"Il seggio vacante" di J.K. Rowling

Per molti autori è difficile cambiare genere letterario; per il pubblico è più facile inscatolarli in una determinata categoria, piuttosto che adeguarsi all’idea che possa esistere anche fluidità nella scrittura, che non tutto si può etichettare. Ma questa impresa risulta particolarmente ardua per gli scrittori che sono considerati dei veri e propri pilastri, coloro insomma che hanno contribuito a definire gli standard di un determinato genere letterario. Questo è proprio il caso di J.K. Rowling, autrice inglese che tutti conosceranno come la “mamma” del maghetto più celebre della letteratura, Harry Potter. Per quanto non possa piacere a tutti, non si può certo dire che la saga ambientata ad Hogwarts non abbia rappresentato una pietra miliare del fantasy. Però, forse, la definizione riduttiva di scrittrice di libri fantastici, e per ragazzi, anche se poi apprezzati da un pubblico molto ampio, alla Rowling stava un po’ stretta. Per questo ha scritto una serie di romanzi gialli, di cui forse parlerò in un mio prossimo articolo, e un piccolo gioiellino letterario, “Il seggio vacante”, uscito nel 2012.

E’ difficile definire questo romanzo, forse è stato proprio questo l’intento ribelle dell’autrice: il primo aggettivo che mi viene in mente è sicuramente corale. Una moltitudine di personaggi agisce all’interno di questa vicenda, tutti egualmente importanti, perchè la vera protagonista è la cittadina inglese che fa da ambientazione, Pagford. L’inizio è il più tragico che possiate immaginare, pur essendo totalmente naturale: Barry Fairbrother, cittadino modello, muore il giorno del suo Anniversario di matrimonio per un’ aneurisma celebrale. Al di là del vuoto che provoca nel cuore della sua famiglia, la sua dipartita crea anche un’importante circostanza, un seggio vacante nel Consiglio Comunale. Questa circostanza inaspettata crea una guerra subdola tra due fazioni opposte, che cercano entrambe di far eleggere un loro candidato; da un lato l’anziano tracotante conservatore Howard Mollison e dall’altro la progressista dottoressa Parminder Jawanda, amica e collega del defunto Fairbrother. Intorno a loro si muovono tutti gli abitanti della piccola cittadina inglese, chi schierandosi da un lato o dall’altro, e chi semplicemente gestendo i problemi di tutti i giorni. Una vicenda all’apparenza normale, senza particolari sconvolgimenti, ma che proprio nella sua semplicità esprime concetti molto profondi.

Per quanto riguarda l’argomento di prima, riguardante la letteratura per ragazzi, credo che la Rowling non potesse scrivere un romanzo più per adulti di “Il seggio vacante”; il primo impatto è un senso di crudezza e di squallore totalmente nuovo alle opere di questa autrice, che sembrasse sempre voler dare ad intendere che in tutti c’è del buono. A Pagford non è così:i personaggi sono quasi tutti meschini, vili, spinti da egoismo; l’unica anima buona e pura sembrava essere il consigliere Barry Fairbrother, che esce di scena ancor prima che il lettore se ne renda conto. In realtà, proseguendo nella lettura, ci si accorgerà che non tutto è così negativo come sembra. Tuttavia, l’affresco cittadino risulta molto realistico e attuale; si affrontano temi importante come la tossicodipendenza, il cyberbullismo, i problemi mentali e gli abusi sessuali sui minori. Pagford diventa allegoria del mondo contemporaneo, con le sue contraddizioni e le sue guerre, ma dove non può mancare la speranza in un futuro migliore. Un’opera ricca e completa, che piacerà ai fan di Harry Potter, ma anche a chi un po’ sta antipatico, magari perchè lo trova troppo perfettino.


J.K. Rowling, Il seggio vacante, 2012, Salani

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