Samurai Champloo: beatbox e lame in un viaggio nel Giappone d’altri tempi

Tutto inizia con dello scratch sul piatto del vinile, due fortissimi samurai e una ragazzina senza più un posto di lavoro. Dallo stesso creatore di quel capolavoro di Cowboy Bebop, vediamo sviluppare quest’altra perla del genere anime. Prodotto nel 2004, questo cartone si mantiene perfettamente dopo tutti questi anni e non so per quale assurdo motivo io l’abbia appena scoperto. Che l’abbiano tenuto nascosto gli alieni? Che Netflix ne abbia interrotto la visione per via dei finti vaccini? Che sia tutto dovuto all’olio di semi di palle o che sia solo un complotto nei miei confronti non m’importa. L’importante è che sia riuscito a recuperarlo per intero e me lo sia visto in meno di 2 giorni. E questo dimostra quanto poco abbia da fare nella mia vita, ma anche che il cartone non è così lungo da perderci un’eternità.

Con i classici 26 episodi da vecchia serie giapponese, questo cartone vi farà fare un viaggio nel vecchio continente del Sol Levante, all’incirca ai tempi di Edo (tra il 1600 e il 1850, suppergiù). Edo è anche un mio amico, ma gli ho chiesto se sa nulla a riguardo e dice di non essere così vecchio, men che meno nipponico. Dunque penso si riferisca all’era in cui Tokyo era chiamata Edo. L’ambientazione di Samurai Champloo si riferisce a quel tempo, seppur abbia alcune caratteristiche non in linea con la cronologia, come ad esempio l’hip-hop, MC e rapper di strada che raccontano leggende.

I protagonisti di questo capolavoro sono tre: un samurai calmo, meditativo e calcolatore di nome Jin; un samurai menefreghista, scapestrato e insolente di nome Mugen; una ragazzina con lo stomaco di un rinoceronte di nome Fuu, supportata da un petauro dello zucchero come animaletto domestico. Se non sapete cos’è un petauro dello zucchero vi invito a spendere ore a guardare i video di questi scoiattoli volanti con la faccia tenera quanto quella di un lori lento. Se non conoscete il lori lento vi consiglio di spendere giorni a guardare i video di queste scimmie che si mangiano gli insetti e che hanno due occhioni teneri quanto quelli di un… mmm, ci penso e appena trovo un altro animale tenero continuo la cantilena.

I tre personaggi si trovano per caso e inizieranno il loro cammino alla ricerca di un misterioso samurai che Fuu vuole a tutti i costi trovare. Unico indizio a portata di mano è il fatto che profumi di girasole. E qui gli altri due samurai che faranno da guardie del corpo a Fuu diventano sospettosi, anche perché penso abbiano paura che quel samurai faccia l’olio dai semi di girasole che si sa faccia male quanto quello di semi di scie chimiche.

La storia di fondo non ve la voglio svelare ovviamente, anche perché ci sarà da “sudarsi” tutti gli episodi prima di scoprire il passato di ogni protagonista (e vedere anche se Jin e Mugen alla fine finiscano il loro combattimento nel vedere chi è il più forte dei due). Passeremo tra diversi episodi a sé stanti, ma con delle ottime tematiche: sfruttamento della prostituzione, ladri che rubano per scopi nobili, prostituzione, tratta delle donne, stranieri che vagano nel continente trattati peggio dei delinquenti (solo perché sono stranieri), bordelli pieni di geisha e come non citare la prostituzione minorile, tanto in voga all’epoca dei fatti.

A parte la parte sul sesso, che mi piace citare a sproposito giusto per stuzzicare ancora più la vostra curiosità, i due samurai Jin e Mugen spaccano i culi. Entrambi tecnicamente delle macchine da guerra, cercheranno sempre la sfida al più forte per migliorare se stessi. Mugen tra l’altro ha la stessa voce (in quello originale giapponese intendo) del personaggio di Zoro nell’anime di One Piece. Gli intenditori apprezzeranno, visto che è una delle mie voci preferite. Comunque lo trovate anche in italiano, state tranquilli.

Ecco! Tenero quanto uno spitz giapponese (stando pure in tema geografico). Il lori lento è tenero quanto uno spitz giapponese, che se non sapete cos’è vi consiglio di passare la vostra vita a guardare i video di questi cani nani che paiono sempre felici e sono tanto teneri quanto... (continua)

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