Quel genio di Django Reinhardt

È inevitabile, la morte esiste e coglie tutti alla sprovvista, però cavolo, ci stanno lasciando in preda al delirio di idioti starnazzanti! Stanno morendo tutti. È morto Dario Fo. Va beh aveva anche novant'anni per carità, però dai, fa girare le palle. L'altra notizia è il Nobel per la letteratura a Bob Dylan. "Hai sentito il tuo amico Baricco?" Chiede Dick rivolto al sottoscritto, sapendo che non l'ho mai sopportato. "Non capisce cosa c'entra Bob Dylan con la letteratura" "Cosa vuoi che capisca. Le cose son due: o non capisce sul serio (il che non mi stupirebbe), oppure è solo invidioso del talento che a lui invece manca e che per quanto se la possa menare, quello o ce l'hai o ti attacchi. Lui si attacca". "Ora forse esageri un pochino, non sarà un genio, ok, ma dire che non ha talento mi sembra eccessivo". "Se sei bravo, che bisogno hai di continuare a ripeterlo? Dimostralo e basta, come? È questo il punto, qua c'è il genio. È inutile che continui con tutti quei ghirigori linguistici spacca palle, di intrecci pseudo intellettivi e violentemente intellettuali ed emotivi. Ok, hai studiato, sai scrivere anche bene. Quindi? Il talento è altro. Il talento non ha bisogno di niente per esprimersi, o ha bisogno di tutto. Un niente. Prendi ad esempio Django Reinhardt".

Django Reinhardt nasce a Liberchies una piccola località del Belgio, il 23 gennaio del 1910, da una famiglia sinti; come potete immaginare, la famiglia è in continuo movimento, finché nel 1918 circa, si ferma all'esterno di Parigi. Il piccolo Django si interessa subito alla musica nel suo girovagare tra le vie di una città ricca di suoni e tradizioni provenienti da terre lontane, una culla artistica all'aria aperta, che lo trasforma in un abile banjoista (il banjo è uno strumento a corda, quello che vedete suonare nei film americani, con la cassa armonica circolare). Per sbarcare il lunario suona nelle balere più increscose, quei nightclub appartenenti ad un mondo parallelo, sotterraneo, tra donne e uomini dai facili costumi, in cui vizi, carne e banconote forgiano, costruiscono e distruggono vite, nel più classico degli schemi. La notte, la nuova musica jazz, il fox trot, lo swing, lo immergono completamente; cresce analfabeta, non sa neanche leggere la musica, non ha nessuna base o concezione artistico-culturale, ma ha talento. Si sposa, comincia a farsi un nome in città, quando succede l'imponderabile: una sera un incendio divampa nella sua roulotte, provocato dalla disattenzione, lui e la moglie si salvano per il rotto della cuffia e in un niente la sua vita prende una via del tutto inaspettata. I medici vogliono amputargli gamba destra e mano sinistra, ma lui si rifiuta; lo sistemano un po' alla meglio, col cloroformio che gli atrofizza l'anulare e il mignolo della mano sinistra. Passa diciotto lunghi mesi a studiare la chitarra e ad inventarsi un modo di suonarla con questo grave handicap; trovato il sistema, nasce un mito e un nuovo modo di suonare che farà scuola, come ad esempio "la rollata sulla scala cromatica". Dove c'è talento non esistono limiti, anzi, più difficoltà più ingegno. La sua carriera decolla in poco tempo, anche grazie all'intuizione di unire la musica gitana al jazz che propone alle jam session con altri musicisti, come Stéphane Grappelli, col quale suonerà per tutta la sua breve vita; da una di queste jam session nasce il gruppo Hot Club de France Quintet, uno dei più influenti ed estroversi di questi anni. Non è usuale entrare nel mondo jazz come europei, ma il nostro Django è un genio e viene apprezzato ormai in tutto il mondo, suona con i migliori musicisti e può semplicemente fare ciò che vuole con la musica. Tanto non la conosce. Battute a parte, forse anche questo limite apparente, è in realtà la sua fortuna, con la mente incontaminata è libero di esprimersi come meglio crede, senza barriere mentali o limiti. È comunque un precursore, è uno dei primi a buttarsi nel bepop, ad abbracciare le amplificazioni e la chitarra elettrica. Pagine indelebili di musica ed estro sono ormai scolpite nella storia, difficili da comprendere se non ci liberiamo dai nostri fardelli per tornare leggeri al ruggito di quegli anni, di un mondo per noi inimmaginabile, che grazie a geni assoluti si è evoluto, donandoci tutto il repertorio artistico su cui ancora oggi godiamo. Django è uno di quei geni.

[Attenzione: La voce narrante di chupiti d'annata è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio della rubrica, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Leave a reply

*