Semplicemente Diogene

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Questo tempaccio di pioggia misto a sole, con l’umidità che mi attanaglia le ascelle, tempra il mio nervoso. Mi trovo da Lloyd, e in attesa del grande incontro (di cui vi parlerò se sarò ancora vivo), faccio la scorta di benzina. Inizio, inizio con la goccia poi mi trovo in fondo alla boccia. Dick scalda la folla con i suoi discorsi sull’ascetismo e l’importanza di una vita semplice; quando un cliente gli fa notare che l’alcol non è proprio un segno di negazione verso i vizi, la sua risposta rimane composta: “ci vuole sempre qualche cosa da bere, ci vuole sempre vicino il bicchiere”. La risposta che ne riceve non è delle più cordiali: “ma va là vecchio ubriacone! Sei solo un cane!” Ho paura, tutti ne abbiamo e improvvisamente il silenzio pesa sulle nostre membra. Dick si slaccia i calzoni e gli piscia addosso. Il genio si palesa nuovamente sotto forma di piscio, ma stavolta non ci sono sbirri e la rissa che ne segue è destinata a fare storia per le generazioni future. Sorrido, e credo di essere l’unico in quella massa di bifolchi ad aver colto la citazione: oggi parliamo di Diogene di Sinope.

Di lui, come accade con molti personaggi antichi, sappiamo ben poco, in quanto esiste una sola sua biografia fornita da Diogene Laerzio e pochi scritti discordanti riguardo la sua opera e formazione; tra tante discordanze, di natura filosofica, emerge una figura bizzarra e fuori dal coro, al di là delle molte sfaccettature tipiche del pensiero antico. E’ chiaro che siamo nell’antica Grecia, tra il 400 e il 300 a.C e la sua vita in realtà altro non è che una serie di aneddoti tramandati attraverso i secoli, utili per capire chi è realmente il nostro amico. Figlio di un cambiavalute, a causa della contraffazione di alcune monete, è costretto all’esilio o a scappare (non è ben chiaro) da Sinope di cui è originario, e comincia il suo viaggio, che lo consacrerà a filosofo mendicante. Ad Atene, dopo audaci insistenze, diventa allievo di Antistene, rude maestro che insegna anche ai semi cittadini nel suo ginnasio Cinosarge, che significa cane agile, da cui deriva il termine cinici con cui vengono chiamati i suoi allievi. Vive una vita semplice, di privazioni ad ogni lusso o vizio, individuando i modelli di vita naturale negli animali, nei mendicanti e nei bambini. Vive in una botte scoperta, senza beni o ricchezze e svolge le sue naturali funzioni fisiologiche in pubblico, senza la benché minima vergogna. La sua scuola è la vita, il suo insegnamento come porsi nella pratica, senza troppe prediche, ma attraverso battute spontanee o gesti eclatanti. Durante uno dei suoi spostamenti, viene fatto prigioniero a Corinto e venduto come schiavo a Xeniade, diventando il tutore dei suoi figli. Vivrà a Corinto fino alla morte, avvenuta all’età di circa 90 anni. Come detto, la sua vita ci viene tramandata attraverso alcune testimonianze, soprattutto di Diogene Laerzio, quindi per capirlo meglio di seguito ne riporto alcune.

Una volta Antistene levò contro di lui il suo bastone, ma Diogene gli offrì la testa dicendo: “Batti pure; non troverai un legno così duro col quale tenermi in disparte, fino a che non ti apparirà il caso di dirmi qualcosa”.

Quando una volta osservò un ragazzo che beveva dal cavo della mano, prese la ciotola dalla bisaccia e la scagliò via dicendo: “Un ragazzo mi ha vinto in parsimonia”. In un’altra occasione buttò via anche la catinella osservando un giovane il quale, poiché aveva rotto la propria scodella, metteva la sua porzione di lenticchie nel cavo di un pezzo di pane.

Una volta che prendeva il sole nel Craneo, Alessandro Magno standogli davanti gli disse: “Chiedimi quello che vuoi”. Al che Diogene rispose: “Non farmi ombra”.

A chi cercava di sapere da lui a che ora si deve far colazione, rispose: “Se sei ricco quando vuoi, se sei povero quando puoi”.

A coloro che gli consigliavano di andare in cerca del suo unico schiavo che era fuggito, soleva dire: ”E’ ridicolo pensare che Mane possa vivere senza Diogene, e che invece Diogene non potrà vivere senza Mane”:

Richiesto di dove fosse, rispose: “Sono cittadino del mondo

Richiesto di quale sia la cosa più bella tra gli uomini, rispose: “La libertà di parola”.

Insomma, come abbiamo capito, il nostro amico è un personaggio fuori dagli schemi per l’epoca, senza timori referenziali verso nessuno, schietto nel praticare la sua filosofia, un po’ estremo (forse non avrei gradito vederlo masturbarsi) ma fottutamente trash.

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