Selvaggia Lucarelli, novanta (la paura!)

Da tempi immemori la comunicazione pone questioni etiche, morali e di costume che vengono affrontate nella maniera più semplice possibile: quella popolare. È indubbio che se voglio comunicare io lo faccia seguendo miei parametri del tutto personali, giocando sul filo sottile tra dato oggettivo e parere personale, infiltrando tra le righe messaggi che so che attizzano la schiera dei miei lettori. Analogamente succede la stessa cosa con i social network, dove l'esplosione di meme, contenuti vari e umoristici, hanno creato delle comunità anche di centinaia di migliaia di follower; pagine di gruppi autogestiti, di partiti, di razzisti espliciti, di ironia sessuale, di cultura fino al trash più scadente. Ognuno può scegliere dove andare, gli algoritmi poi ci aiutano a definirci la strada da percorrere in base ai nostri interessi, ma questo è un ulteriore aspetto che non tratterò ora. Esiste un evidente mancanza di attenzione al problema della fruizione dei contenuti online da parte della generazione dei più piccoli (di cui la nostra Cecilia parlò qui), ma a quanto pare nessuno invece si pone il problema di come sia pericoloso navigare in questo mare di melma per gli "anta", capeggiati dalla sempre presente Selvaggia Lucarelli (di cui parlai attraverso l'Ubriaco qui). La paladina del cyberbullismo che bulleggia a sua volta, quella che posta gli screenshot degli insulti che riceve, quella del giusto contro lo sbagliato, quella che si accanisce contro pagine Facebook facendole chiudere con accanimento giustizialista tipica degli ignoranti, intolleranti e beceri con quel finto perbenismo da vomito. Ora più che mai è esploso, grazie appunto ai social, l'analfabetismo funzionale, che la cara Selvaggia (e devo ammettere che in questo è geniale) riesce a mascherare tramite le sue finte battaglie di trasparenza e giustizia sociale. Ma questo atteggiamento, oltre che essere moralmente deprorevole, è pericoloso, genera divisioni, razzismo e ignoranza, nascosti dietro il nome di un buon giornale che pubblica i suoi deliri, puliti come la finta coscienza civile e morale che vorrebbe palesare, ma che invece nasconde l'evidenza sbattendola in piena faccia così che nessuno se ne accorga. Allora capita che parli di violazione della privacy, di lotta al bullismo, ma non si crea nessuno scrupolo ad aprire l'account privato Twitter del suo passato fidanzato (che troverete a fine articolo). Oppure si rivolge con epiteti denigratori a chi non concorda con lei, spesso anche a ragazzi molto giovani, o screenshottando contenuti personali presi dal diario del suo detrattore di turno. Però abbasso il bullismo! Siamo invasi da insulti gratuiti, e non giustifico assolutamente la violenza verbale di cui è invasa la Lucarelli, ma quello che sembra è che a lei non interessi ricercare una soluzione, creare un percorso civile o educativo, ma semplicemente cavalcare l'ondata di ignoranza per rispondere con altra ignoranza, come dimostra il caso della chiusura della pagina Sesso Droga e Pastorizia, il suo capolavoro mediatico.

Le armi usate sono le più banali e vincenti: focalizzare l'attenzione su un problema serio in maniera superficiale, mischiare il reale creando una notizia falsa sull'onda dell'entusiasmo collettivo, bullare i presunti colpevoli attraverso una gogna mediatica, in pieno stile punitivo fascista. Ripeto, non solo è moralmente grave e deprecabile, ma è un atto di bullismo impari dato che se la prende con ragazzi che non fanno niente di male, mediaticamente più deboli e sostanzialmente ingenui. Grave perché la questione privacy e della famosa bibbia 4.0 (l'ultima versione) è un tema molto serio, e dato che probabilmente (come dice lei stessa), si tratta anche di minorenni, forse è il caso di trattare l'argomento in maniera delicata e con delle valide argomentazioni; in secondo luogo, non è ammissibile far passare il messaggio che gli autori di questa bibbia siano gli admin di Sesso Droga e Pastorizia, dato che non è assolutamente vero; terzo punto la modalità degli attacchi, dove per sostenere la sua tesi posta l'8 marzo, in occasione della festa della donna, un video di denuncia culturale in cui uno degli admin sproloquia ironicamente sulle donne. Peccato che il video è datato, poi è fatto sulla base dell'ironia della pagina, ed è inutile fare della falsa morale sulle donne presenti in quella tavolata e incitare alla riflessione; sicuramente può non piacere tale ironia, ma è anche quello il successo della pagina e non deve essere accettato o deprecato, se non ti piace non li segui. Punto. Decontestualizzare un contenuto e cavalcare l'onda di un problema tanto serio sulla violenza, sul bullismo e violazione della privacy è squallido, i modi poi sono inequivocabili e l'arroganza verbale con cui si palesa la finzione di Selvaggia dovrebbe far riflettere. Mai spiega la differenza tra postare come admin (quindi pubblicare direttamente un contenuto) e invece chi commenta, magari facendo girare materiale ambiguo (che poi viene cancellato dagli admin stessi); fatta questa doverosa premessa e che le accuse sono infondate (stiamo parlando anche di pedo pornografia), perché aizzare i propri follower contro dei presunti criminali? Non sarebbe più elegante e costruttiva una riflessione programmata, delle denunce alla polizia postale, un'inchiesta giornalistica seria insomma? Perché mettere in piazza i presunti colpevoli (che poi non lo sono)? Basta ergersi a paladina per essere migliore? Postare gli insulti non fa di te una persona migliore, anche perché quegli insulti sono gli stessi che ora si prendono loro. È davvero costruttivo tutto questo? O è semplicemente un modo (abusato dai più) di mantenere alta l'attenzione su di sé?

In tutta questa montatura non ho letto una sola riflessione costruttiva, una possibile chiave di lettura del fenomeno del revenge porn (di cui la nostra Cecilia trattò qui) e del disordine mentale, culturale e sociale che attanaglia il pubblico giovane sul web; così facendo invece, i suoi deliri sono zeppi di like dei disagiati adulti (di cui purtroppo nessuno si occupa) che le permettono di stare sulla cresta dell'onda melmosa che ci propina. Per dare un peso reale di quello scritto finora, di seguito il suo post di cui parlavo prima:

Oggi pensavo a un cretino incrociato sulla mia strada su cui non darò dettagli, a parte l'aneddotica che lo riguarda.
Questo cretino aveva una protesi fissa ed era il suo cellulare. Era il classico tipo "a me non frega un cazzo di quello che si dice di me" e poi se qualcuno gli scriveva "fai cagare" si iscriveva al gruppo di sostegno "I pilastri dell'autostima".
Era uno di quelli a cui potevi ballare la lapdance in perizoma e lui cmq guardava più messenger che il palo. A ripensarci non ho mai ben capito cosa mi piacesse di lui. Probabilmente non mi piacevo abbastanza io.
Comunque, una sera ero a cena fuori col cretino. Il cretino ha passato tutta la cena a guardare il telefono. Dava un morso alla bistecca e controllava twitter. Mandava giù un sorso d'acqua e controllava twitter. Inforcava una foglia di insalata e guardava twitter. Se a un certo punto io mi fossi alzata e si fosse seduto Rino Gattuso al posto mio lui non c'avrebbe fatto caso.
Ad un certo punto, verso metà cena, il cretino va in crisi. Si consuma il dramma. I cuochi spengono le fiamme in cucina. Le persone smettono di conversare. I pesci nell'acquario galleggiano a pancia in su. I menù sono soggetti ad autocombustione.

E tutto per il seguente, drammatico motivo: non gli va più twitter. Prova a scorrere l'home ma si inchioda. Non può più sapere cosa twitta Adinolfi, cosa retwitta Fedez, a chi risponde Gasparri. E' scollegato dal mondo.
Io fingo di rammaricarmi molto, provo a dargli una mano ma in effetti il suo cellulare ha una specie di bug che deve colpire scientificamente gli stronzi che controllano i cellulari ripetutamente durante la cena e allora gli faccio una proposta: loggati dal mio.
Lui esita un po' , gli dico "poi ti slogghi eh", lui dice no, ma poi l'astinenza da tweet è più forte di lui.
Prende il mio telefono e controlla se nel frattempo su twitter Bill Gates abbia cominciato a seguirlo. Finita la cena fa per ridarmi il telefono ma naturalmente prima tenta di sloggarsi. E dico "tenta" perché per ragioni misteriose non si riesce ad uscire dal suo profilo twitter. Spengo perfino il telefono e lo riaccendo ma nulla. Elimino la app di twitter e la riscarico, ma mi appare sempre lui. Va avanti così per 1 ora. Lui dapprima è nervoso, poi molto nervoso, poi isterico, poi nel panico. Quando capisce che il ristorante sta chiudendo e io gli spiego che devo andare a dormire, ha l'espressione del produttore di La La Land quando gli dicono che era la busta sbagliata.

"Dai, domattina andiamo alla Apple e capiamo insieme il problema", gli dico.
Lui balbetta qualcosa. Io lo rassicuro sul fatto che NON mi farò i cazzi suoi su twitter, e poi in fondo stiamo parlando di twitter, cosa dovrà mai nascondere uno su twitter?
Lui mi lascia con dolore e non certo perché gli mancherò, io lo rassicuro ancora, salgo in macchina, salgo in casa e naturalmente apro twitter.
E che cazzo. Uno ha il panico negli occhi di chi si sta schiantando con un Boeing su una fabbrica di giochi pirotecnici solo perché mi lascia twitter aperto e io faccio la gnorri? Se avesse simulato serenità io neppure avrei guardato, ma se manifesti colpevolezza so' cazzi tuoi.
Già sul mio display avevo tre notifiche di posta twitter con preview. Credo siano abbagli. Apro la sua posta twitter. Penso che sulla posta privata instagram di Chiara Ferragni ci sia meno traffico. Solo donne. Di tutte le età, colori, estrazione, fiori, frutta, qualità. Il messaggio più aulico è "Dopo vengo a casa tua e ti scopo".
Sono sincera. Non l'ho preso neppure come un tradimento. Era una tale costellazione di squallore misto a bulimia sessuale con una spruzzatina di proposte da sfigato in cerca di conferme che ho spento il telefono e sono andata a dormire.
Il giorno dopo lui mi ha chiamata con la prudenza nella voce di quello che cerca di capire se ho visto. Io faccio finta di nulla. Gli do appuntamento alla Apple. Quando siamo lì davanti fa per baciarmi e gli dico "Ho visto tutto. Fatti curare. ".
Entriamo alla Apple come due che vanno in tribunale per firmare il divorzio. Il tizio di Apple cerca di capire. Dice che è un bug. Dopo un'ora facciamo delle prove, sembra tutto risolto.
Usciamo dalla Apple, lui mi dice che non è quello che sembra. Che mi ama e blablabla. Che cambierà. Io gli dico che devo andare, ho un pranzo di lavoro.
Arrivo al pranzo di lavoro, mi siedo, poso il telefono sul tavolo in bella vista e mentre parlo mi si accende il display. La preview del messaggio privato su twitter è "Stasera ti metto a pecora". La persona che era a pranzo con me lo legge. Cerca di spiegare che non era per me ma ormai il tizio davanti a me si convince che avrò una serata da erbivora.
Insomma.
Il bug era ancora lì. E pure il coglione che era in lui.
Naturalmente prima di spiegargli la situazione ho aspettato un paio di giorni. In quei due giorni ho dovuto togliere le preview messaggi dal mio cellulare. Poi, quando ho accettato di rivederlo perché ti amo blablablabla, quello non ero davvero io blablabla, l'ho fatto parlare per un'ora. Finito di parlare gli ho detto: "bene, ora però torniamo alla Apple perché il bug c'è ancora".
Se aveste visto la sua espressione sul volto quella mattina, oggi quella di Sandra Milo quando dice "Chi? Cirooooooooo!" vi sembrerebbe di compunta rassegnazione.
Morale: i bug, certe volte, sono più utili di certi uomini.
P.s.
E se avessi ancora quel bug attivo?! Pauraaaaa.

Praticamente chiama cretino il tizio sin dall'inizio (ma credo che sia accettabile dal canto suo e non la giudico [come invece farebbe lei a parti invertite]) viola la sua privacy senza giustificazioni, ma anzi rivendica con spavalderia questa sua arroganza. Chiude dandogli del coglione. Insomma, questa è la paladina dei diritti della privacy, del bullismo, del revenge porn e della pedo pornografia. Kaffeeeee!!!!111!!!11!1!

PS: la sua ironia però è politicamente corretta

Leave a reply

*