Riverdale - come rovinarti l'infanzia e l'adolescenza con una sola serie

Sinceramente non so nemmeno da dove iniziare, in quanto in questa serie ci sono così tante cose sbagliate che solo all'idea di dover scrivere una recensione mi viene voglia di imprecare... cazzo!
Direi che Riverdale, serie tv approdata su Netflix circa un anno fa, potrebbe essere l'esempio calzante di come non si fa un teen drama e un adattamento cinematografico di un fumetto/cartone animato dell'infanzia; ma così tanto sbagliato che Batman e Robin di Joel Schumacher a confronto è un capolavoro.

Inizialmente ero entusiasta dell'idea che fosse uscita una serie basata su un cartone animato che adoravo da bambino, ve lo ricordate Zero in Condotta? Se non l'avete mai sentito nominare significa che io sto

invecchiando molto velocemente. Comunque il mio entusiasmo viene quasi subito distrutto, infatti poco dopo qualche minuto possiamo capire esattamente dove questo prodotto vuole andare a parare: distruggere i sogni di un trentenne nostalgico e far venire la depressione agli adolescenti. E quando parlo di depressione non intendo a causa della trama, che sembra uscita da un incidente frontale tra Veronica Mars e 13, ma proprio perché in seguito alla visione di due o tre puntate ti viene da chiederti se davvero non hai qualche problema con il tuo aspetto, perché (porcamiseria) non esiste a Riverdale la bruttezza. Tutti sono bellissimi, fighissimi, tormentatissimi e statuari, per dirvene una il padre del protagonista è Luke Perry, ovvero il Dylan di Beverly Hills.

Ma torniamo a noi. La storia gira intorno, ovviamente, a un omicidio misterioso, e sappiamo tutti che il binomio adolescenza e omicidio è ormai la prassi per fare una serie tv: quale adolescente non ha mai visto un omicidio? Comunque l'omicidio di per se è solo il fil rouge per dare l'occasione al protagonista di scoparsi letteralmente mezza città, compresa professoressa sexy, personaggio talmente marginale che viene buttato fuori dalla storia con un buffetto e un "non farti più vedere a Riverdale" anche se era un'indiziata.

Il nostro protagonista, che potrebbe essere l'uomo perfetto in quanto è musicista, poeta, campione di football americano, con muscoli scolpiti, sorriso perfetto e nel poco tempo libero aiuta il padre al lavoro e soddisfa le donne della città, in poche parole il buon samaritano decide di indagare e di non farsi la co-protagonista, altrettanto figa e unica donna che ha un vero interesse nei suoi confronti.

 

Il resto è un cliché costante, le famiglie ricche sono ovviamente i cattivi, a Riverdale anche il bidello sa citare Shakespeare, la tolleranza è all'ordine del giorno (forse non esiste CasaPound), infatti l'unico ragazzo gay è accettato da tutti, amici, padre e anche dalla gang criminale della città. Ovviamente in questo paese, abitato da circa 100 persone, c'è un traffico di droga che Pablo Escobar sembra lo spaccino di Parco Sempione, e anche la questione droga è relativamente marginale, è un'ennesimo escamotage per far sembrare Riverdale pericolosa. Ma in tutto questo mi chiedo: se in questa città avessero aperto uno studio per modelli probabilmente sarebbero tutti ricchi e felici? Sicuramente si!

So che non ho parlato della trama, ma davvero è tutto qui: c'è un omicidio, la cricca di Archie (il protagonista) indaga, l'indagine in realtà è solo un modo per far si che ci siano un pò di trombatine in giro, seguono vari cliché di riempimento per circa 10 puntate, nell'ultima puntata si scopre tutto... fine!

Consigliato a tutte le ragazze minorenni piene di ormoni, o per chiunque cerchi un valido motivo per deprimersi.

 

Ghiro

Quand’ero piccolo i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre riuscito a trovarli!

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