Quel capolavoro di The Secret of Monkey Island

Ok, è giunta l'ora di parlarvi di quello che per noi trentenni è un capolavoro, ma che per i più giovani è solo una schifezza pixelata dove non puoi sparare a nessuno: The Secret of Monkey Island.
Adesso prima di continuare a leggere cliccate play.

The Secret of Monkey Island è un'avventura grafica del 1990, prodotta dalla  LucasArts (allora ancora Lucasfilm Games) e ideata da Ron Gilbert con l'aiuto di Tim Schafer e Dave Grossman. Possiamo dire di essere nell'epoca d'oro di questo genere, ma allora cos'ha questo titolo per essere tuttora riconosciuto come uno dei migliori videogame mai creati?

Iniziamo dal principio e forse anche dalle due cose più stupide: The Secret of Monkey Island è stato uno dei primi videogame tradotti completamente in italiano, e diciamo che non è poco! Altra cosa stupida, ma che da bambino mi aveva divertito da matti, era il meccanismo anti pirateria (ebbene si, ai tempi i floppy si copiavano che era un piacere e quindi le aziende di videogame si inventavano strani codici da inserire a inizio gioco) ovvero due dischi concentrici che formavano facce stranissime, e ad ogni faccia creata corrispondevano date diverse da inserire.

Tuttora ricordo quando andavo da mio zio, perché ai tempi non tutti avevano un computer in casa per giocare, e anche a partita iniziata lo obbligavo a spegnere e riaccendere il gioco per poter usare il Dial-A-Pirate.
La grafica per gli anni che erano era innovativa, infatti utilizzava sapientemente la gamma di 16 colori, e sono stati introdotti sprite che si ingrandivano e rimpicciolivano rispetto alla posizione nell'ambiente.

Tolti questi dettagli, che possiamo considerare anche i più noiosi, possiamo finalmente andare a spulciare le tematiche del gioco, ovvero una trama complessa, obiettivi difficili, e un personaggio principale intelligente e ambizioso, in poche parole possiamo dire che il nobile scopo del nostro protagonista è:

Esatto, il nostro compito è diventare un pirata e per farlo dovremo superare tre prove, ma la cosa che rompe gli schemi di questo gioco e il fatto che per risolvere i puzzle che andremo ad affrontare dovremmo usare il pensiero laterale, spesso utilizzando escamotage demenziali. Se dovessimo fare un paragone con i giochi di quel periodo possiamo dire senza difficoltà che Ron Gilbert è riuscito a creare un gioco legato alla comicità, all'anacronismo, alla rottura della quarta parete con una trama e un gameplay perfetto. Infatti la trama si districa piacevolmente, e le innovazioni apportate a questo titolo rendono il gioco fluido e fruibile a pieno. Per la prima volta siamo davanti a un gioco dove non possiamo morire, né possiamo dimenticare oggetti in livelli precedenti lasciandoci ancorati e obbligandoci a resettare a un salvataggio precedente.

 [A sinistra King's Quest V a destra un Easter Egg inside joke di Monkey Island a parodia della serie della Sierra]

Ora soffermiamoci un attimo a pensare a queste cose: le avventure grafiche sono l'evoluzione naturale di quello che erano le avventure testuali, in generale bisognava affrontare ogni avventura seguendo la trama ma facendo anche delle cose completamente illogiche come raccogliere tutti gli oggetti possibili perché si rischiava di arenarsi, questo comportamento che il videogiocatore doveva assumere (il raccattature compulsivo) creava una falla nella trama e nello svolgimento del gioco; perché il nostro personaggio doveva mettersi in tasca cose che in quel momento non solo non servivano, ma che non hanno un valore, solo perché non possiamo tornare indietro a prenderlo quando ci servirà? Ebbene, questa falla di trama viene risolta in Monkey Island; ciò non rende Monkey Island meno difficile o più infantile, ma solo meno frustrante creando quella sensazione di partecipazione alla storia ed eliminando completamente quello che, ai tempi, era la parte peggiore di questi titoli: prima di lasciare un "livello" esplorare ogni ambiente cliccando compulsivamente ovunque per non lasciare niente indietro.

Altra cosa da non sottovalutare è quello che possiamo chiamare "combat system": le avventure grafiche spesso avevano delle parti in cui bisognava combattere, ciò significava premere il tasto del mouse in un momento "giusto", o premere il tasto velocemente. Ma se pensiamo a quanto fossero lenti i computer  possiamo renderci conto di quanto potevano essere poco funzionali questi metodi. In Monkey Island la battaglia si svolge a suon di insulti e di risposte, chi insulta meglio o controbatte nel modo giusto vince il duello di spada.

Insomma la trama è accattivante, il gioco "aveva" una longevità lunghissima (non c'era internet e non si potevano spulciare le soluzioni, oltretutto anche se si avevano sottomano le soluzioni in quel periodo usarle era da "perdenti") e Guybrush Threepwood nella sua stupidità è comunque uno dei protagonisti più carismatici mai creati. Tutte le vicende si muovono con eleganza ed è così che passiamo da voler diventare pirati a conoscere Elaine l'amore della nostra vita, e la nostra nemesi il pirata fantasma LeChuck che rapisce la nostra bella. Insulteremo gente, conosceremo cannibali vegetariani, scimmie a tre teste, venditori di navi logorroici, teste parlanti e una quantità di citazioni ed easter egg da morire dal ridere.
E le musiche? Per la prima volta sono state create da un vero compositore e che nel loro minimalismo MIDI riuscivano comunque a entrarti in testa (trovate l'intro a inizio articolo). Un capolavoro che sicuramente ha ispirato il mondo videoludico sollevandolo da semplice intrattenimento adarte.
The Secret of Monkey Island sicuramente farà scendere una lacrimuccia a tutti noi nostalgici, ma chi non l'ha mai provato dovrebbe correre a scaricar.... comprarlo e scoprire questo mondo favoloso, e se posso permettermi un consiglio non leggete le soluzioni, perché ad ogni enigma che risolverete puntando solo sulle vostre forze il premio e l'appagamento sarà ineguagliabile. Se proprio vi fa schifo la grafica retrò e i "pixelloni" esiste una remastered (per PC, Mac, PS3, XBox360 e smartphone) che però toglie tutto il fascino al titolo nella sua versione originale.

Attenzione: prima di iniziare un'avventura è consigliabile procurarsi un pollo di gomma con carrucola!

Ghiro

Quand’ero piccolo i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre riuscito a trovarli!

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