No, no! Non te lo do! Il cellulare no! No! Scordatelooo!!!

L'intolleranza è una piaga che ci perseguita sin dall'antichità, e le sue forme sinuose e sempliciotte infestano le menti della massa che le abbraccia urlando in silenzio. Esattamente come avviene nei social network, e più precisamente, su Facebook, che sta diventando una discarica culturale a mente chiusa. La memoria collettiva è talmente inesistente, che non basterebbe una settimana di articoli per tentare di ricreare, passo dopo passo, tutte le tematiche e le sfaccettature, che hanno portato popoli geograficamente e culturalmente lontani, ad incontrarsi e scontrarsi nel corso dei secoli. Direte voi, si studia già a scuola; bene, allora perché esiste ancora questo malessere che serpeggia tra i diversi strati sociali, mangiandoci anche il più elementare senso di logica? A scuola, che io ricordi, insegnano anche la tipica frase: "La tua libertà finisce dove inizia quella dell'altro". Apriti dibattito! Pare esista sempre un motivo valido per contrapporci a qualcuno, che sia un popolo, un’etnia o una religione diversa, e spesso ciò coincide con la repressione dei diritti più elementari, fino allo sterminio di massa nei casi più comuni. Vale per ogni popolo, in ogni latitudine e per le maggiori religioni monoteiste; è attualità. Oggi come oggi, però, trovo il fenomeno ancora più sconvolgente, e mi chiedo come sia possibile farci prendere in giro in questo modo, con tutte le possibilità che abbiamo in più, rispetto anche solo a trent’anni fa, di poter accedere in modo semplice in tutti i meandri del buon giornalismo e della cultura in generale. Ah Internet! Siamo così idioti e ignoranti, che commentiamo i link della Madonna con un "amen", ci raccogliamo in gruppi di preghiera, commentiamo sdegnati gli articoli di "Lercio" o del "Corriere del Corsaro", non sappiamo dove vanno le h, come mettere i puntini di sospensione, le virgole, le maiuscole, figuriamoci coniugare i verbi! Questa desolazione cerebrale si autoalimenta, grazie agli algoritmi che regolano il mondo virtuale, e succede che bufale diventino reali: "Tanto anche se è una bufala, sicuramente sarà successo da qualche parte o può comunque essere veritiera". Sappiamo che non sono casi isolati, non riguarda i soli sempliciotti che non hanno voluto studiare e che quindi avrebbero un alibi (per quanto io ritengo che essere ignoranti nel 2016 non solo sia una colpa, ma anche un atto irresponsabile), ma il fenomeno ormai abbraccia anche chi ha proseguito gli studi fino a raggiungere la laurea.

Questa lunga premessa non è per scartavetrarvi i gabbassisi su una possibile ricostruzione storica o filosofica riguardo il razzismo o chissà cosa (non ne ho le competenze e poi basterebbe seguire Nastorix), ma per condividere un fatto imbarazzante che ha per protagonista un post dell'associazione "Como senza frontiere", che si occupa di aiutare queste persone. Persone. Ripeti con me: persone. Le persone esistono, sono i clandestini ad essere una vostra invenzione e non può essere un reato essere una persona lontana centinaia di km da casa propria solo perché lo hanno deciso dei farabutti in giacca e cravatta.

Di seguito alcuni commenti al post (cliccare le immagini per ingrandire)

I sani di mente rimangono basiti di fronte a tanta violenza verbale, i più giustificano con le solite frasi fatte del "Quando c'era Lvi" "Siamo emarginati a casa nostra" e via discorrendo. Quello che mi preoccupa è proprio questo, cioè quelle che vengono definite "brave persone" che nascondono una ferocia repressa che potrebbe esplodere da un momento all'altro. Basta rispettare le leggi per essere realmente una brava persona? Basta andare in Chiesa per essere un bravo cristiano? Basta andare in un qualsiasi altro luogo di culto per essere vicini a qualsivoglia Dio? Parlo da non credente, quindi non solo trovo umiliante una retorica che debba dirmi cosa è giusto o sbagliato, ma trovo ancora più ridicole le divergenze tra religioni e poveracci. E mentre qualcuno aizza o reprime le masse, crogiolandosi sui propri privilegi, i popoli si affamano, vengono trucidati e mossi gli uni contro gli altri; noi italiani siamo nella posizione di migranti verso i Paesi "amici" e ospitanti di persone disperate, ammassate come bestie in un limbo burocratico. Secondo me ogni essere umano deve essere libero di andare dove gli pare, e deve avere la possibilità di scegliere se restare a casa propria o partire; immagino l'entusiasmo di poter morire nel Mediterraneo in quei barconi, con la responsabilità di bimbi piccoli, o di altri compagni in difficoltà, senza sapere cosa li aspetta e con l'incertezza del domani, armati di speranza e voglia di vivere. Le gite del nuovo millennio.

Indignarsi perché servono cellulari è a dir poco avvilente per una serie infinita di motivi, ma atteniamoci strettamente alla logica e sveliamo la stupidità dei razzisti di oggi.

Pensiamo prima ai terremotati! Come se aiutare gli uni togliesse disgrazia agli altri; poi come si possono mischiare le emergenze? Probabilmente i terremotati hanno bisogno di ben altro oltre i cellulari.

Terminato un lungo viaggio tu che fai? Chiami a casa! Ora mettiti nei panni di uno salvo per miracolo, in un altro continente (il che praticamente significa essere catapultati su Marte) e cerca di indignarti. Se ci riesci, auguri.

Altro motivo per cui servono cellulari è per organizzarsi a USCIRE dall'Italia, in quanto la maggior parte di questi ragazzi vogliono andare in Germania o in Svizzera, dove hanno già amici e parenti. Se sei un razzista che li vuole "fuori dai coglioni", dagli un cellulare!

Il quarto motivo logico è legato alla loro condizione di clandestini ed al loro stato di fermo forzato, essendo privi di documenti; dato che grazie alla burocrazia non possono spostarsi liberamente oltre confine, e sono in attesa di carte e scartoffie, l'unico modo che hanno per comunicare con questura e avvocati è proprio il cellulare.

Il cellulare è diventato ormai un simbolo di benessere, con tutte le versioni fighe e i debiti rateizzati per fare selfie e condividerli sui social; noi, tutti fighi, felici, splendenti e sempre più cool. Che si fottano i negri! Beata la vostra ignoranza. Peccato che noi però dobbiamo subirla, con la paura di trovarsi tra chissà quanti fuochi nemici in casa nostra. No, non in Italia, nel mondo.

Questo malessere strisciante, deviato e subdolamente alimentato è stato l'anticamera delle leggi razziali, dei campi di concentramento e delle camere a gas. Francamente ne farei volentieri a meno.

Nella prossima puntata ci addentreremo nel magico mondo dei clandestini di Como, attraverso le loro storie e la loro vita nel Campo Governativo allestito in città.

 

[Illustrazione di Luis Quiles (Gunsmithcat)]

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