Nelle mani dell'etere

Quella che doveva essere una svolta epocale, l'invenzione che avrebbe liberato la massa dalle maglie dell'ignoranza, si è rivelata alla fine l'ennesima arma a disposizione del potere, della mala informazione e dell'arroganza tipica della media comune. Sto parlando di internet, del favoloso mondo online, con le sue app ed i suoi social. Certo, una rivoluzione c'è stata ed è in corso, sulle abitudini giornaliere, sugli sviluppi che la tecnologia conquista e sugli spazi che toglie alla nostra attività cerebrale; basti pensare a Google Maps quando facciamo un viaggio, che ci risparmia la fatica di guardare la segnaletica stradale, i comandi vocali che collegheranno i nostri elettrodomestici tra pochi anni, l'intelligenza artificiale e via discorrendo. Finalmente la libertà a portata di click, ognuno può scrivere, leggere e interagire secondo le proprie idee, ricercare domande e risposte per fornirsi una cultura più ampia; basta schiavismo stampato, basta alle notizie della TV, basta verità calata dall'alto. Ricordate Beppe Grillo qualche anno fa? "Siate giornalisti di voi stessi". Apriti cielo, anzi, apriti internet! Tanto che è stato coniato il detto "Chiudetegli l'internet".

Siamo passati da "l'ha detto la televisione" a "l'ho visto in internet". Insomma, non c'è speranza, ma anzi, se prima ci sembrava agghiacciante tutta la spazzatura passiva propinata dalla televisione, ora siamo riusciti ad andare addirittura oltre. È ormai risaputo (forse non da tutti evidentemente) che internet ci regala contenuti in base ai nostri gusti, alle nostre ricerche e quindi alle nostre convinzioni, grazie agli algoritmi che ci vengono in aiuto, creando e alimentando la nostra personale bolla ideologica. Succede così che alcuni "geni" creino addirittura dei magazine online di notizie false, corredate di articoli imbarazzanti (sia come contenuti che come grammatica), che l'ignorante di turno condivide in base alla foto, al video o al titolo presente in facciata, spesso anche senza leggerlo; inutile soffermarsi sulle entrate economiche di questi imprenditori 2.0 derivanti dalla circolazione di questa immondizia. Quello che la TV non ti dice! Quello che la TV non ti mostra! In realtà basterebbe andare in qualsiasi libreria per scoprire il magico mondo delle inchieste, dove centinaia di autori illustri argomentano le truffe e gli inganni più disparati al costo di dieci euro al massimo. Immagino che sia uno sforzo inutile, e infatti questa democrazia vince in scioltezza, non censura i libri perché tanto nessuno li legge; diverso è forse il sistema mediatico, ma non è questo l'articolo adatto per parlarne. Ci sono addirittura persone che non capiscono neanche le pagine fake, tipo "Gianni Morandi il Malvagio" che si indignano e commentano le trollate più strampalate, perché ormai la cultura e il senso civico e morale, non solo sono alla portata di tutti, ma il diritto alla parola sguinzaglia le "menti" più disparate, condividendo i deliri più assurdi che un tempo rimanevano tra i tavolini degli ubriaconi di periferia. Giusto per fare un esempio, avete presente Er Faina? Ecco appunto.

Chiaro che la TV possiede ancora il suo fascino, con i suoi programmi d'avanguardia come Voyager, Quinta Colonna, Le Iene; ma proprio qui esplode l'apoteosi, quando la televisione incontra le rete. Infatti il meccanismo da bar non solo ha invaso i social, ma la combinazione programmi spazzatura e internet si sta rivelando una Combo di proporzioni bibliche che pare inarrestabile. Di solito lo schema è molto semplice: il tema è una piaga sociale correlata ad arte con una serie di eventi, situazioni, abitudini o altro, che spesso non ne sono né la causa né l'effetto (insomma non ci azzeccano niente) o mischiate in modo che torni un filo logico per il messaggio da trasmettere, musica cupa e voce tragica che esordisce subito con il messaggio shock, una serie di dati che spesso non citano le fonti (o sono bislacche, tipo "lo hanno detto i programmi in Russia"), interviste a fantomatiche persone vicine al problema di turno (spesso traducendo ad hoc i loro interventi). Creare il panico, demonizzare per cavalcare il terrore mediatico, il che ovviamente ha un notevole ritorno d'immagine. Qualche esempio? Nadia Toffa che l'anno scorso è riuscita ad associare la pedo pornografia ai manga giapponesi, esordendo nel suo servizio "manga vuol dire anche cartone porno" andando a farsi una gita pagata in estremo oriente e, tra le altre, avvicinando in un locale una presunta "accompagnatrice" che secondo la loro traduzione aveva quindici anni; inutile sottolineare quanto ci abbia marciato sopra durante il servizio, la cultura, la piaga, eccetera. Peccato però che la ragazza abbia detto di averne diciannove di anni. Pazzesco. Intanto perché manga significa fumetto, poi cavalcare un finto nesso logico per associarli alla pedo pornografia è un po' eccessivo; sarebbe come non guardare più film perché ne esistono di pedo pornografici. Insomma la questione è un filino più complessa, ma intanto il danno procurato è enorme per svariati motivi, che non sono banali, intanto perché il programma Le Iene nel corso degli anni, alcune volte anche con merito, si è costruito come programma di controinformazione, quindi chi lo guarda è realmente convinto di informarsi; ora, se un genitore non conosce il mondo dei manga, dopo aver visto il servizio, porterebbe suo figlio in una fumetteria? Questa è praticamente induzione all'ignoranza, e altro che contro informazione.

Lo trovo gravissimo e alquanto squallido. L'ultimo caso più eclatante riguarda il servizio di Matteo Viviani delle Iene sulla Blue Whale, il fantomatico gioco nato in Russia in cui i ragazzini si suiciderebbero seguendo un macabro percorso fatto di cinquanta regole. Il panico ha letteralmente invaso le case dei genitori, per giorni non si è parlato d'altro, con psicologi e insegnanti presi d'assalto dall'isteria generale. D'altronde lo ha detto la tele, lo hanno detto Le Iene e tanto basta per azzerare il senso critico e qualsiasi relazione di pensiero. Ma siamo davvero sicuri di voler delegare le nostre opinioni ad altri? A quanto pare sembra proprio di sì, ma anche volendo rimanere pigri di intelletto, basterebbe lasciare sempre attivo il beneficio del dubbio, soprattutto sulle notizie che abbracciano le nostre ideologie e convinzioni più profonde, per scoprire che forse le questioni sono ben più complesse di come ci vengono presentate e talvolta sono addirittura delle bufale pazzesche. Tenetevi forte quindi, anche Le Iene, volontariamente o meno, non è dato saperlo (!), sbagliano e diffondono spazzatura con tutta la forza che un programma decennale, fresco e moderno è in grado di sprigionare su ogni possibile piattaforma. Volete degli esempi? Basterebbe andare alla ricerca dei video che lo stesso Viviani ci presenta, per scoprire che in realtà sono stati girati alcuni in Cina, altri in Ucraina, uno è addirittura un fake famoso, alcuni vecchi anche di qualche anno e che, sì che si tratta di suicidi, ma le dinamiche sono ben diverse e non sono ragazzini che giocano alla Blue Whale, bisognerebbe semplicemente vederli senza tagli dall'inizio alla fine. Ma non vi preoccupate, vi risparmio la fatica della ricerca e se volete scoprire la bufala montata non vi resta che guardare qui e qui.
Direte che bisognerebbe fare la stessa cosa con loro e approfondire, perché magari vogliono cavalcare l'eco per acchiappare più pubblico. Esatto! Questa è la strada giusta. Comunque mi spiace deludervi, questa della Blue Whale sembra proprio una cazzata, ma avremo modo di parlarne a breve.

Un caro saluto, io ho fame e vado a mangiarmi una bufala.

Leave a reply

*