O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao.

Vorrei essere nata nel'42, per vivere la Seconda Guerra Mondiale. Sui libri ci sono pagine e pagine, io volevo viverla per davvero, poi essendo donna non avrei nemmeno dovuto fare il militare”.

Alice, 18 anni. Miss Italia 2015. 

Io miss Italia non l'ho visto, generalmente mi rifiuto di appoggiare, anche solo mediaticamente, fenomeni in cui il corpo femminile viene usato come veicolo di significati. Inoltre sono da sempre convinta che i corpi in cui bellezza e cervello riescano a convivere pacificamente siano sempre più oggetto della selezione naturale, pertanto ho avuto di meglio da fare che guardare gallinelle scendere da una scala.

Ho avuto di meglio da fare anche ieri, siccome nel mio pool genico domina la componente cervello: ero infatti al lavoro e non ho avuto tempo di leggere nulla fino alle 19:00, orario in cui ho intercettato il video con la dichiarazione sopra citata. La mia reazione istintiva è stata quella che avranno avuto molti di voi: ho pensato ai miei nonni. Ho chiamato i due che ancora resistono, li ho salutati nonostante la loro demenza incalzante, e mi sono messa a riflettere.

Molte persone hanno già ampiamente criticato la Sabatini facendosi portavoce di tutte quelle donne che in quegli anni ricoprivano ruoli all'interno della Resistenza (di rimando il primo vero post di denuncia su Facebook scritto da Sara Freddini e la pagina di Wikipedia a loro dedicata che è sicuramente riassuntiva ma molto utile per avere un quadro generale.) Inoltre mi sento di consigliare (non solo alla Sabatini) di scaricarsi il libro "La Resistenza e le donne ", a cura del Centro Studi Ettore Luccini e scaricabile gratuitamente in pdf.

Quello che voglio ottenere scrivendo questo articolo però è la vostra partecipazione e il vostro diretto intervento. 

Siccome già la scorsa settimana ho toccato il tema della memoria, richiamo in modo autorevole la questione proprio sperando in un vostro intervento diretto, nel condividere questo articolo raccontando la vostra storia sui social network, inserendo le vostre immagini e facendo sentire la voce di quel popolo che ha mantenuto la ragione.
Vi pregherei anche di utilizzare l'hashtag #unlungoinverno 1 per condividere tutte le vostre storie. 

Durante le telefonate di ieri sera ai nonni sono riuscita ad avere qualche aneddoto in merito, che riporto di seguito, un po' per aprire le danze e i vostri racconti.

Avevo dieci anni nel '42 e siccome mio fratello maggiore era disertore siamo scappati in Liguria sulle prealpi, sul colle di Cadibona. Siccome ero piccolo mi facevano fare la staffetta, a scuola mica ci andavo: lavoravo negli orti o raccoglievo la frutta. Mi ricordo che nascondevamo i coltelli che riuscivamo a rubare sotto dei sassi, così potevamo catturare i gatti e mangiarceli. Tua nonna era stata più fortunata: siccome il bisnonno lavorava alla ferrovia anche lei si era trasferita ma non doveva andare a lavorare e badava alla casa come le sue sorelle, erano considerate ricche per quei tempi perchè lo Stato fascista ai ferrovieri li trattava bene”.

Adriano, 83 anni. Il pomeriggio va a giocare a scopa al circolo di paese ma prima passa sempre dal cimitero per un saluto alla nonna. 

Eh ma che mi chiedi, mi ricordo che quando suonava la sirena bisognava andar su tutti in montagna o se eravamo in classe giù tutti nella cantina. Però qui non bombardavano mai. Mia mamma faceva la casalinga, avevamo la tessera alimentare ma ricordo che il riso e il pane erano sempre pieni di camole che galleggiavano nel brodo. Mio papà Virgilio, avendo già 40 anni, non fu chiamato alla leva, lavorava in fabbrica, e andava spesso in treno fino a Brescia per comprare la farina gialla di contrabbando. Alle volte le SS salivano sul treno, perquisivano e capitava che arrestassero qualcuno ma a lui non è mai capitato. Per i vestiti ce li passavamo. Noi eravamo fortunati perché una zia di mio papà ci mandava vestiti usati dall'America.  Di tuo nonno ricordo poco, andava a scuola e sua madre era casalinga. Il tuo bisnonno Fortunato invece aveva fatto la guerra del '15-'18 e siccome gli era scoppiata una bomba in mano e gli mancavano le dita era invalido di guerra e continuava a fare il falegname, aiutato da tuo nonno. Nella nostra zona (Lecco città n.d.r.) non ce la passavamo malissimo per via della produzione di munizioni."

Carla, 82 anni. Il pomeriggio invita le amiche per giocare a burraco e si lamenta dei dolori alle ossa. 

 

Io in primis, e tutta la redazione di Nastorix vi invita a condividere questo articolo raccontando le vostre storie, raccontandoci da dove venite, chi siete, come i vostri parenti hanno vissuto davvero il periodo della Seconda Guerra Mondiale.

Raccontare per non dimenticare, parlare per rimanere liberi.

1 Ispirato da "Il partigiano Johnny" di Beppe Fenoglio, Einaudi, 2005.

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