Il segreto di Lady Audley - polpettone vittoriano per l'estate

Dal diario di Virginia Belli:

Questa nuova idea della M. è notevole. Non ci avrei pensato da sola - non penso quasi a niente da sola ormai - ma seguire il suo consiglio, è dura ammetterlo ma è vero, si sta rivelando una gran cosa.
Mi ha detto di fare finta di scrivere per  qualcuno che poi leggerà. Non è facile cominciare eh, mettersi a faticare su qualcosa che è solo per finta. Non sarò mai una giornalista, e questo è un fatto. Anche se dovessi uscire da questa casa, avrei così tanto da recuperare che sarebbe semplicemente da idioti pensare di poterci riuscire. Però la verità è che quando comincio a scrivere divento diversa. Mi concentro, mi informo, anche quando leggo il libro in questione mi trovo a pensare bene alle mie idee al riguardo. Insomma, tutta questa roba delle recensioni dei libri che leggo non è solo una pantomima stupida e inutile. E poi presenta un grande vantaggio: posso scrivere davvero il cazzo che mi pare perché, indovina un po'... tutto questo non lo leggerà mai nessuno!!!

Nell'Inghilterra dell'Ottocento si era sviluppato un nuovo genere di interesse letterario, sia tra le classi più abbienti che tra la working class: il sensational novel, che potremmo tradurre con "romanzo di sensazione". Lo scopo di questa letteratura era far accelerare i battiti e tremare i polsi dei lettori, in un modo però diverso dall'horror vero e proprio: niente mostri, niente vampiri, bensì trucidi omicidi, furti clamorosi, pulsioni nascoste nella mente di all'apparenza rispettabilissimi individui. Tutto quello che c'era di moralmente inaccettabile nell'epoca vittoriana veniva ricercato, e pure nelle sue forme più esasperate, nelle letture d'evasione. Da sempre d'altronde, l'omicidio e i crimini truci ci terrorizzano nella vita reale ma ci affascinano incredibilmente nella finzione: sono tra le storie più interessanti e sono chiuse e finite tra le pagine di un libro. Non ci toccano se non nella misura che noi permettiamo loro di fare - e cerchiamo che ci tocchino molto, almeno (anzi, meglio: soltanto) mentre leggiamo.

La "regina" del genere fu negli anni Sessanta Mary Elizabeth Braddon, una delle più prolifiche autrici del Diciannovesimo Secolo. Scriveva romanzi che per il loro costo erano destinati (perché i soli a potervi accedere) alle classi agiate, ma anche romanzi a puntate o racconti in quelli che sarebbero diventati famosi come i penny dreadful, giornaletti da appunto un penny o poco più, quindi destinati alle classi povere, e poco istruite per questo motivo, che cercavano divertimento a basso prezzo.
I romanzi in tre volumi per la middle class avevano la pretesa di essere ben migliori di quelle storielle assurde. Di certo non potevano essere peggio, ma agli occhi del lettore contemporaneo non possono che apparire melodrammatici e implausibili.
Vuol dire che non è divertente leggerli? Affatto.

E' il caso de Il segreto di Lady Audley, il primo bestseller della Braddon. L'autrice dichiarò di essersi fatta ispirare da una dimora di campagna perfettamente rispettabile e soprattutto, per la scena cruciale, da una tranquilla passeggiata lungo un viale alberato ameno e pacifico che costeggiava un laghetto: un posto così non poteva che suggerire qualcosa di "sconcertante". A qualcun altro è venuto in mente Shining?
Nulla di Shining però qui... se non si appartiene alla middle class vittoriana inglese. Come potrebbe sconvolgerci una storia come quella di Lady Audley?

La trama a questo punto è dovuta. George Talboys è un giovane partito per l'Australia povero in canna per cercare la sua fortuna. Dopo essere diventato ricco in conseguenza di innumerevoli sforzi - valore tipico della borghesia dell'epoca - torna in Inghilterra dalla sua adorata moglie, ma viene a sapere che è morta. Il suo vecchio compagno di scuola Robert Audley, indolente e senza scopo nella vita ma tuttavia personaggio buono e amorevole, si prende cura di lui e lo invita a Audley Court, la dimora di campagna di suo zio, che si è appena sposato con una incantevole fanciulla dal triste passato di istitutrice. Durante la visita, George scompare nel nulla, e Robert si dedicherà anima e corpo alla scoperta di cosa sia successo all'amico.

Avete già capito tutto, vero? Il titolo stesso è rivelatore. Eppure la lettura è gradevole. La scrittura è facile e leggera, scorrono gli eventi ma anche le riflessioni di Robert, nulla di troppo complicato, e accompagnamo il nostro buffo eroe passo passo nella scoperta, interessante se non altro per la ricostruzione del "come", se non del "chi".
Il lettore vittoriano avrà sperimentato le stesse sensazioni, calandosi nel ruolo di assistente investigatore.

E' interessante sottolineare soprattutto questo fatto: la polizia non verrà mai interpellata, e tutta l'indagine verrà condotta da Robert stesso con l'aiuto casuale di amici e della sorella di George. E' importante perché all'epoca la figura dell'ispettore di polizia era vista con sospetto e profonda irritazione. Il detective proveniva dalla working class e si guadagnava da vivere ficcando il naso e portando scompiglio e scandalo nelle vite serene della borghesia, rivelandone l'ipocrisia. La Braddon nei penny dreadful tratterà la figura dell'ispettore come quella del portatore della Verità e soprattutto della Giustizia - elemento importante perché spesso mancante nella vita della povera gente - ma nei suoi romanzi per le classi agiate lo dipingerà sempre con distanza sospettosa, oppure lo eliminerà come nel caso di Robert: è l'erede della fortuna dello zio, amatissimo, sempre accolto a braccia aperte e il cui consiglio è sempre ascoltato - almeno finché...

Per concludere, Il segreto di Lady Audley è un bel polpettone. Ma strano a dirsi, perfettamente indicato per la stagione estiva.

[La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

 

Ericucci
"Scopri chi sei, e cerca solo di non avere paura di esserlo". Lo dicono in una commedia romantica americana degli anni Novanta, quindi deve essere proprio vero.

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