"Il sentiero dei nidi di ragno" di Italo Calvino

Quando studiamo la storia, a scuola ad esempio, sono i grandi avvenimenti che ci colpiscono: le guerre, le sconfitte, le conquiste, e su questi concentriamo la nostra attenzione e, di conseguenza, sono i grandi personaggi quelli che ricordiamo. Tutti conoscono i nomi di Napoleone, Colombo o Winston Churchill, ma quanti conoscono i nomi dei loro soldati, dei loro marinai, dei loro assistenti? La storia è decisamente impietosa da questo lato; non tiene conto di tutte le persone normali che vi partecipano e che ne cambiano le sorti in un certo qual modo, pur restando appunto quasi sempre nell’ombra. Forse anche per questo motivo, molto spesso gli scrittori si sono occupati di raccontare il loro punto di vista, degli sconfitti, delle vittime, dei dimenticati; e chi meglio di un bambino per raccontare un evento così complesso come la Seconda Guerra Mondiale? A questo deve avere pensato Italo Calvino quando nel 1946 scrisse “Il sentiero dei nidi di ragno”, pubblicato la prima volta nel 1947, a cui seguirono altre due edizioni, fino alla definitiva del 1964.

Italia, 1943. In un piccolo paese ligure della Riviera di Ponente, Sanremo, tra valli, boschi e luoghi impervi dove la lotta partigiana è più forte, Pin è un bambino ligure di circa dieci anni, orfano di madre e con il padre marinaio irreperibile, abbandonato a se stesso e in perenne ricerca di amicizie tra gli adulti del vicolo dove vive, e dell'osteria che frequenta dove viene preso in giro da tutti: Pin è canzonato a causa delle relazioni sessuali che la sorella prostituta, la Nera di Carrugio Lungo, intrattiene coi militari tedeschi. Provocato dagli adulti a provare la sua fedeltà, Pin sottrae a Frick, un marinaio tedesco amante della donna, la pistola di servizio, e la sotterra in campagna, nel luogo, sconosciuto a tutti, in cui è solito rifugiarsi, dove i ragni fanno il nido. Il furto sarà poi causa del suo arresto e dell'internamento in prigione. Qui conosce Lupo Rosso, un giovane e coraggioso partigiano, che lo aiuta ad evadere ma lo abbandona nel bosco, finché non incontra Cugino, un partigiano solitario alto, grosso e dall'aria mite. Questi lo condurrà sulle montagne, al gruppo segreto di militanti partigiani a cui appartiene, il distaccamento del Dritto. Qui Pin entra in contatto con una folta casistica umana di antifascisti, dalla dubbia eroicità e caratterizzati dai più comuni difetti umani: Dritto il comandante, Pelle, Carabiniere, Mancino il cuciniere, Giglia la moglie di Mancino, Zena il lungo detto Berretta-di-Legno o Labbra di Bue, e così si sistema presso di loro. Da qui inizieranno le sue avventure, che lo porteranno in un lungo viaggio di formazione personale.

Questo primo libro di Italo Calvino, scritto subito dopo la fine della guerra, è molto scorrevole, i dialoghi, scritti con un linguaggio quotidiano spesso scurrile, si alternano a descrizioni minuziose dell'animo dei personaggi principali e dei luoghi dove si svolgono le azioni di guerra. Calvino sceglie di raccontare e descrivere i fatti e le paure di una guerra visti dal “basso”, da chi non può nulla nei conflitti eppure è costretto a farvi parte: l'ottica è quella di un bambino. Dietro lo sguardo un po' spaesato di Pin c'è la vicenda biografica di Italo Calvino che, giovane universitario di estrazione borghese, lascia gli studi ed entra nella Resistenza, in clandestinità vive a contatto di operai, gente semplice, condividendo la vita partigiana ma facendo parte inesorabilmente di un altro mondo. Un punto di vista inedito ma valido su uno degli eventi più sconvolgenti del secolo scorso.

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, Einaudi, 1964

 

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