Piccole confessioni di Lars

ATTENZIONE: L’articolo che segue, col relativo linguaggio, è liberamente ispirato allo stile del regista, ricalcandone espressioni gergali e modi di fare. Mi è quindi d’obbligo precisare che nè i contenuti, nè lo stile vogliono essere offensivi nei confronti di nessuno.


“Mi perdoni padre perché ho peccato. Ho peccato tanto”
“Cosa mai potrai aver fatto figliolo? Non crucciarti, ogni peccato ti sarà perdonato, ma prima di confessarti un segno della croce. Nel nome del Padre, del Figlio…”
“ahahahah scusi padre, scusi. Ahahah”
“Cosa c’è da ridere così sguaiatamente in un luogo sacro figliolo?”
“No scusi padre, è che quando ha detto “figlio” mi è tornata alla mente la scena di “Nymphomaniac”, quella in cui faccio un autocitazione da “Antichrist”. Il pargoletto si avvicina alla finestra, parte la musica e boom! Sono tutti convinti che stia per cadere. Per sfracellarsi al suolo. SBAM! Ma in realtà Shia LaBeouf lo abbraccia giusto in tempo ahahah chissà quanto si sono cagati sotto tutti!”
“Ma, figlio mio, non mi sembra una cosa su cui scherzare”
“Forse ha ragione padre, ma proprio non ce la faccio. Ho bisogno di scherzare, è nella mia natura. Anche “Nynphomaniac” è una commedia d’altronde, anche se pochi l’hanno capito. Insomma, il sesso viene preso troppo sul serio. Io l’ho messo alla berlina. Ne ho fatto emergere la natura patetica e animale. L’ho denudato. Ho denudato Charlotte Gainsbourg a dire il vero… come se fosse una novità ahahah”
“Che Dio ti protegga figliolo, non mi sembrano argomenti adatti ad un confessionale”
“Lo so, scusi padre. Proprio non riesco a non scherzare. Come nel 2011, quando ho detto a Cannes di comprendere Hitler e le sue motivazioni, lei non ha idea ahah ancora sono scandalizzati. Mi hanno persino espulso. Non è bastata alcuna ritrattazione. Kirsten Dunst si è detta “imbarazzata per me”. E dire che “Melancholia” è il film più bello a cui lei abbia mai partecipato. Si è accaparrata pure il premio per miglior interpretazione femminile. Si immagini padre. Si immagini la reazione che avrebbe lei se un pianeta stesse per entrare in collisione con la terra. Si immagini. Come si rapporterebbe ai suoi familiari? Come reagirebbe? Accettazione? Rifiuto? Suicidio? Come reagirebbe?”
“Il suicidio mai figliolo. Attenderei con fiducia nei piani di Dio”
“Sì… anche io…certamente…”
“Ma dimmi caro, cosa mi dicevi di quel film, “Antichrist”? Non mi sembra proprio un bel nome”
“Oh beh, è una storiella da poco. Semplicemente parlo di egoismo, dell’egoismo umano, dell’egoismo del coito. Del piacere dell’orgasmo che supera l’istinto materno e l’amore per il proprio figlio. Vede, mentre Charlotte e Willem lo stanno facendo, intravedono il figlio che si sta avvicinando alla finestra, prima che cada e muoia, ma se ne disinteressano, troppo presi dalla foga sessuale… è comprensibile…no? Pensi, lei arriva a recidersi il clitoride in una scena, tormentata dalla sua natura, dall’odio verso se stessa e verso il marito. E’ venuto quasi da vomitare anche a me nel girare quella scena. E ovviamente mi sono beccato tante di quelle accuse di sessismo”
“Il Signore ti protegga caro ragazzo… ma come puoi avere una concezione tale dell’umanità?”
“Non ho fiducia in niente padre, lo sappia. Ho paura degli aerei. Ho paura delle navi. Sono fottutamente ipocondriaco. Forse non ho fiducia neanche in me stesso. Ho bisogno di creare continuamente delle regole per avere una ben precisa strada da intraprendere e per poterle infrangere il prima possibile. Pensi che già quando ho pubblicato il manifesto di “Dogma 95”… è un manifesto di intenti registici padre, all’insegna del minimalismo, dell’assenza di sovrastrutture cinematografiche e dello scarso uso di colonna sonora… beh, neanche otto anni dopo, nel 2003, avevo già diretto un film chiamato “Le cinque variazioni” in cui costringo uno dei miei registi preferiti a ridirigere il suo più grande film con cinque regole imposte da me. Ho bisogno di regole. Devo creare nuove regole, sempre. Altrimenti non ci capisco più un cazzo…glielo dico.”
“Il linguaggio figliolo, ti prego…”
“Scusi padre… mi scusi”
“Ma perché tutta questa violenza, tutto questo dolore?”
“Come posso saperlo padre? Noi nordici siamo un po’ tutti così. Pensi ad altri registi scandinavi. Bergman, Sjöström, Refn, Dreyer. Tutti trattano questi temi, o sbaglio?”
“Dreyer lo conosco figliolo, mi sembrava molto più delicato rispetto alle oscenità che tu hai descritto, scusami se mi permetto”
“E’ solo questione di epoche padre, mi creda. Pensa che se Dreyer avesse avuto la possibilità di dirigere negli anni 2000 non avrebbe creato un film simile a “Dogville”? Le epoche cambiano e i registi con loro”
“”Dogville” significa “città dei cani”, giusto?”
“Sì padre, è il capostipite di una trilogia sugli Stati Uniti d’America che, a dire il vero, non ho mai terminato. Vede, è un film minimalista, senza scenografia, basata solo sui tratti di un gessetto che circoscrive le case e gli elementi naturali. Nicole Kidman giunge, dopo una fuga, in questo paese chiamato “Dogville”, dove le persone sembrano ospitali con lei, sembrano accoglierla e apprezzarla, salvo poi schiavizzarla e sottometterla”
“Dio ti protegga da tutta questa oscurità ragazzo mio”
“Ahahah padre, mi faccia il piacere, io nell’oscurità ci vivo, ci ballo. Con “Dancer in the Dark” ho vinto la palma d’oro per miglior film al festival di Cannes nel 2000 e, ovviamente, l’ha vinta anche Björk 
per miglior interpretazione femminile”

“Björk, la cantante?”
“Mi sorprende padre, ascolta buona musica. Sì, la cantante. “Dancer in the Dark” è un musical, penso di poter dire di aver rivoluzionato il genere. Certo, la storia non è un granché felice, ma è meglio che non continui…”
“Mio povero, povero ragazzo, ma come possono mai piacere i tuoi film a qualcuno? Tutta questa povertà d’animo, questa miseria. Ma dov’è la speranza?”
“I miei film piacciono padre, gliel’assicuro. Forse perché le persone capiscono. Comprendono. Me lo dica lei padre. Dov’è la speranza? Dov’è? Sono praticamente cresciuto con un padre assente, ho frequentato un collegio durissimo, ho passato gli ultimi anni ad ubriacarmi e a incanalarmi ogni tipo di droga per reggere alle pressioni di questo mondo artistico, che, le assicuro padre, è abbastanza una merda. Sono reduce da un divorzio. Mia madre mi ha rivelato sul letto di morte che la persona che chiamavo “papà” non era il mio genitore naturale ma solo un fantoccio. Dov’è la speranza? Mi dica. Guardi il finale di “Nymphomaniac” e capirà quanto l’uomo sia un essere disgustoso, quanto non ci sia spazio per la speranza. Guardi “Idioti” e vedrà che fingersi disabili sembra essere l’unica possibilità di evasione e di completa libertà in una società povera spiritualmente e le assicuro che io mi sento esattamente così, completamente solo. Solo in casa, solo quando giro un film, solo ad ogni cazzo di festival. Mi sento solo. Non nego completamente l’esistenza di un Dio padre, ma anche ammesso che ci sia, le assicuro che non ci guarda dall’alto. Le assicuro che, sempre ammesso che ci sia, si disinteressa completamente della nostra piccolissima vita. Le assicuro che noi tutti siamo soli e che la cosa migliore che l’uomo possa fare sia estinguersi ed accettare l’inevitabile. Mi chiami epicureo, mi chiami come vuole. Ma l’unico modo che sento per poter esorcizzare le mie paure e il disgusto che ho per l’uomo è rappresentarlo nei miei film. E, ogni pellicola girata, ogni nuovo film, per un po’ mi sento un pochino meglio. Sino al film dopo almeno.”
“Mmm…Cosa mi dicevi di quel film di prima, figliolo, quello del bambino che muore?”
“"Antichrist"?”
“Sì, ecco. Dove posso trovarlo?”
“Ne ho giusto qui una copia padre”
“Queste tue ultime parole mi hanno colpito. Se non posso essere d’accordo con te, voglio almeno provare a capirti. Provi davvero un dolore così grande? Provi davvero una solitudine così profonda?”
“No padre. Stavo solo scherzando”

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