Quando la parola diventa Selvaggia

Mi piace stare seduto al tavolo fuori da bar Storix, godermi i passanti, le chiacchiere, le relazioni di quartiere; peggio degli sbircioni che si nascondono dietro le persiane socchiuse. Quando però sono sbronzo duro, o sono in un periodo di letargo-levatevi tutti che mi state sulle scatole, rimango a casa, tra libri, musica, fumetti e film, accompaganati nel salotto di Facebook, un'altra finestra sul mondo. State tutti male. Che mi guardate riverso su un tavolo assonnato dalle notti bagorde o di studio, con quella penosa benevola tolleranza tipica dei borghesi benpensanti, che ti vomitano dietro tutto il loro astio non appena girato l'angolo con i passanti, nei loro candidi salotti carichi di razzismo e intolleranza, camuffati di ipocrisia. I temi sono gli stessi da quando sono nato: la mancanza di valori, dei giovani in particolar modo, la parità di diritti della donna, il senso del lavoro e i principi saldi della famiglia.

In questo groviglio di nulla, si sprecano i turpiloqui e le fogne mediatiche, veri e propri processi popolari, intrisi del più bieco opportunismo dei nuovi guru del web, divenuti ormai voce in capitolo della cronaca più disparata, i nuovi intellettuali da tastiera e telecamera che impazzano i nostri schermi, alla ricerca di like, fama e soldi facili. In un epoca in cui siamo tutti orfani, è vero, di valori che possano sostituire quelli un po' datati di inizio e metà novecento, ma che in teoria avrebbero dovuto evolversi con i cambiamenti culturali. Invece no. La generazione venduta al capitalismo ne ha creata un'altra mostruosa, aggrappata alla facile rincorsa del progresso, alla scorciatoia, all'opportunismo, relegando poco a poco gli sforzi culturali figli di tante battaglie, a semplici parentesi inutili e ormai dimenticate, lasciando noi trentenni e quarantenni in un limbo di nulla che ignora il passato, il presente e il futuro. Meglio ignoranti e ricchi, o finti ricchi, che consapevoli e agguerriti. Almeno possiamo lamentarci, sfogare il nostro vuoto esistenziale di volantini pubblicitari, schiavismo e frustrazione verso altri poveri cristi, come è successo alla Cantone, vicenda nota a tutti. O come è successo alla povera ragazza di Pozzuoli che da circa una settimana è chiusa in casa. Ed ecco i paladini da quattro soldi, le gogne mediatiche ed i processi popolari: dov'erano questi eroi da quattro soldi mentre la vita della Cantone andava a rotoli? Probabilmente a ridere e ad insultarla, con l'atteggiamento tipico dell'italiano/a medio/a che sul piedistallo della propria vita di merda, punta l'indice verso chi si stava facendo gli affari propri. Quale donna sposata ha mai fatto un pompino ad un uomo che non sia suo marito? Non scherziamo. Finché tocca a qualcun altro siamo integerrimi. Chi se ne frega di sapere se quell'uomo è a sua volta sposato o meno. Lui è un uomo, lei è una troia. Punto. L'evolversi della vicenda è tristemente nota, com'è altrettanto triste il cordoglio del web. Patetico tentativo di finto e volgare femminismo spicciolo. I toni si infiammano, i commenti si sprecano e le discussioni si accendono.

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La parola diventa Selvaggia. Oddio, la Lucarelli! Quella che ha postato il video privato di Belen "In fondo per lei è tutta pubblicità". Quella delle battaglie da quattro like, ipocrite e sempre in ritardo; l'ultima riguarda la pagina di quei simpatici idioti di "Sesso droga e pastorizia", un concentrato di volgarità e non sense tipica dei social, che cavalca il malcostume per renderlo ridicolo e riderci sopra. Ma cosa mai avranno fatto di tanto grave? Un utente sotto un loro post ha linkato le foto hackerate di Diletta Leotta, giornalista sportiva di Sky, sogno proibito delle nuove generazioni, che le ha dato successo e sul quale lei stessa ricama, stando al gioco di "figa inarrivabile". Ma non le hanno hackerate loro, non le hanno neppure postate loro, il che non è un particolare sottile. Non è giusto violare la privacy di una persona anche se è pubblica, ma se succede, non puoi prendertela con degli idioti che le fanno girare. Il giornale per il quale lavora la Lucarelli, come altri quotidiani nazionali o rivistine da casalinghe annoiate, sono piene di tette e culi rubati in giro per camere d'albergo e spiagge. Facciamoli chiudere tutti. Ma poi scusa, non era pubblicità? Vai a rompere i coglioni alla pagina di Salvini o alle pagine nazi fasciste, dove si incita all'omicidio, alla pulizia di massa e allo sterminio delle razze impure. Creerebbe dissenso, dibattiti seri e argomentazioni che necessitano un minimo di contenuti e cultura di base. Più semplice è invece ergersi a paladina contro il cyber bullismo e aizzare la folla contro qualcuno di più debole. Proprio come i cyber bulli, proprio come ha fatto contro quello stronzo di musicista che ha ingiuriato sul proprio profilo privato contro la Cantone e le donne in generale, auspicando un impiccamento di massa; o come ha fatto con quel ragazzo di vent'anni che ha commentato in maniera a dir poco infelice, la vicenda del video di Pozzuoli. Uno è stato licenziato, l'altro sta iniziando una cura dallo psicologo, dato che ora è lui stesso una vittima. La giustizia è nel diffondere ignoranza, con screenshot di stupidi che forse neanche si rendono conto dell'azione commessa, in quanto simili alla maggioranza che li circonda? Non era forse più educativo mandargli un messaggio, da saggia quarantenne, per spiegargli la gravità della sua azione? Tra l'altro, il ragazzo di Pozzuoli, è erroneamente associato all'autore del video, quando invece "neanche conosce" la vittima. Francamente mi sembra una follia, come lo era stata quella sul licenziamento per un titolo stupido sulle atlete cicciottelle.

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Combattiamo l'intolleranza con l'intolleranza, il bullismo col bullismo, la violenza con la violenza, in una continua rincorsa verso un nuovo colpevole cui fare da aguzzini. Datevi una calmata e cercate di mettere lo stesso senso critico anche nei confronti di voi stessi, che se fossimo tutti, e dico tutti, veramente onesti e facessimo anche solo la metà di quello che diciamo, vivremmo sicuramente in una società migliore, aperta al dialogo e all'evoluzione collettiva. Saremmo pronti a vivere queste vicende delicate in maniera sana, favorendo la prevenzione di altri fenomeni simili, insomma una cultura di base contro ogni forma di violenza, perchè dai, in fondo lo sappiamo tutti: siamo solo dei poveri/e disadattati/e.

PS: se vi ho offeso, non mandatemi la polizia postale, potreste vedermi nudo in una pozza di vomito.

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