Olly la voce dei The Fire

Il giovedì sera, spesso, non è un giorno “adatto” a un evento importante, ma questa volta non possiamo che cambiare opinione. Nevica e la Birreria Peppo (Colle Brianza) non è facile da raggiungere con questo tempo, essendo ubicata sul cucuzzolo di uno dei monti che circondano Lecco. Il motivo del nostro viaggio è il concerto acustico dei The Fire e la possibilità di incontrare Olly, artista eclettico e musicista dalle mille sfaccettature.

Il locale è qualcosa di surreale, siamo catapultati in un altro periodo storico: l’interno è completamente in legno, una stufa scalda i due ambienti, colorando di rosso antico tutto il bar.

Siamo in anticipo, Olly è sul palco ad accordare la sua chitarra e abbiamo tempo per prendere una birra, o meglio per scegliere una birra; infatti lo staff ci porta la lista, un librone dalla copertina in legno inciso con centinaia di nomi delle migliori marche del mondo che si dividono tra una gran quantità di spine e il restante in bottiglie. Possiamo capire già da subito qual è la mentalità del posto dove la parola d’ordine è eccellenza: eccellenza della qualità del servizio, eccellenza della qualità delle birre, eccellenza della qualità della musica proposta.

Prima del concerto ho anche la possibilità di dare un'occhiata alla cantina che è una vera "biblioteca" di bottiglie, di colori diversi, paesi diversi, sapori, odori, il tutto catalogato minuziosamente. Siamo nel paradiso del luppolo.

Torno a sedermi con gli altri e il concerto sta per iniziare, ma per far capire chi abbiamo davanti è giusto spendere due righe sul nostro protagonista: Olly è veramente un personaggio dedito alla musica, il suo marchio di fabbrica è il cambiamento, a differenza di molti artisti che fanno della propria “ripetitività” un punto di forza. Lo abbiamo conosciuto con il suo gruppo Shandon, che negli anni 90 fino a buona parte degli anni 2000, ha cavalcato il successo in un periodo dove il crossover e il nu metal non lasciava spazio al punk; eppure è stato tra i gruppi più influenti d’Italia in quel periodo e hanno dimostrato che una caparbia capacità musicale, e una buona dose di innovazione possono essere il motore per affermarsi nel difficile stato a forma di stivale. I fiati si amalgamavano perfettamente allo scanzonato levare del ritmo ska, la sua voce tanto melodica e tanto potente si sposava anch’essa alla perfezione con le sonorità distorte, il clima che si formava intorno al loro stile era ironico e divertente, in un periodo in cui anche Mtv trasmetteva quasi esclusivamente musica rabbiosa.

Nel 2005 Olly abbandona il kilt, indumento ormai diventato la divisa degli Shandon, per mettersi la camicia e i reggimanica. Un altro genere musicale lo ha chiamato per dare voce allo swing italiano: i The Good Fellas, l’amalgama è spettacolare, seppur di estrazione musicali diversa il cantante si dimostra un esperto conoscitore di questo mondo jazz (“It don’t mean a thing if it ain’t got that swing”). L’anno seguente lo vediamo protagonista del gruppo alternative rock dalle sonorità crude, i The Fire, nati tra l’Olanda e la Germania nel tentativo di costruire una band che si distaccasse completamente dai loro progetti precedenti (la sezione strumentale sono gli ex Madbones). Nel 2006 vediamo alla luce il loro disco Loverdrive, che li porta in tournée in Italia con date alternate nel resto dell’Europa con cui condividono il palco con pietre miliari del rock quali: Iggy Pop and The Stooges, Alice Cooper, Deep Purple e molti altri.

Possiamo accontentarci? Direi di no, perché la sua carriera trasformista non è finita e Olly partecipa attivamente al progetto Rezophonic di Mario Riso. L’intento del progetto e di unire i personaggi musicali più talentuosi «Per offrire da bere a chi ha VERAMENTE sete» (slogan del progetto), in poche parole per costruire impianti idrici e altro in Africa.

Per finire Olly è anche un importante produttore musicale e ha suonato, oltre che con i gruppi già citati, con Crummy Stuff e Furious Party.

Il concerto ha inizio, il locale è pieno anche se il tempo non permette a tutti di raggiungere il pub. Olly è da solo ma la sua voce riesce a riempire la stanza, accompagnata dai riff della chitarra acustica suonata sempre da lui. Ogni canzone ha bisogno di una presentazione, un piccolo aneddoto che fa da intro; ci viene raccontato delle casette degli scout in Olanda, del “fattore X”, di una regista che inventa neologismi ed altre curiosità. Il locale si scalda di quel calore umano tipico del connubio di un clima formato da buona compagnia, buona musica e buon bere. Ascoltiamo My Fenestration, Suicide Girl, Abracadabra e, per i più nostalgici, anche My Friends del gruppo d’origine Shandon. Non si può davvero volere di più.

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