Michele Rech, l'uomo dietro Zerocalcare

Michele Rech alias Zerocalcare continua a stupire e sforna un altro piccolo gioello "Dimentica il mio nome". L'inizio della sua storia artistica è curiosa e casuale come spesso accade; a 17 anni decise di fare un fumetto che raccontasse la sua esperienza al G8 di Genova, i cui ricavati delle vendite servirono per raccogliere fondi ed aiutare 25 persone per l'iter processuale in cui erano accusate di saccheggi e devastazioni.

Nel 2011 esce il suo primo albo a fumetti "La profezia dell'armadillo" che riscuote subito un grande successo, tanto da portare a ben cinque ristampe. Nello stesso anno apre il suo blog zerocalcare.it, ed è solo l'inizio di un successo dopo l'altro: "Un polpo alla gola",  "Ogni maledetto lunedì su due", e appunto "Dimentica il mio nome". Ultimamente è apparso sulla copertina di Internazionale con il suo reportage a fumetti su Kobane al confine turco siriano, dove i curdi hanno combattuto e liberato la città dallo Stato Islamico, in cui racconta la sua esperienza di viaggio in quella terra di confine. 

Il suo legame con i centri sociali è molto forte, e infatti la presentazione del suo libro a cui andiamo è al Magazzino 47, un centro sociale nato dalle lotte degli anni ottanta, che ne ha poi portato alla sua nascita il 15 novembre del ’93. Un tardo pomeriggio di novembre, avvolti dall’umido della pioggia, siamo partiti in direzione Brescia per cercare di capire "chi è" ZEROCALCARE in occasione della presentazione del suo ultimo libro: “Dimentica il mio nome”. Siamo in tre, il quarto si è ammalato all’ultimo istante. La pioggia batte sul nostro punto interrogativo, dov’è Magazzino 47? In realtà lo troviamo senza affanni; entriamo curiosi e ci dirigiamo verso il bar. I libri sono finiti, in effetti c’è parecchia gente, pazienti ci mettiamo in fila. Michele firma libri, disponibile allo scherzo e curioso dei suoi fans. Abbiamo assistito accalcati, ed è emerso un artista legato alle sue origini di borgata, la cui semplicità denota la profonda conoscenza di quello che vive, ricerca e conseguentemente produce con i suoi lavori apparentemente scanzonati. Trascorriamo qualche ora a chiacchierare e bere, scaldati da un camino ospitati in questo clima rustico, piacevole e casalingo.

La conferenza stampa è un’occasione non solo per presentare il suo ultimo lavoro, dove la difficoltà più grande è stato raccontare i cazzi di sua madre col timore di crearle dei problemi (timore rivelatosi privo di fondamenti), ma anche per raccontare del suo reportage su Kobane, e dell’importanza che le situazioni di contrasto hanno da sempre ispirato i suoi lavori; Rebibbia rimane il suo presente, un punto di partenza, tanto che se ne rimane lontano per troppo tempo si riempie di macchie rosse; per trattare argomenti più profondi in chiave ironica senza essere preso per il culo dai suoi amici di borgata, utilizza elementi pop (es. Darth Vader > male) che lo aiutano a identificare un personaggio senza che lui debba presentarlo, rendendo la comunicazione più diretta; secondo lui la chiave del suo successo è dovuta al fatto che è stato il primo in Italia ad occupare uno spazio di pubblico che per il fumetto italiano non esisteva, la fascia di età universitaria / inizio lavoro.

Così una uggiosa domenica di novembre si è trasformata in un bel pomeriggio con uno degli artisti più interessanti del momento.

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