Psycho Pass: criminalità passata alla TAC

La prima volta che me ne hanno parlato ho subito pensato ad una trasposizione giapponese di Minority Report, il film con Tom Cruise dove la polizia conosce in anticipo le mosse dei criminali. Si riscontra per certi versi su questo punto ma è affrontato diversamente. Non vi sono previsioni di omicidi o atti vandalici per tempo, ma in questa Tokyo del futuro avremo robot dotati di scanner che analizzano il coefficiente criminale delle persone. Nessuno sa come funzioni esattamente questo sistema di identificazione chiamato Sybil System. Tuttavia esso è in grado di integrare ogni persona nella società e mantenere una sorta di equilibrio e pace. Ovviamente casi di omicidi e aggressioni vengono spenti fin da subito, ma nei casi più difficili anche un sistema perfetto come il Sybil ha bisogno di potenziale umano.

Qui entrano in scena i due agenti investigativi Ginoza e la nuova recluta Akane.

Essi sono affiancati da un gruppo di persone il cui coefficiente di criminalità è abbastanza alto da essere identificati come criminali, ma sono al soldo della polizia in cambio di un… “diverso tipo di libertà”. La squadra possiede delle pistole chiamate Dominator e, sì, so che state già pensando male, sporcaccioni, ma questi Dominator non sono strumenti BDSM ma sono letali distruttori.

Puntati sul bersaglio ne analizzano rapidamente il coefficiente di criminalità e se esso risulta compreso all’interno di una certa soglia può stordire l’avversario sul colpo.
Superata una certa soglia invece spappola come solo Ken il guerriero sapeva fare. Splat!

Ci sono 22 episodi per la prima stagione e 11 per la seconda che ad essere sinceri non ho ancora visto. La seconda racconta delle vicende dopo il casino che succede nella prima. Uuh che casino. Tutta colpa del cattivone di turno, con gli occhi rossi e lo sguardo freddo.

Vi sto tempestando di classici clichè da animazione giapponese (tranne le tette giganti), ma questo cartone riserva svariati punti di forza (anche senza tette giganti) soprattutto nella trama. Un thriller psicologico che si sviluppa intorno ad una società malata e spesso per nulla etica. Una società che giudica a prescindere e che si assume il ruolo di carneficie senza battere ciglio. Una società dove i glitch nel sistema non sono ammessi ma sono una realtà scomoda.

Tende ad essere il più serio possibile e parla di aspetti attuali considerevoli. Seppur uscito nel 2012.
Beh, in effetti era stato ambientato nel futuro, ora siamo nel futuro. Tutto torna.

Penso che soprattutto questo cartone debba essere visto per via dei robottini della polizia che sembrano cessi chimici per nani.

Piccole persone intendevo. Non vorrei mai che si offendessero e gli salisse il coefficiente di criminalità da “30” a “bestemmie”.

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