Mess-life di Nicola Muratore

A quanto pare, domenica scorsa, voi gente del nord, avete assistito ad un tramonto come mai nella vostra vita, intasandoci whatsapp e qualsiasi social, con le vostre strabilianti foto. Qualche giorno prima, sempre con la consueta celerità, ci avete tempestato di fuochi, montagne in fumo, con didascalie e vari status, su quanto l’aria fosse irrespirabile, con storie di evacuazioni e i soliti giustizialismi da tastiera. Possibile che gli incendi non abbiamo una relazione con questo tramonto tanto spettacolare? Francamente non mi interessa, perché mentre la maggior parte di voi contempla le meraviglie, o gli orrori, quando sono palesi ed in trend, noi ciclisti e bike messenger, assistiamo giornalmente alle meraviglie della natura, spesso unite alla sapiente mano dell’uomo: tramonti dal Piazzale Michelangelo a Firenze, la luna piena su Ponte Vecchio, l’alba dopo una sbronza di fine turno. Come direste voi, ma che ne volete sapere! I colori dell’autunno mentre saliamo sui sentieri di montagna, il bagno al lago mentre voi cuocete in ufficio o vi ammalate con l’aria condizionata, i campi in fiore mentre cogliamo la nuova energia vitale dopo l’inverno; ah l’inverno, dove puoi sfrecciare e gasare tutto bardato da super eroe. L’altro lato della medaglia sono i 40 gradi estivi mentre fai una consegna in piena estate, quando rimani in attesa con -2 gradi e tutto sudato alle dieci di sera, quando azzardando un sorpasso centri in pieno una macchina in senso contrario, quando cadi in piena curva perché la pioggerella leggera ha trasformato la strada in un pavimento di sapone. Chi non ci è passato non può capire la frustrazione di una caduta, ma provate ad immaginare: siete sui pedali a tutto fuoco, avete una consegna da terminare in meno di dieci minuti dall’altra parte della città e, improvvisamente, venite disarcionati dalla bici, catapultati contro un’auto e dopo al suolo, oppure direttamente al suolo. La sensazione predominante è il dolore, concitato allo shock e al turbinio di casino che avviene in quei casi; insomma, un secondo prima eri in bici, ora sdraiato a contemplare l’asfalto, indolenzito e circondato da sconosciuti. La bici! Questo è il primo pensiero, non le possibili fratture, no, la bici! The darkside of bike messenger. Ma allora, considerando i km che maciniamo giornalmente, tra mille pericoli cittadini, sempre a manetta per rispettare orari oltre il limite umano, penserete che il nostro sia un lavoro ben retribuito. Dai che non lo pensate veramente! Un dubbio, anzi la certezza che volete garantita è questa: la paga fa schifo! E allora perché facciamo tutto questo? Lo descrive molto bene Nicola Muratore nel suo libro MESS-LIFE, Jona Editore.

Nicola racconta il mondo dei bike messenger, una categoria enorme considerando il panorama europeo e mondiale, una sottocultura ancora sconosciuta ai più, ma molto attiva e in continua espansione anche in Italia. Attraverso la sua esperienza personale, ci addentriamo in questo mondo parallelo, accompagnati per mano e senza inutili forzature o fuori tema biografici. A tal proposito, devo essere sincero, ero molto scettico circa questo libro; accade spesso che, quando mi imbatto in esperienze personali, mi annoio perché fondamentalmente poco mi importa della vita di uno stronzo qualunque che potrei essere io. Nicola invece, racconta sì in prima persona, ma attraverso le sue vicissitudini, riusciamo a capire come la bicicletta riesca ad impadronirsi di chiunque abbia l’ardire di salirci sfidando la propria pigrizia, proprio come ha fatto lui (e anch’io). Quindi succede che una semplice coincidenza può cambiare drasticamente la visione naturale delle cose che fino a quel momento manco si prendeva in considerazione, scoprendo piano piano il proprio fisico, la bicicletta e la stretta relazione uomo-macchina. Appare così del tutto spontaneo l’approccio ad una nuova concezione della propria giornata, delle priorità, in un concetto del tutto nuovo di libertà; la parola stessa, ora sì, acquista un valore, un significato ed un peso specifico, epurata dall’inflazione del moto post berlusconiano, di quello beat, green e tutte le cazzate che ci propinate solo per riempire i nostri gabbasisi del vostro vuoto esistenziale. La narrazione è volutamente semplice, di facile comprensione anche per l’ultimo analfabeta funzionale, ma risulta evidente la saggezza con la quale il libro scivola via pulito pulito, come un rettilineo in leggera discesa, senza buche, ostacoli o fatica fisica. La bravura di Nicola è proprio questa, quella di costruire il libro in modo del tutto naturale, così che ci ritroviamo con una prospettiva mentale del tutto opposta a quella cui siamo abituati, senza che questo ci rechi disturbo o sentimenti avversi.

Un altro merito evidente è quello della sincerità, ma non quella cagata emozionale che va tanto di moda negli ultimi anni, ma è più legata a quel sano realismo tipico di chi sa il fatto suo; ed infatti non v’è alcuna traccia di sentimenti avversi o compassionistici, semplicemente racconta questo mondo per quello che è. Punto. Non esistono eroi o anti eroi, anzi, i bike messenger vengono descritti per quello che sono, per i vizi che hanno e per le litrate di birra che ingurgitano. E poi, ci sono le grandi protagoniste: le corse clandestine! Questo capitolo è fantastico, il mio preferito. Ovviamente trova anche spazio per spiegarci le varie tipologie di biciclette, la componentistica e la costruzione di mezzi a seconda delle necessità e preferenze dei vari ciclisti; alcune volte sono modifiche e ibridi voluti, altre frutto di mode senza senso. Ed ecco che descrive le varie tipologie di ciclisti, di poser, pussy e fanatici di ogni tipo: esilarante. Senza forzare mai la mano, lega insomma il mondo delle bici e dei suoi protagonisti, il rapporto con la strada e le difficoltà di sopravvivere per una categoria che non rientra nei piani urbanistici delle città italiane. La parte green viene citata, ma non è la priorità di nessuno, ma una logica conseguenza di un modello di vita che contempla l’ecologia nell’insieme e non nella retorica di chi crede di credere ad un grandioso ideale. Insomma, il già citato realismo.

La recensione di libri non è nelle mie corde, e probabilmente ho reso difficile e noioso un libro invece leggero e interessante, nonostante l’importanza dei temi che tratta.

Che aspettate, acquistate e leggete direttamente qui. Capre!

Gionni

Quando a Gionni va che strane cose fa, lui può spostare tutto col pensiero. E’ timido e sincero, di tutti tutto sa poichè legge nel pensiero.

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