"Come parlare alle ragazze" di Alec Greven - se un bambino di nove anni ne sa più di te

[La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Adriano era andato a trovare i genitori.

Come sempre senza Virginia, ovviamente, e come sempre avevano parlato di lei. I termini per descrivere la sua situazione non erano mai lusinghieri in famiglia, ma il ragazzo cominciava a stancarsene perché vedeva quanto sua sorella ne soffrisse.

Gli era venuta l’idea di cercare tra i suoi vecchi libri di quando viveva ancora a casa e magari trovare qualcosa da portarle. Aveva scelto alcuni titoli e poi si era ritrovato tra le mani un libretto sottile, un grande quadrato dalla copertina rigida rosso squillante.

Si era messo a ridere. Si era ricordato quanto si fosse sentito in imbarazzo quando lo aveva ricevuto come regalo di Natale ormai quasi dieci anni prima…

Come parlare alle ragazze è un libro del 2009 di Alec Greven. Può sembrare un normale manuale di self-help ma ha una simpatica particolarità: l’autore aveva nove anni al momento della pubblicazione.

La storia: Alec, un bambino del Colorado, doveva scrivere un tema. Gli venne in mente di parlare di qualcosa di cui si può quindi immaginare si sentisse esperto o in qualche modo qualificato: come parlare alle ragazze, appunto. Che qui diventano bambine della sua età, sue compagne di scuola o attività extrascolastiche. Il tema andò talmente bene che decise di metterlo in vendita alla fiera del libro della sua scuola, finché un editore decise di pubblicarlo. Da allora ha scritto istruzioni su come parlare alla mamma, al papà, ai nonni e a Babbo Natale – dimostrandosi un poco sleale vista l’età avanzata per crederci, oppure, come mi piace pensare, dimostrandosi molto saggio.

Alla fin fine, saggio lo è di sicuro. Il suo libriccino è una piccola delizia se lo si pensa infatti in tutte le sue sfaccettature, che vanno ben al di là dei banchi di una scuola elementare. Lo si sfoglia e, aiutati dalle belle e semplici illustrazioni, si riflette su quanto potere abbiano quelle parole, infantili solo anagraficamente.

Se una ragazza ti molla, vai avanti e toglitela dalla testa, è la Vita. Se una cotta non ti ricambia, non permettere che questa “malattia del cuore” ti butti giù. Ditelo agli stalker.

Se sei il ragazzo più in gamba della classe sei come una calamita. Se sei uno sbruffone ti eviteranno, perché alle ragazze piace, appunto, il tipo in gamba. E non fare pagliacciate in classe, ma solo fuori. Ditelo agli stronzi.

Comincia con il cercare di fartela amica, se non le piaci non te la prendere. Ditelo di nuovo agli stronzi.

E così via.

Ma ditelo anche alle ragazze! Uno degli aspetti più interessanti è infatti osservare come venga dipinta “l’altra metà”, l’oggetto di conquista. Che tutto diventa tranne che oggetto. Comunica infatti un’immagine di donna da rispettare, che prima di tutto rispetta sé stessa, è emotivamente equilibrata e indipendente.

Se cerchi di avere troppe ragazze, scatenerai gelosie e potresti restare a mani vuote”.  Ditelo a quelle come me!

E quelli che fanno gli sbruffoni in classe? Ci piacciono molto ugualmente, dico bene?

Insomma, un piccolo, divertente e illuminante “saggio” di intelligenza emotiva.

Intelligenza che andrebbe coltivata molto di più nella nostra società, per combattere realmente bullismo (la nostra Cecilia ne ha scritto per la sezione Attualità), stalking, violenze, e anche per smettere di guardare con la presunzione di superiorità e con il nostro cinismo e sorrisetto sprezzante di adulti un libriccino dove un bambino dà per scontata l’importanza di essere una brava persona.

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