Restiamo umani: Vittorio Arrigoni

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Questo agosto di deserto cittadino mi induce riflessioni solitarie, anche Lloyd grufola da qualche parte lontano dal suo bar, che ovviamente è ben chiuso. La noia mi attanaglia, libri e film mi spompano il cervello, la signorina Gradisca sparita chissà dove nel suo mondo onirico, Dick in galera che non vuole vedere nessuno, turisti assenti; decido di trasferirmi in villa. Sì, ho una villa con piscina fuori città, sono ricco e annoiato; inutile giudicarmi, lo fanno già in tanti, come se essere diventato ricco con il proprio lavoro fosse una vergogna. Onestamente, in totale solitudine a bordo piscina, qualche pensiero oscura la beatitudine, ma in fondo che me ne frega; insomma, insegno gratis, sono volontario sulle ambulanze, artista, galeotto, picchiato, sputato, insultato. Ricco. La metà di voi che giudica è semplicemente in mala fede, l’altra metà probabilmente invidiosa, e poi a me la gente, voi, mi state sul cazzo. Come i pupi, vivete e vi riproducete, attraverso nastri pre registrati comunicate il vostro vuoto e i vostri giudizi, pronti a uccidere chiunque si frapponga tra voi e il vostro giardinetto, anche mentale. Sono io che odio voi, che mi denigravate quando ero un poveraccio sognatore, con il frigo vuoto, le notti insonni a scrivere, bere e bestemmiare sui debiti, lavorare al vostro fianco, burini ipocriti, lagnosi, putridi senza coscienza, telefono e aperitivo, le scarpe e le vacanze, i figli, il teatro, la beat generation, finti freak, finti fascisti, radical chic, puttane e puttanieri. Serpenti schifosi, carriera e famiglia. Ora che i miei sogni sono lontani, cullati però dal mio conto in banca, posso decidere di isolarmi, grazie ai vostri soldi. Ma a differenza vostra a me non interessa la ricchezza, sono nato povero e posso anche morirci, solo non sopporto dover avere rapporti con i pupazzi, la tv e le vostre stronzate. Non ho voglia di lavorare e mantenere le vostre lamentele, arricchire il vostro ego, i vostri finti ideali, le vostre finte guerre, i vostri finti principi, e sì, ho la piscina, ma la vita non si giudica da questo. Non voglio mischiare il mio malessere con il vostro, voglio godermi il mio senso di colpa in silenzio, da solo. Le autostrade affollate, imitano i nostri mari, le nostre spiagge, tra ombrelloni, creme e scafisti impazziti nella loro foga; viaggi paralleli, vite e speranze diverse nelle nostre coste, nei nostri mari, bagni estivi di natura opposta. La morte a braccetto con la speranza; le nostre pance sazie di vizi, le loro gonfie di acqua salata. Prima di vergognarci dobbiamo essere consapevoli, ma perché sforzarci quando possiamo lamentarci? I vostri commenti di aiutarli a casa loro mi sconvolgono, tanto quanto la vostra umanità. Non preoccupatevi, non mi metto a pontificare. E poi, sinceramente, io non solo sono pigro, ma sono anche vigliacco, pertanto non ci tengo a diventare l'ennesimo martire sepolto dal silenzio della propaganda. Infatti giornalmente, muoiono persone le cui grida non hanno eco, i cui articoli o video messaggi rimangono soffocati nella nostra ricca miseria, le cui vite non meritano di essere vissute, secondo la logica della democrazia moderna. Storie di popoli barbaramente uccisi, vittime di genocidi e di grovigli di politica internazionale. Oltre tutto questo ci sono i nuovi martiri, spesso laici, portavoce di dolore altrui, organizzazioni umanitarie, uomini e donne, con ideali radicati oltre le proprie coscienze, eroi abbandonati in vita, dimenticati da morti. Sono quelli che veramente aiutano a casa degli altri, che vivono per gli altri, e spesso muoiono divenendo essi stessi vittime. Siamo realmente innocenti? Come detto, sono pigro, e vigliacco, e questo forse fa di me il carnefice. La vita è preziosa, e chissà perché, ci sembra stupido rischiarla per cambiare un sistema di pensiero, la mafia o qualunque ideale che si innalzi dalla nostra atavica pigrizia, infatti guardandovi mentre vi accoltellate allo stadio o litigate per un posteggio, o votate per favoritismi, o mentre spingete sul baratro il vostro amico collega per leccare il culo adatto allla carriera, io stesso mi chiedo se ne valga la pena. Evidentemente per pochi eletti non e così, e una vita salvata è forse un seme ancora sano per far crescere un umanità migliore. E forse è il caso di spegnere le liti, disfarci del superfluo e tornare ad una dimensione che ci appartiene, che ci unisce in un'unica famiglia, quella umana. Restiamo umani. Parola di Vittorio Arrigoni.

Nasce a Besana Brianza il 4 febbraio 1975 da una tipica famiglia lombarda, figlio di due piccoli imprenditori, studia ragioneria e comincia a lavorare nell'azienda di famiglia. Presente da benestante, certezza del futuro, una famiglia sana ed equilibrata. E invece intraprende la strada delle organizzazioni umanitarie, prima con la IBO con la quale opera in Europa e in Africa (Togo, Ghana e Tanzania), poi nel 2002 inizia a collaborare con la ong IPYL e successivamente, nel 2003 con la ong International Solidarity Movement che si occupa dei diritti dei palestinesi nel conflitto che Israele ha mosso in quella terra. Numerose sono le sue testimonianze, articoli e video, che mostrano il lato nascosto del conflitto, il dietro le quinte che i mass media tengono ben lontano dai nostri canonici canali di informazione. La sua è un esperienza al limite dell'umano, dove non solo è di supporto alla popolazione locale, che lo pone spettatore e in prima fila degli orrori della guerra contro una popolazione inerme, ma è anche portavoce di quello che avviene, con tutte le difficoltà del caso per far uscire oltre confine la voce degli ultimi in un paese sotto assedio, in particolare nella striscia di Gaza. Ovviamente non può tacere i soprusi, le violenze gratuite e i massacri compiuti dall'esercito israeliano, come invece avviene in Italia (ma non solo), e nel 2010 lancia un video messaggio a Saviano, (da vedere assolutamente) che era intervenuto ad una manifestazione pro Israele (che potete trovare qui). Attraverso il suo blog Guerrilla Radio è il primo testimone della tristemente nota Operazione Piombo Fuso, un massacro di civili. Ovviamente, essendo al fianco della popolazione per la difesa dei diritti civili, si schiera anche contro il regime di Hamas, e pubblica nel suo blog il manifesto dei giovani di Gaza Gaza Youth Breaks Out. Oltre le numerose minacce di morte, viene anche catturato e torturato dall'esercito israeliano, ma invece che intimorirlo, questa esperienza dà un ulteriore spinta alla sua voglia di giustizia. È corrispondente di numerose testate giornalistiche internazionali e italiane, come Radio Popolare, Il Manifesto, Radio2 e PeaceReporter giusto per citare quelle nazionali.
Viene rapito il 14 aprile del 2011 a Gaza da un gruppo terroristico che prima lo mostrano in video legato e bendato, poi lo uccidono. Il suo cadavere viene rinvenuto durante un blitz delle Brigate Ezzedin al-Qassam.

Il suo ricordo è una preghiera straziante, carica di speranza come la sua vita, lui sì, martire per la pace, ucciso dalla nostra ipocrisia, che vuole i crocifissi nelle scuole e lo stato di Israele, la terra santa. Per piacere! Non sappiamo niente della nostra storia, delle nostre tradizioni tanto difese a spada tratta, niente dei morti di ieri e di oggi, della storia contemporanea, del nostro presente. E allora perché delegare l’odio al potere, fare nostre le battaglie di altri? Domani potremmo essere noi i morti, i terroristi, anzi, già lo siamo per quegli altri.

La sua biografia è in realtà più ricca di queste breve righe, così come la sua umanità che purtroppo non può trasparire in un semplice articolo di uno scolaretto quale io sono. Però il nostro caro Vittorio ci ha fornito un materiale molto vasto della sua esperienza, e a me piace ricordarlo così come appare in questa intervista, determinato e umano. Restiamo umani, se ancora ne siamo capaci o almeno ricordiamoci di esserlo.

 

 

 

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