“Non c’è più religione”

Alessandro Gassmann è un nobile e raro esempio di figlio d’Arte: l’aver avuto come genitore l’immenso Vittorio - gigante dello Spettacolo italiano della seconda metà del XX Secolo - non costituisce per lui un termine negativo di paragone. Anzi, egli ha saputo costruirsi un fior di carriera, tale da mostrare le molteplici capacità interpretative su più fronti: senza dubbio è un grande attore teatrale, in grado di porre  la propria versatilità anche al servizio del cinema e della televisione. Sono davvero pochi i casi dei figli d’Arte capaci di camminare con le proprie gambe e di onorare il proprio cognome: mi vengono in mente, ad esempio, il compianto Luca De Filippo (figlio di Eduardo) e Luigi De Filippo (figlio di Peppino). Comunque, proprio per questo motivo, vado sempre con piacere a vedere le pellicole di cui è protagonista.

L’ultima commedia di Luca Miniero non è da sottovalutare, perché al di là del tono semiserio, è l’occasione per vedere rappresentata metaforicamente la realtà dei nostri tempi. Ogni anno nella piccola isola di Porto Buio viene realizzato un presepe vivente in occasione del Natale; poiché il tradizionale interprete del bambino Gesù è divenuto adolescente con tanto di brufoli e peluria, risulta necessario trovare un sostituto. Nell’isola, però, la natalità è a zero e da un pezzo non vengono al mondo neonati: pur di non infrangere la tradizione, il neo sindaco propone di ricorrere ad un bambino tunisino, la cui comunità vive anch’essa a Porto Buio. Suor Marta, però, si mostra del tutto contraria all’idea, interpretandola come una vera e propria profanazione. Tra loro si inserisce Bilal, il cui nome vero è Marietto, un italiano convertito all'Islam, guida dei tunisini. Così, i tre si ritroveranno l’uno contro l'altro, per saldare i conti con il proprio passato, utilizzando l’alibi della religione.

Luca Miniero, di cui abbiamo apprezzato “Benvenuti al Sud” (2010), “Benvenuti al Nord” (2012) e “Un boss in salotto” (2014), è un regista e sceneggiatore capace di trattare temi importanti con il sorriso, al fine di lasciare uno spunto di meditazione negli spettatori: nei 90 minuti della pellicola, infatti, egli affronta la tolleranza, la comprensione, la crisi della natalità e l'amicizia; proprio una didascalia, nell’aprire i titoli di testa, ricorda che in Italia c’è la più bassa natalità d'Europa! Il contesto paradossale della vicenda contribuisce al mantenimento di un tono sempre leggero, garbato e quasi poetico, persino quando si ride grazie alla scena dello zainetto-bomba. Bellissimo lo scenario offerto dalle Isole Tremiti. Su Gassmann già ho scritto, bravi Claudio Bisio nei panni del Sindaco ed Angela Finocchiaro in quelli della Monaca.

Se devo proprio trovare un difetto, lo individuerei nel finale: io lo preferisco pungente o forte come un pugno nello stomaco (i grandi Maestri della Commedia all’italiana ci hanno lasciato autentici capolavori in questo senso), piuttosto che rosa.

Consigliato: a chi gradisce vedere un film di Natale, privo di banalità e di sapori precotti. Voto: 6,5.

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