"Il misterioso signor Quin": Agatha Christie non fa la solita Agatha Christie

- Un nuovo Agatha Christie, grazie Adriano!
- In questi giorni sei parecchio stressata con la storia del tentativo di uscire di casa e...
- Avevamo detto di non parlarne più...
- No infatti, per questo dicevo... un libro diverso dai tuoi soliti saggi, sai, per distrarti, per farti divertire...
- Ti ricordi quando da piccoli non perdevamo una puntata di Poirot?
- Certo... guarda che questo comunque è molto diverso, eh..
- Vabbè anche se non è lui a risolvere i casi...
- No no dico davvero: potresti uscirne con molto da dire dopo averlo letto... e non solo parole gradevoli...
- La smetti di fare lo scemo e mi spieghi che cavolo di libro mi hai portato?

Il misterioso signor Quin rappresenta la raccolta di una serie di racconti pubblicata negli anni '20 e primi anni '30 da Agatha Christie.

A un primo pensiero, non ci si darà troppa attenzione: un’altra serie di storie, questo Quin sarà l’equivalente di gran lunga meno famoso di Hercule Poirot e di Miss Marple, arriverà da qualche parte o ci si rivolgerà a lui, un omicidio, una brillante soluzione.
È vero solo in parte, e nella differenza di Harley Quin (il nome già vi suggerisce qualcosa?) dagli altri risolutori di crimini della Christie sta anche una sostanziale differenza con le altre sue opere e pure con le basilari, fondanti regole dello whodunnit, “chi è stato”, la sottocategoria raffinata, pulita, ordinata e borghese del genere giallo. Questo Quin è misterioso davvero, e misteriosi sono i “suoi” casi.

Riassumendo velocemente, Agatha Christie scrisse romanzi ingegnosi con la struttura di un puzzle o di un cruciverba a schema libero: trame dove conta il disseminarsi degli indizi, l’elenco dei sospettati e il risolutore finale, il tutto senza sangue, violenza, crudezza alcuna e inserito in un piacevole contesto tipicamente britannico, una casa di campagna per esempio, o altre situazioni strettamente borghesi, della borghesia del suo tempo. Noi lettori del ventunesimo secolo siamo a mio parere anche più affascinati dei lettori dell’epoca: le atmosfere ci colpiscono di più perché appunto lontane e cariche di uno chic che non possediamo più. Inoltre i personaggi sono delineati senza un troppo articolato spessore psicologico, in loro possiamo superficialmente ritrovarci o formare delle simpatie ma sono in sostanza semplici interpreti, ingranaggi necessari al funzionamento della macchina del mistero del romanzo. Vogliamo seguire la vicenda, vogliamo vedere chi muore, e soprattutto vogliamo arrivare alla fine e vedere chi è il colpevole, scoprendolo dalle labbra del personaggio risolutore.

Fin qui, Il misterioso signor Quin non fa eccezione. Ma… la regola base dello whodunnit è la possibilità scientifica di tutto quanto, specie del percorso che porterà alla risoluzione. La psicologia è una scienza (Poirot e la Marple ne sono maestri) e quindi tutto bene, ma non sono ammessi trucchi soprannaturali o qualsiasi altra cosa non si possa ragionevolmente spiegare e non si riveli essere un ulteriore ingranaggio del meccanismo.
E il signor Quin è tutto fuorché questo. Compare misteriosamente e misteriosamente scompare, non si sa nulla di lui, ma nemmeno se sia un uomo. È enigmatico e misterioso quanto il suo equivalente Arlecchino della nostra Commedia dell’Arte.

Il signor Satterthwaite è un vecchietto snob che ama circondarsi di natura umana per osservarla, compiendo il suo ruolo e vocazione involontaria di perenne spettatore e mai attore della Vita. Ama le situazioni drammatiche, ha visto di tutto ormai e vorrebbe provare del piacevole brivido. E in queste occasioni Harley Quin compare. Interagisce con gli altri personaggi, quindi possiamo escludere che sia un prodotto dell’immaginazione di Satterthwaite stesso, ma è sfuggente in ogni altro senso. In genere è il burattinaio che muove le fila di una vicenda per far emergere casi non risolti e dimenticati, motore del percorso alla risoluzione che lascerà sempre soddisfatto e un po’ sconcertato il pigro Satterthwaite. Ma acquisterà anche altre connotazioni, persino, forse, quella della stessa Morte.

Perché leggere questo libro? Perché oltre a una squisita raccolta di racconti con il classico mistero da risolvere, che vorrete e cercherete di scoprire, è anche una diversione della Signora del Giallo dalle regole classiche del suo genere letterario, un qualcosa che fa storcere il naso ai puristi. Io stessa devo ancora decidere se approvi quest’opera o meno. Quello che è certo è che anche per questo è decisamente interessante da esplorare.

[La voce narrante è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che precede la recensione. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Ericucci

“Scopri chi sei, e cerca solo di non avere paura di esserlo”. Lo dicono in una commedia romantica americana degli anni Novanta, quindi deve essere proprio vero.

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