non sapesse cos’è Mash Machine possiamo dire in una frase che è uno strumento da Dj per non Dj, la vera Guitar Hero da live club. Di per se è un tavolino luminoso dove vengono posizionati dei piccoli cubi colorati, ognuno dei quali contrassegnato da un colore, che ne indica la funzione: un campione di batteria, melodia, voce e basso; muovendo questi oggetti sulla superficie l’intensità e il volume del suono cambia.

Il concetto geniale di Mash Machine è che il loro prodotto non ha bisogno di spiegazioni, ne di informazioni; molteplici infatti i possibili utilizzi nel campo pedagogico musicale, oltre al più ovvio utilizzo per la pubblicizzazione di vari marchi (ad esempio Mash Machine è stata utilizzata per brand quali Coca Cola, Brancamenta e molti altri).

Una volta posizionato il nostro “cubetto” sulla Mash Machine il gioco è fatto, non abbiamo bisogno di pensare al tempo, all’intonazione o altro; siamo i padroni di un mondo musicale con molteplici campioni che possiamo intercambiare uno con l’altro (normalmente formato da un set di 10 per tipo). L’esperienza che propone è eccezionale, seppur di per se può sembrare un giocattolo semplice nasconde una più ampia realtà: chiunque in quel momento può provare l’emozione e l’esperienza di essere un “musicista”, oltretutto con la presenza di un pubblico il divertimento diventa collettivo e non solo di chi sta utilizzando lo strano tavolo. Viene eliminato completamente l’imbarazzo del “capire” cosa abbiamo davanti, la piattaforma è pensata e studiata per essere totalmente compresa nello stesso momento in cui si appoggia il primo cubo campione.

Mash Machine è il primo oggetto che rompe gli schemi, più sofisticato, dal punto di vista concettuale, di qualsiasi gioco come il già citato Guitar Hero e simili, è capace di posizionarsi in un campo di prestigio nei live e negli eventi che adesso, grazie a Mash Machine, possono essere autogestiti senza il bisogno di esperti nel settore musicale.

E pensare che tutto è iniziato da un cubo di cartone.

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