La fede e la ragione: Padre Massimiliano Maria Kolbe

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

La nuova frontiera del collasso mediatico ha il sapore del Family Day, il degrado morale muta le nostre coscienze che imperterrite si fermano a scrutare fondi di bottiglia e uomini deformi dall'angolo del nostro tavolino. La signora Gradisca, raggiante nel suo ritorno bohémien, aggiorna la propria biografia ai passanti del bancone. Eppure qualcosa in lei sfugge alla mia comprensione. Sarà che non mi caga? Va beh, ormai la questione è un'altra, come riporta un parroco che viene ogni tanto in visita cordiale, con l'intento forse di redimerci:" La libertà passa attraverso la voce di Cristo, che con il suo sacrificio si è fatto uomo per assolvere i nostri peccati. Ma la libertà, l'amore, va nutrito, va sperimentato certo, ma sempre secondo l'ordine del creato, la parola di Dio, che ci insegna l'amore tra l'uomo e la donna attraverso il matrimonio. Avete visto questa pietra, anche stando nell'acqua all'interno è rimasta completamente asciutta. Ciò è successo per secoli in Europa, il Cristianesimo non è penetrato nella gente". Dick, ciondolando si avvicina con fare curioso: "È cosa mai sarà questo Cristianesimo? Cristo che redime il popolo giudaico? Le torture a Castel Sant'Angelo? O forse i Patti Lateranensi, o la negazione dei contraccettivi in popolazioni afflitti dall'HIV? Le eresie forse? O la negazione del potere per sconfiggere gli oppressi con la gioia e la fede del tuo Dio? O l'amore che crea? Noi siamo zucconi con poco sale, piccoli eroi nelle occasioni perse. Certo. Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me che cos'è la libertà!" Caro Dick, ancora una volta nel suo apparente delirio tocca i tasti giusti. Piccoli eroi, solo l'amore crea, parola di padre Massimiliano Maria Kolbe.

Nasce l'8 gennaio del 1894 in Polonia da una famiglia cattolica di umili origini, che lo battezzano col nome di Raimondo. Sin dalla tenera età matura in lui la vocazione che lo porta a studiare dai francescani, dove mette l'abito assumendo il nome di Massimiliano. Particolarmente portato per il lavoro, dedito allo studio, padre Massimiliano si trasferisce a Roma per proseguire i suoi studi. In Italia apprende gli studi legati alla scienza ed alla matematica,  oltre a quelli classici, filosofici e teologici; si laurea in Filosofia e Teologia e nel frattempo diventa sacerdote. Sono gli anni in cui cresce in lui il culto per la Madonna, in particolare dell' Immacolata Concezione, tanto da creare la nota "Milizia di Maria Immacolata" che tanti fedeli porterà alla causa cattolica. Tornato in Polonia si dedica a questa nuova avventura, con spirito moderno e caritatevole: è un abile predicatore, sincero nella sua bontà, fermissimo nella propria fede. Innovatore e intelligente capisce l'importanza dei mass media e seppur malato di tubercolosi, fonda un convento "Niepokalanov" - "Città dell'Immacolata" che diventa praticamente una città autonoma, e fulcro spirituale dell'Europa orientale. La rivista monastica "Cavaliere dell'Immacolata" ha una crescita esponenziale arrivando nel 1938 ad una tiratura di un milione di copie. La pazienza, la fede, il lavoro, nel 1930 spingono padre Massimiliano oltre confine, fino in Giappone; qui fonda ovviamente un Monastero, e incredibilmente il seme del Cristianesimo attecchisce anche in estremo oriente, grazie alle cure sapienti del nostro amico. Ricordiamoci che sono gli anni delle grandi dittature, delle vocazioni politiche, scontri tra Imperi e Civiltà, super potenze a confronto in attesa della soluzione finale: la seconda guerra mondiale. Nel 1936 torna in Europa, facendo tappa in Italia, dove prende il patentino di radio amatore. È però una breve parentesi, il dovere di cristiano e di cittadino lo riportano a casa, nella sua Polonia occupata dai nazisti. La sua opera si intensifica causa forze maggiori, e nel suo convento trovano rifugio tutti senza distinzione di razza o religione. Purtroppo, nonostante la sua influenza mediatica, viene arrestato dalla Gestapo e deportato ad Auschwitz. Numerose sono le testimonianze che ne celebrano la grandezza spirituale: solidale coi compagni di sventure, sempre garbato anche coi propri aguzzini, donava forza un po' a tutti nonostante fosse da anni malato di tubercolosi. Ovviamente preghiera e attività pastorale sono gli ingredienti del suo soggiorno in quella gabbia dell'orrore. Causa la fuga di un prigioniero, per rappresaglia vengono condannati a morte dieci prigionieri; uno di loro, padre di famiglia, è disperato e non riesce a darsi pace. Allora padre Massimiliano prega lo stronzo di turno affinché possa prendere il suo posto, e lo stronzo incredibilmente accetta. La condanna è ovviamente disumana: i prigionieri vengono portati nell'ormai tristemente noto blocco 11 (che poi diviene blocco 13) e lasciati morire senza acqua né cibo. Padre Massimiliano si dedica alla cura spirituale dei suoi compagni, e insieme pregano e inneggiano la Vergine. Dopo due settimane lui ed altri tre sono ancora vivi, e quindi per motivi pratici vengono condannati a morte attraverso una letale iniezione. Non mi soffermo volutamente sugli orrori che ha dovuto subire, ma ritengo sia più utile soffermarmi invece su come ha vissuto la propria morte, sulle sue ultime parole verso il boia, l'infermiere  "Lei non ha capito nulla della vita, l'odio non serve a niente, solo l'amore crea. Ave Maria". Ironia della sorte, o volere divino, raggiunge la sua santa madre il 14 agosto del 1941, giorno appunto dell'assunzione.

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