Pensieri di un DiCaprio furioso

ATTENZIONE: L’articolo che segue, col relativo linguaggio, è liberamente ispirato allo stile del regista, attore o personaggio di fantasia ricalcandone espressioni gergali e modi di fare. Mi è quindi d’obbligo precisare che nè i contenuti, nè lo stile vogliono essere offensivi nei confronti di nessuno.

Non c’è niente da ridere. Niente da festeggiare.
Me lo avete fatto andare di traverso, bastardi. Non siete fans. Siete solo dei terroristi. Questo siete. Fanatici. Invasati.
E’ per questo che mi dedico così tanto all’ambiente e a madre natura. Per poter stare lontano da voi!
Ricevere un oscar dovrebbe essere gioia, felicità, compimento personale. E per carità, lo è stato, vi assicuro che lo è stato, ma tutto quello che è venuto prima? Dove lo mettiamo? Potevate risparmiarmelo se davvero mi amate come dite. Sono quasi arrivato a sperare di non vincerlo questo pelato d’oro del cazzo. E’ questo a valutare la carriera di un attore? E’ questo a conferirmi una dignità maggiore? No e poi no! Un oscar l’ha vinto anche Sandra Bullock, cazzo. Ve la ricordate Sandra Bullock? Quella con la sensualità di un vasino? Ecco. Lei ha vinto un oscar esattamente come me. E allora, perché tutto questo clamore, le parodie, gli sfottò, quest’ansia immeritata. E’ stato tutto così grande e così assurdo che questo premio mi è quasi sembrata una buffonata.
Vaffanculo.
Ero già esausto con le battute su Kate Winslet e quella porta del cazzo. Non ci stavo per dio, ma l’avete visto il culo di Kate? Non ci sarebbe stato neanche un pigmeo con le sue natiche tra la porta e l’acqua. E poi ve lo dico chiaro e tondo, meglio morire nell’oceano più gelido che impegnarsi costantemente. Con una figlia di papà soprattutto. Il cuore dell’oceano. Tutte stronzate. Ho quasi dovuto violentarla in Titanic pur di combinarci qualcosa? Ricordate la mano che striscia sul finestrino? Vi è mai venuto in mente che potesse stare cercando di scappare?
Da piccolo vivevo in mezzo ad alcool e droghe e invece mai uno spino, mai una pippata. E quella era roba buona amici, vi assicuro. Mica l’amore.
Non vi sembra strano che mi presenti sempre solo alla notte degli oscar? Senza una lei? Certo che vi sembra strano. E vedi che parte la mitologia del bello e ricchione! Ne ho piene le palle di tutto questo chiacchiericcio. Di chi dice che sono l’attore migliore al mondo e ha visto solo i miei film e di chi dice che sono un attore come gli altri, preda del suo cinismo intellettualoide del cazzo!
E fatemi sfogare una buona volta.
Non sono gay. Semplicemente ho passato una serata in discoteca con Marina Berlusconi e da lì ho deciso di odiare le donne. Non voglio una compagna. Soprattutto se finisce per essere quella pagliacciata di Clooney con la Canalis.
E’ che metto troppa dedizione nel mio lavoro. Tutti a parlare di “The Revenant” e di come io abbia rischiato la vita, l’ipotermia e palle varie. Ma vi ricordate quando mi sono ferito la mano in Django e ho continuato a recitare? Anche quella è storia.
Sono stato messo alla prova più volte. Ho dovuto fingere che Romeo + Juliet fosse un bel film, ad esempio. Meno male per la dvd song dei Radiohead.
Mi sono sdoppiato in The Man in the Iron Mask e ho recitato con me stesso. E vaffanculo se sono stato bravo.
Ho debuttato adolescente e ancora sono nel giro, tra i migliori, il migliore. Ma hanno dato l’oscar a tutti in Titanic tranne che a me. Chiamali stronzi. L’hanno dato anche a quello stronzo di Cameron che il giorno in cui costruirà un dialogo in grazia di Dio Jack Black si farà una doccia. E allora lì a dire che “non ero niente di che”. “Buono solo per le ragazzine”. Il classico belloccio senza talento.
Ma poi ahah poi Scorsese, Spielberg, Tarantino, Nolan e il vecchio Clint. E allora calci in culo a tutti.
Ma questa ascesa gloriosa, questo sudore e questo sangue per poi vedermi tirato in ballo ogni due secondi che manco i Marò?
Sì, ma l’oscar a DiCaprio? Ok ragazzi, ma diamoglielo un oscar a questo buon uomo. Ma vaffanculo. Io non ho ucciso nessun pescatore, sono stato chiaro? Un macellaio al limite. Io recito. E degli oscar me ne sbatto la minchia, sinceramente. Oh, va bene, va bene, fa piacere, è un bel riconoscimento dorato. Ma non è l’anima quello che conta? La forza delle mie interpretazioni? La mia determinazione a mettere il corpo e la vita in ogni mio film?
Non ho bisogno di riconoscimenti e non ho bisogno di voi.
Ho corso, ho scalciato, ho strisciato (sì lo so, la scena in cui striscio fino alla macchina in The wolf of wall street è qualcosa di epico, avete altre banalità da dire?).
Mi sono finto disabile, re, proprietario terriero, infiltrato, malato mentale, onironauta e chissà quanti altri ruoli interpreterò.
Ma, per favore, basta con questo affetto e con queste battute stucchevoli. Per mesi il vostro amore mi ha reso un gioppino, una bella battuta. E tutto ciò che ho fatto è stato svalutato e mi sono sentito così preso in giro e così umiliato e così ridicolo.
Ma poi, è arrivato. E avete visto che dignità ho messo nelle mie parole? Nelle mie movenze? Non un accenno a questo casino mediatico. Non una smorfia. Solo quello che dovevo dire da tempo e che da anni stringo vicino al mio cuore.
L’ho stretto, e forse, un po’ ci ho pensato.
Accarezzandolo. Sfiorandolo. Desiderandolo.
Forse, me lo meritavo davvero.

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