Una sedia per due: Sacco e Vanzetti

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Devo essere sincero, adoro assistere agli spettacoli teatrali da me scritti, me li godo dalla mia balconata, assorto dalla maestria dei miei attori più cari; spesso è una buona scusa per uscire con qualche donna ignara di assistere ad una mia opera; la vanità va consumata in tutto il suo peccaminoso splendore. Poi il resto vien da sé, il giorno dopo mi sveglio e non so dove sono, chi sono, chi è sta Maja desnuda sul letto? Soffocato dal deserto della mia bocca, il bagno è il rifugio più sicuro, e quindi, ormai lo sapete, sono pronto per la mia tripletta, rievocando piano piano la vita che sembra sfuggirmi in questa nuvolosa parentesi. Lascio Maja coi suoi versi bavosi ed esco. Che schifo il giorno dopo, riesco sempre a tradire la promessa di non addormentarmi nel letto di una donna. Apro il portone e il trip è solo all'inizio. Omini verdi scorrazzano nelle loro divise spaziali: qualcuno corre incazzato dietro ad una donna, i più romantici salutano romanamente il monumento ai caduti partigiani, cori beceri si spandono per le vie cittadine; sono magici, riescono a stare in 23 in un solo metro quadro. Poi ricordo che qualche giorno fa, uno dei loro capetti, si è pure presentato in tv armato di pistola. L'ondata verde si propaga occupando una città inerme, stuprata e occupata dall'ignoranza che avanza. E io che amavo il verde. Verde speranza. Mi sale la bestemmia, ma ormai mi godo questo desolante spettacolo. Il loro capitano ci urla tutta la nostra vergogna, la nostra ignoranza, la nostra violenza, pronti a uccidere gli infedeli armati di crocifisso e tradizione, proprio lui che non ha mai studiato, non ha mai lavorato, di quale tradizione parla? Quali valori conosce? Il medioevo è finito, ma vaglielo a spiegare. Vagli a spiegare il processo evolutivo, intellettuale, storico e religioso, ti urlerebbe che sei un buonista o un comunista buonista. Che poi cosa sia un buonista qualcuno me lo dovrebbe spiegare. Al suo fianco una giovane nostalgica (reduce di terzo scarto di un partito morto) e naturalmente la banca, il vecchio potere duro a morire, ma fottutamente ricco, pronto a sborsare per i numerosi processi che attanagliano le loro strafottenti ruberie. Ho paura, perché per quanto cerco di sdrammatizzare, questa non è una pagliacciata innocua e, ironia della sorte, mentre bestemmio verso i tutti i santi, scorgo il nome della via: Sacco e Vanzetti.

Siamo agli inizi del novecento, l'Italia vive un imbarazzante presente ricco di miseria e nobiltà, l'America è lontana, come la speranza di un futuro migliore. L'America, vecchia terra di conquista, ormai centro nevralgico del mondo: ricca, potente, moderna. Il sogno americano conquista i più avventurosi e affamati, che a centinaia di migliaia emigrano verso la terra promessa; molti perdono la vita durante il viaggio, di stenti o di tragici naufragi. Alcuni portano delinquenza, altri commercio, altri ancora muoiono in quelle terre sfruttati come bestie in attesa di un treno che non passerà mai. Gli Stati Uniti vivono una massiccia ondata migratoria non solo dall'Europa, ma anche dalle Americhe. Purtroppo però la recessione è vicina, il cui culmine è rappresentato dal celebre crollo di Wall Street del 1929. La tensione sociale è altissima, l'americano medio è poco incline all'integrazione di stranieri che non capisce, che parlano lingue incomprensibili, che vestono in modo bizzarro, con usi e costumi diversi, segregati in quartieri off limits, densi di omertà con vite misteriose. Aggiungiamo le lotte operaie, Marx, la rivoluzione russa et voilà, il pasticcio è presto fatto. In un contesto così denso di precari scenari, si consuma l'ennesima ingiustizia che ci ricorda che la storia, a quanto pare, non ci insegna mai niente e anzi, si ripete all'infinito: la condanna a morte di Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.

Nicola Sacco nasce il 22 aprile del 1891 a Torremaggiore, in provincia di Foggia, da una famiglia di benestanti agricoltori. Lavora all'azienda di famiglia, ma il suo spirito avventuriero nel 1909 lo spinge a partire verso quel sogno che è l'America.
Bartolomeo Vanzetti invece nasce a Villafaletto, in provincia di Cuneo, l'11 giugno del 1888, da una normale famiglia, il cui padre è un piccolo proprietario terriero e titolare di una caffetteria. A spingerlo verso gli Stati Uniti sono l'autorità del padre che lo attanaglia e l'improvvisa morte della madre, unitamente ad una ricerca di una vita diversa da quella modesta in cui è segregato, quindi nel 1908 parte verso la terra promessa.

Le loro storie sono diverse: Sacco a Milford (nel Massachusetts), riesce a trovare un buon lavoro da operaio, ben remunerato, che gli consente di sposarsi, crearsi una famiglia e vivere in una bella casa, come ogni buon cittadino americano; Vanzetti girovaga sempre inseguendo il lavoro, si mantiene in una sorta di costante precariato, finché diventa un pescivendolo. Tutti e due però sono spinti dal sacro fuoco della ribellione verso lo sfruttamento a basso costo dei poveri disgraziati, degli operai tenuti in condizioni misere; poi non solo non sono degli stupidi, ma sono anche mediamente colti. Il movimento anarchico ha una sorta di padre spirituale in Vincenzo Brini, la cui voce si propaga anche grazie al giornale Cronaca Sovversiva di Luigi Galleani. Scioperi e manifestazioni si sprecano, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale che chiama alle armi tutti i residenti maschi sul suolo americano. Il movimento anarchico emigra in massa in Messico per non sporcarsi le mani al fianco del capitalismo e del potere, e qui avviene l'incontro tra i nostri due amici. In questo periodo il movimento compie numerosi attentati. Tornati negli USA, i nostri amici, come gran parte del movimento, sono seguiti dai servizi segreti americani, che fermano un loro compagno Andrea Salsedo; durante l'interrogatorio, scivola, e cade dal quattordicesimo piano di un palazzo del Ministero di Giustizia. Ah, gli incidenti! Poco dopo, Sacco e Vanzetti vengono arrestati su un tram e perquisiti vengono trovati in possesso di volantini sovversivi e una pistola. Attenzione però, perché i due, dopo due giorni di interrogatorio, vengono accusati di una rapina avvenuta un mese prima dell'arresto, ai danni di un calzaturificio, in cui perdono la vita il cassiere e la guardia giurata. L'omicidio di Stato, la lotta operaia per la quale sono pronti anche ad essere condannati perché ritenuta da loro lecita, nel confronto delle parti, passa in secondo piano e quel che ne consegue è un processo ridicolo. Non ci sono prove, i due hanno addirittura un alibi, la loro innocenza è palese, tanto che tutta la comunità intellettuale mondiale, gente del calibro di Albert Einstein, ne chiede la liberazione. Per gli italiani si scomoda addirittura il Duce. Perché? Perché è un processo razziale, razzista sin dal principio, politico ma a senso unico, senza dibattito o confronto, insomma, una vergogna dettata dalla tensione sociale e politica. In tal senso le parole dei due condannati, diverse nella loro espressione, sono toccanti e fiere, contro un potere che invece è viscido nella sua ingegnosa condanna. A testa alta vengono uccisi dalla sedia elettrica il 23 agosto del 1927. Dopo cinquant'anni esatti, nel 1977, il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, emana un proclama in favore dei due amici ribelli.

Ora vi consiglio vivamente di leggere qualche discorso di Vanzetti durante il processo o qualche lettera di Sacco indirizzata al figlio Dante, in cui appare in tutta chiarezza la loro ferma posizione verso la lotta, unitamente ad una onesta e violenta lotta al potere in difesa di ideali per i quali erano disposti a morire, mentre invece sono stati uccisi dal solito boia chiassoso e infido: la democrazia.

Gionni

Quando a Gionni va che strane cose fa, lui può spostare tutto col pensiero. E’ timido e sincero, di tutti tutto sa poichè legge nel pensiero.

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