Mr. Robot - Il fight club dei nerd

Quando per la prima volta ho sentito parlare di Mr. Robot mi è stato presentato come un "vero capolavoro"; spesso quando la parola "capolavoro" viene associata a un film o serie tv, nella mia testa scatta qualche cosa, consapevole del fatto che per mesi ad ogni uscita con gli amici dovrò fare un comizio sull'ultima puntata vista, o su qualche scena che mi sono perso. Per questo motivo, quando è uscito in Italia, ho deciso di non guardarlo, così che ad ogni domanda o parere potevo rispondere: "Non lo sto seguendo"; e dopo qualche giudizio negativo tipo: "Ma come? Proprio tu non segui questa serie?" Potevamo tornare a parlare di altro.
Ai tempi lo stesso mi è successo con Lost, l'unica differenza è che tuttora Lost non l'ho visto, mentre con Mr. Robot ho deciso di fare un discorso diverso, ovvero, prenderne la giusta distanza. Infatti ho aspettato che tutti smettessero di parlare di questa serie tv, in modo tale da non essere minimamente influenzato dall'euforia generale che il web ci proponeva, e con questa presa di posizione penso di aver capito una cosa: Mr. Robot non è un capolavoro ma una furbata.

Mr. Robot è una serie statunitense thriller psicologico, drammatico, creata da Sam Esmail, la cui prima puntata in Italia è andata in onda il 3 marzo 2016, incentrata sul mondo dell'informatica, o più precisamente dell'hacking.

Elliot Anderson, interpretato da un bravissimo Rami Malek, è un giovane ingegnere informatico; lavora per una piccola società di sicurezza informatica dal nome Allsafe, dove ricopre un ruolo ben al di sotto delle proprie capacità. Al di fuori del suo lavoro Elliot nasconde un "lato oscuro": è sociopatico, depresso e dipendente dalla morfina. Il giovane ingegnere usa tutte le sue conoscenze per spiare la vita delle persone che gli stanno vicino hackerando i loro account, e tutto ciò che riesce ad apprendere lo usa a suo beneficio, puntando sulle debolezze e fragilità degli altri. Simile a uno stalker della rete, il giovane agisce anche da piccolo giustiziere, utilizzando i dati rubati.

Un giorno viene avvicinato da un gruppo anarchico di hacker attivisti che vuole distruggere l'economia mondiale dall'interno dei server, e qui le citazioni ad Anonymus si sprecano: cambia il nome, cambia la maschera, ma il collegamento è automatico. Loro sono la Fsociety e si nascondono dietro il volto del personaggio del monopoli.

Della trama non voglio raccontarvi oltre, ma comunque ci saranno molti spoiler da qui in poi.
La serie, di per se, è davvero molto fruibile e riesce nell'intento di avere un collegamento diretto con il pubblico. Tutto ciò che Elliot fa per hackerare i computer e rubare i dati sensibili delle persone, passa attraverso mail e social che tutti noi usiamo. L'accuratezza delle informazioni e la facilità  con cui il nostro protagonista riesce ad accedere agli account altrui è inquietante. Mr. Robot riesce in questo modo a descrivere alla perfezione la fragilità dei nostri sistemi e del nostro intimo; riesce a farci sentire violati, in pericolo e, oltretutto, riesce a creare una forte empatia con il protagonista; tanto fragile quanto i nostri dati custoditi in rete. La serie è sempre ben strutturata, lenta e precisa non lascia nulla al caso; degne di nota sono la fotografia, le riprese e la colonna sonora.

Allora perché Mr. Robot non è un capolavoro?

Dicendo che non è un capolavoro (termine ormai dispensato a destra e a manca) non voglio dire che non sia un bel prodotto, ma questa serie tv, che riesce alla perfezione a tenervi incollati allo schermo, negli ultimi episodi si perde in un bicchiere d'acqua, superando il citazionismo e arrivando ben oltre: la copia.

Negli ultimi episodi inizio a sentire quella sensazione di deja vu che non riesco proprio a scrollarmi di dosso. Mr. Robot infatti inizia a essere sempre più simile a Fight Club, partendo dalle giustificazioni del protagonista, al metodo in cui scopre di avere un alter ego creato per superare le proprie angosce, alle riprese, come ad esempio quando combatte contro il personaggio creato dalla sua mente e le telecamere mostrano come si autolesiona (vi ricorda qualche cosa?). La musica sul finale è la versione pianoforte di Where is My Mind? dei Pixies (usata per il finale del film) utilizzata anche nella serie The Leftovers. Lo stesso finale, con il crollo dell'economia mondiale, ricalca sia gli intenti di Tyler Durden, sia le ultime scene della pellicola di David Fincher.

Un vero peccato perché Mr.Robot non era lontano dall'essere un eccellente prodotto, ma tutte queste citazioni (se lo sono) sono talmente ridondanti che riescono ad innescare una bomba che distruggono l'intera prima stagione, rischiando di passare non per semplici rimandi ma per una vera operazione di "plagio", lasciando lo spettatore che ha fruito del film del 1999 con una sensazione di "già visto". Un vero peccato, speriamo che la seconda stagione riuscirà a far emergere il vero potenziale.

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