Nevernight - Mai dimenticare - Recensione (SPOILER FREE)

Mai dimenticare o Libro primo degli accadimenti di Illuminotte è il primo volume della trilogia di Nevernight. Scritta dall'autore australiano Jay Kristoff e uscita in Italia nel 2019, è una saga che ha fatto molto parlare di sé. Innanzitutto viene, a mio avviso a ragione, etichettata come un fantasy per adulti. Questa classificazione deriva dal fatto che nei libri sono presenti scene di sesso esplicito, scene estremamente violente e splatter, e viene usato un linguaggio estremamente volgare. Queste caratteristiche fanno sì che, oltre a non essere adatto ad un pubblico di lettori molto giovani, questi volumi possano turbare anche numerosi lettori adulti. Le scene erotiche sono descritte fin nei minimi dettagli e nulla viene lasciato all'immaginazione così come le scene di violenza che talvolta vengono rappresentate in maniera così iperbolica da diventare grottesche. Inoltre questa stessa violenza spesso risulta anche conturbante: a prescindere dall'elemento splatter che non sempre è presente, vengono mostrati episodi che non faticano a risvegliare inquietudini e che facilmente suscitano stati d'animo fortemente emozionali. Insomma, la saga di Nevernight non è per tutti.

Immaginate di prendere Hogwarts, metterci dentro i personaggi di Battle Royale e coronare il tutto con una Beatrix Kiddo decisamente arrabbiata: mescolate bene e avrete la trama di Mai dimenticare.

 

 

WORLDBUILDING

La vicenda si svolge nella Repubblica di Itreya, un luogo immaginario in cui tre soli illuminano costantemente la terra. Questi tre soli hanno colori diversi e vengono considerati dalla popolazione una vera e propria divinità. Alternandosi nel cielo fanno sì che sulla terra non scenda mai la notte come la concepiamo noi. Le giornate, chiamate cambi, si dividono infatti in ore di soliluce e illuminotti, cioè le ore in cui le attività si fermano e le persone dormono nonostante l'oscurità non cali mai completamente. A causa di questo fenomeno l'oscurità, chiamata verobuio, cala solo una volta ogni due anni e mezzo, quando tutti e tre i soli tramontano al di sotto dell'orizzonte. Al contrario la veraluce si ha quando tutti e tre i soli sono in alto nel cielo.

La Repubblica di Itreya è un continente molto vasto e dunque sia il territorio che la cultura sono molto variegati: si passa da zone desertiche e inospitali praticamente disabitate a città mercantili stanziate sulla costa, fino ad arrivare a enormi metropoli. Dalle descrizioni che ci fornisce l'autore possiamo immaginarci Itreya, sia a livello di usi e costumi sia a livello di epoca in cui si svolge la vicenda, molto simile all'Impero Romano.

 

La mappa della Repubblica di Itreya

 

PERSONAGGI E TRAMA

La protagonista è Mia Corvere, una ragazza della nobiltà di Godsgrave, che in tenera età è costretta ad assistere all'impiccagione del padre considerato un traditore della patria. Godsgrave infatti è una città della Repubblica di Itreya e il padre di Mia, Darius Corvere, è stato scoperto tramare contro la repubblica nel tentativo di instaurare nuovamente la monarchia. La madre di Mia, Alinne, e il suo fratellino Jonnen vengono gettati in carcere e alcuni soldati tentano di uccidere Mia che però riesce a fuggire. La famiglia Corvere cade quindi in disgrazia e da quel momento la vita di Mia cambierà radicalmente: la nostra protagonista giura infatti di vendicare suo padre e liberare Alinne e Jonnen, e come la Beatrix Kiddo di Tarantino stila la sua lista di persone da eliminare: il console Julius Scaeva, il tribuno Marcus Remus e il cardinale Francesco Duomo.

L'elemento fantasy entra in gioco fin dalle prime pagine: Mia infatti si accorge di avere dei poteri che la gran parte delle persone non ha. Si rende conto di poter manipolare le ombre in maniera bizzarra e fargli fare cose fuori dal comune. Inoltre, fin da quando suo padre è stato giustiziato, Mia è in compagnia di un famiglio con le sembianze di un gatto parlante fatto di ombre: una sorta di Grillo Parlante impertinente e molto meno coscienzioso rispetto a quello di Pinocchio. Il gatto, che verrà battezzato Messer Cortese, ha uno strano potere: si nutre letteralmente delle paure di Mia. Per questo la nostra protagonista non ha praticamente mai provato questa emozione e risulta nei suoi comportamenti avventata e pressoché incosciente proprio perché non è mai frenata dal terrore.

 

Messer Cortese

 

Dopo essere rimasta sola e avere giurato vendetta, Mia viene presa sotto l'ala protettrice di Mercurio, un vecchio burbero eccellente nell'arte della spada. Avendo appreso tutto quello che poteva apprendere dal suo maestro, Mia si rende conto che per poter riuscire ad uccidere le tre persone più importanti della Repubblica ha bisogno di un ben più rigido addestramento. Da qui la decisione di entrare a far parte della Chiesa Rossa, una sorta di setta religiosa dedita all'omicidio in cui militano i più grandi assassini del continente. Il primo volume di Nevernight sarà proprio dedicato al periodo di Mia all'interno della Chiesa, che si configura proprio come una scuola. Gli insegnanti sono provetti assassini, ognuno specializzato in una modalità diversa, dal combattimento corpo a corpo, all'avvelenamento passando per la seduzione a fini di spionaggio ed estorsione. Come in ogni scuola ci sono delle prove da superare e gli alunni, in questo caso gli accoliti, sono tutt'altro che brave persone. Ovviamente tra questi si instaureranno varie dinamiche quali alleanze, conflitti e non mancherà l'elemento romantico. Ma qui mi devo fermare per non anticiparvi nulla.

Purtroppo l'unica psicologia che viene realmente approfondita è quella di Mia. Gli altri personaggi sono funzionali e di contorno a quella che è la protagonista principale e quindi non vengono delineati così accuratamente, cosa che invece mi sarebbe piaciuta vedere. Inoltre le prime morti sono proprio di personaggi a malapena nominati e che meno hanno interagito con Mia. Che sia un caso? Per fortuna i colpi di scena in seguito non mancheranno.

Come avrete notato, a parte qualche dettaglio, la trama non sembra tra le più innovative e molti elementi sanno di già sentito. Tuttavia sento doveroso spezzare una lancia a favore di questo libro. Innanzitutto quella che descrivo è la situazione di partenza. Scorre piuttosto lineare solo perché vengono gettate le basi per lo svolgimento. I dubbi infatti iniziano ad emergere poco dopo e la trama si infittisce. Perché Mia può governare le ombre? E chi è veramente Messer Cortese? Perché hanno tentato di ucciderla mentre si sono limitati ad incarcerare sua madre e suo fratello? Inoltre, come si può ormai immaginare dati i poteri di Mia e del suo famiglio, l'ambientazione con tre soli acquisterà sempre più importanza con lo svilupparsi della vicenda.

STILE E RITMO

Lo stile che utilizza Kristoff per narrare la vicenda è assolutamente meraviglioso. Le descrizioni che fa sono dettagliatissime ma mai eccessivamente lunghe. Usa moltissimo le metafore e le similitudini permettendo al lettore di immaginare chiaramente la situazione e il suo lessico è ricchissimo, pomposo. La sua prosa risulta per questo completamente immersiva e il lettore viene calato dentro alle scene senza che neppure debba sforzarsi. Poche altre volte mi sono sentito così astratto dal mondo esterno e immerso nella narrazione, ve lo confesso. Il suo stile è stato definito barocco e credo che sia proprio il termine che meglio racchiude tutte le caratteristiche dello stile di Kristoff.

Un'altra caratteristica peculiare dello stile di questo autore è l'ironia. Questa impregna tutti i volumi ed è presente soprattutto nelle note a piè pagina. Di queste parlerò tra poco. L'ironia è quasi sempre macabra o scabrosa. Ma è proprio questo contrasto tra situazione colma di tensione e battuta quasi fuori luogo che mi ha fatto ridere veramente di gusto. C'è molto cinismo nelle battute e fanno ridere proprio perché politicamente scorrette. Inoltre l'autore fa anche molta autoironia, denigrando "l'autore del libro", cosa che mi ha fatto letteralmente scompisciare.

Per quanto riguarda invece le note a piè pagina si può dire che siano croce e delizia per i lettori. Le note sono spesso molto lunghe, a volte anche più del resto del testo nella pagina. E sono molto frequenti. Costituiscono per la maggior parte approfondimenti attraverso le quali si comprende meglio come funzionino le cose a Itreya o perché alcune cose siano proprio così. Se da un lato sono molto interessanti e permettono di capire meglio la società di cui si parla, dall'altro rompono il ritmo della lettura e dirottano l'attenzione del lettore. Tuttavia è proprio in queste note che vengono raccontati gli aneddoti esilaranti di cui sopra e in cui si sprecano le battute. Io personalmente le ho adorate.

Il ritmo è un po' come la trama: parte lento e rilassato per poi toccare vette. Kristoff ha bisogno di creare un mondo estremamente particolare e dettagliato e per farlo si prende tutto il tempo necessario. La sua prosa però rende piacevoli anche le parti in cui non succede nulla di eclatante e credo che questo sia un suo grande pregio: l'autore non ha bisogno di mantenere costantemente alta l'adrenalina del lettore poiché riesce a compiacerlo col suo stile. Inoltre il ritmo diventa sempre più incalzante passando attraverso azione, colpi di scena e il cliffhanger finale. Il risultato è un volume estremamente godibile, incalzante e appassionante. Se trovate che le note spezzino troppo il ritmo e siete disposti a rinunciare alle risate potete tranquillamente saltarle: non sono infatti fondamentali ai fini dello svolgimento della trama.

 

Il corvo, simbolo della famiglia di Mia

 

TEMATICHE

Le tematiche che emergono sono molte, ma non sono affrontate tutte allo stesso modo. Ovviamente essendo un romanzo più che essere analizzate vengono mostrate. In primis abbiamo a che fare con il tema della vendetta. Fin dall'inizio si prova una sensazione strana di contraddizione: Darius Corvere infatti vuole rovesciare la Repubblica, che è l'emblema della libertà, a favore della monarchia che da sempre identifichiamo come controparte negativa. La vendetta di Mia quindi ci sembra muovere da motivi emotivi legati all'affetto verso il padre, ma non del tutto "giustificata". In seguito si percepirà quanto la Repubblica in realtà sia corrotta e questo ci porta a supportare Mia. Ma poi la questione si complica ulteriormente. Ciò che emerge di interessante è proprio questo altalenarsi di opinioni su cosa sia giusto o sbagliato. A seconda dei dettagli che ci vengono svelati infatti percepiamo le azioni di Mia come "giustificate" o meno. Questa ambivalenza è tipica del genere grimdark di cui la saga fa parte. Il fantasy grimdark infatti inscena sempre vicende scabrose e di dubbia moralità, in cui il bene e il male non sono separati da una linea netta.

Al tema della vendetta si lega dunque quello della moralità. Mia all'inizio del libro ci viene presentata come un mostro senza cuore, disposta a tutto per raggiungere i propri obiettivi. In realtà poi, analizzando i suoi comportamenti, è facile notare i suoi saldi principi morali che ne orientano la condotta, rendendola molto umana. Le sue azioni sono mosse principalmente dall'amore nei confronti della famiglia. Mia era estremamente attaccata in primis a suo padre e poi alla madre e al fratello. Per tutta la saga il tema della famiglia sarà potentissimo e si declinerà tra quella di sangue, quella elettiva e voglia di costruirne una nuova per sé.

Un altro tema cardine è quello della paura. Come abbiamo visto Mia, grazie a Messer Cortese, non conosce la paura. Lei è molto soddisfatta di questo status e usufruisce dei servigi del gatto senza remore. Messer Cortese invece, fin dal primo libro e proseguendo nei successivi, si interroga costantemente se questa sua attività porti a Mia dei vantaggi o se la stia mettendo in pericolo. Non avendo tale freno emotivo, Mia assume spesso atteggiamenti scriteriati, impulsivi e avventati. Il confine tra coraggio e imprudenza svanisce e il famiglio è molto preoccupato per questo poiché è veramente affezionato a Mia e vorrebbe prendersene cura. Messer Cortese si fa quindi portavoce della corrente di pensiero per cui tutte le emozioni sono necessarie anche quando sgradevoli, e che non si possa fare a meno di esse ai fini della sopravvivenza e della salvaguardia di se stessi.

L'ultimo tema di cui vorrei parlare è quello religioso. Nel libro non si affronta propriamente una crisi da parte di Mia a proposito delle divinità. Fin dall'inizio si dichiara atea e considera la religione una semplice superstizione. La questione però si evolve e Mia è costretta a notare come alcuni fatti non possono essere spiegati semplicemente attraverso le conoscenze scientifiche e magiche di cui dispone. E dunque dovrà raffrontarsi con ciò pensava non esistesse. Come per le altre tematiche nel primo volume questo discorso prende forma, ma viene sviscerato solo nei tomi successivi.

CONCLUSIONI

Il bilancio complessivo è estremamente positivo. Mai dimenticare è uno dei più bei fantasy che io abbia letto negli ultimi tempi. Bisogna solo dargli il tempo di carburare. Ma come dicevo nell'attesa si gode di uno stile di scrittura a mio avviso eccellente e vi assicuro che anche la trama che di primo acchito potrebbe sembrare banale e troppo lineare, saprà farvi saltare sulla sedia al momento opportuno.

 

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