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22 febbraio 1954: in Italia viene inaugurata dalla neonata Rai la diretta televisiva con le riprese live dal Carnevale di Viareggio.
4 dicembre 2011: la rete televisiva inglese Channel 4 trasmette la prima puntata di una serie tv, Black Mirror.
26 marzo 2015: Twitter lancia l'app Periscope, dopo averne acquisito i diritti, per consentire il broadcasting in live streaming sul social.

Tre date casuali, tre momenti con valenze diverse nella storia di ognuno di noi. Nel '54 non eravamo ancora nati, per quanto riguarda Black Mirror il successo della serie in Italia è esploso soltanto con la fine del 2012 e il suo avvento su Sky, in merito a Periscope, invece, il fenomeno non solo è davvero ancora in culla, ma nel Bel Paese ha avuto una diffusione limitata, sia a causa del numero di utenti attivi su Twitter (se il 31 dicembre 2015 nel mondo contava 320 milioni di utenti attivi, solo 6,4 milioni erano nostri concittadini), sia a causa di un forte utilizzo di altre tecnologie analoghe o sostitutive (video su Instagram in primis, Snapchat e, non da ultimo, la diretta live introdotta da Facebook a inizio aprile di quest'anno). Il tutto comprovato da un articolo abbastanza esaustivo apparso su Wired poco più di un mese fa.
L'app di Periscope insomma, al di fuori degli "addetti ai lavori" e dei twitter addicted, la conoscevano davvero in pochi. Tutto questo fino allo scorso 10 maggio.

In diretta mondiale, con un calcolo approssimativo di mille followers, alle 16:29 una diciannovenne francese si è suicidata sotto un convoglio della linea Rer C, a Sud/Ovest di Parigi.

Se in altri articoli ho tenuto sulle spine voi lettori, questa volta mi è impossibile e devo per forza di cose giocare a carte scoperte. Infatti, non solo mi occupo di social media e strategie digitali ma ho scritto la mia tesi di laurea sulla percezione del disastro legata alle immagini reali e documentarie. Tuttavia sono molto distante dall'idea che "mi piace vincere facile" e, anzi, sono stata combattuta sullo scrivere della faccenda alla luce di una serie di fattori in cui cercherò di addentrarmi come se fosse ancora quel 16 luglio 2010 in cui gli schermi dei cinema americani proiettavano per la prima volta frame per frame Inception di Christopher Nolan.

Innanzitutto la prima morte in diretta vera e propria viene attestata all'11 settembre 2001, con l'attentato terroristico al World Trade Center. Certo, ci sono molte altre immagini, specialmente di guerra, fatte passare come live streaming ma, l'evento in sé è il primo nel suo genere sia per la diffusione quasi globale sia per l'effettiva veridicità che quelle stesse immagini avevano. Scendendo subito nel dettaglio e ammettendo che appunto quei minuti rimarranno nella memoria collettiva per sempre, possiamo facilmente dedurre che Charlie Brooker, produttore e ideatore di Black Mirror, abbia preso spunto proprio dal crollo delle Twin Towers e dai successivi eventi bellici di al-Qaida per scegliere la trama della puntata pilota della serie, "The National Anthem". La trama è semplice: un pazzo rapisce una tal principessa Susannah, eroina dei social, minacciando una esecuzione in diretta a meno che, sempre in diretta e senza trucchi di scena, il Primo Ministro Michael Callow non si sottometta ad un amplesso con un suino. Senza spoiler vari, questo è certamente un buon punto da cui partire, una sorta di livello 0 dove per la prima volta un mezzo tradizionale (la TV) parla mediante una serie (quindi una storia) di un mondo ipotetico (governato dai nuovi media). E, anche se a ben vedere già un tal George Orwell nel 1948 aveva scritto un libro a riguardo, siamo ora già molto lontani dal Grande Fratello.
Ora siamo in qualcosa che probabilmente non era pensabile, ipotizzabile, prevedibile.

Scendiamo così al primo vero livello. La reticenza a parlarne non nasce casualmente, ma da un disagio, sentito da pochi, direttamente collegato alle notizie di cronaca. Tutto il mondo con gli occhi puntati sulla vicenda, ma con uno sguardo davvero strano: le pupille della stampa focalizzate su numeri. Condivisioni, connessioni, visualizzazioni YouTube. I più outsiders si sono un poco addentrati nelle motivazioni, parlando sempre tuttavia in codice binario: 140 caratteri, 2.800 frasi, due parole: stupro e suicidio. Giusto un paio di testate online entrano nell'analisi approfondita della realtà distorta che forse si è venuta a creare (sempre per dovere di citazione, ancora Wired con un articolo di Simone Cosimi su Il suicidio su Periscope e la “dittatura dello streaming”.)  E quel che forse è peggio è che, dopo neanche due settimane, consultando la sezione News di Google digitando Periscope escono soltanto notizie sull'app quasi che, oltre al video in analisi, Twitter stesso avesse cancellato in un lampo l'accaduto dalla memoria collettiva. Strano? Nient'affatto: siamo nell'era del pics or it didn't happen e dubito fortemente che una società con un fatturato di oltre 2 billioni di dollari voglia perdere credibilità per una diciannovenne.

Vi è già venuta la nausea? Non importa, si scende di un livello. Se appunto chi ha seguito la serie Black Mirror o se ne intende di social media è riuscito comunque a ingoiare la pillola, il fatto ancor più strabiliante sembra essere un altro. Ritorniamo in Italia, nel "mondo reale". Esattamente il giorno prima, nel mio paesino di provincia, un ragazzo poco più grande ha deciso a sua volta di porre fine alla sua vita, nello stesso modo ma senza nessun Periscope di mezzo. Coincidenze? Complotti? No. Quello che davvero accomuna le due tragedie, ciò che davvero vi farà contorcere le budella è che né qui né in Francia qualcuno si sia posto il dubbio del disagio giovanile e dell'aumento del tasso di suicidi (quasi 4.000, un bel +12% in Italia lo scorso anno, con motivazione generica e sempre buona de "la Crisi"). Qualcuno in effetti, su gruppi tematici di Facebook, ha azzardato alcune ipotesi legate appunto a quello che traspare appena nell'articolo di Cosimi: siamo ormai nella società dell'apparenza a tutti i costi quindi non stupiamoci se, soprattutto adolescenti che tendenzialmente hanno, anche per cause biologiche, sbalzi frequenti d'umore e, alle volte, problemi a socializzare, sfruttino al 300% i nuovi media pur di apparire. Anche su questo da qualche anno sociologi, psicologi e specialisti digitali cercano di porsi domande, fornire risposte, realizzare soluzioni. Di rimando, scrissi circa un anno fa un articolo sul fenomeno del Revenge Porn e da allora Facebook, Instagram e Google si sono già evoluti parecchio. Questo non facilita certo i lavori di "ricerca e sviluppo" ma può forse giustificare una virata simile come quella avvenuta il 10 maggio? Temo di no.

Il terzo livello è, di fatto, il più agghiacciante. Quindi, se volete continuare a navigare tra i vari social e usare le app senza pensieri è il caso che vi fermiate. Torniamo al 22 febbraio 1954, al Carnevale di Viareggio, all'Italia unita davanti a degli scatoloni che trasmettevano immagini di festa, allegria, gioia. Sentimenti ed emozioni che finalmente potevano essere alla portata di tutti, anche se comodamente seduti sul divano di casa. Dopotutto il nostro Paese veniva da anni difficili, per il popolo italiano era davvero una rivoluzione, non solo tecnologica ma anche e soprattutto emotiva.
La stessa che ci sta passando sotto gli occhi da anni e noi non ce ne accorgiamo. Ebbene sì, perché se, per celebrare i nuovi mezzi di comunicazione la Telecom e Spike Lee hanno fatto leva sulle emozioni di tutti noi con lo spot tv che ha avuto maggior engagement nella storia della pubblicità italiana (un Mahatma Gandhi in diretta mondiale), su quale carta credete che puntino i social media manager come me per vendervi la versione natalizia della Nutella?
Il problema si pone proprio qui, e nel nostro "sogno lucido" si apre un bivio: quanti di voi ne sono consapevoli? Quanti di noi lo fanno con studio, dedizione, attenzione per quello che comunque continua ad esistere al di fuori - il mondo reale - e quanti invece pensano soltanto al dio denaro? Esiste, miei cari giornalisti, specialisti di settore, scienziati, psicologi, ma persone voi tutte un numero per quantificare quanti? No. È come una versione di Matrix 3.12.0: non più pillola rossa o blu, ma milioni di pillole tra cui decidere, mischiare, ingoiare, sputare, rimasticare. Pillole, simili alle pillole con cui spesso si decide di farla finita, ma che in realtà ci tengono ormai in vita, che ci piaccia o meno. E non a caso forse torniamo da dove siamo partiti: "The National Anthem" ci parla di social network, terrorismo, mezzi di comunicazione e politica.
E che cos'è, signori miei, se non pura politica e antipolitica quella di considerare o meno il cittadino come singolo individuo?

Sicuramente non sta a me giudicare. Temo solo che, quell'Inception, quel nuovo inizio, quella soglia, noi tutti l'abbiamo già superata da un pezzo, senza nemmeno rendercene conto.

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