Senza morte non c'è vita

Pensa che a noi accade la stessa cosa: la vita conduce alcuni molto rapidamente alla meta cui, anche indugiando, dovevano giungere, altri li consuma e li tormenta. La vita non sempre va conservata: il bene, infatti, non consiste nel vivere, ma nel vivere bene. Perciò, il saggio vivrà quanto deve, non quanto può. Osserverà dove gli toccherà vivere, con chi, in che modo e che cosa dovrà fare. Egli bada sempre alla qualità della vita, non alla lunghezza.”

Così circa duemila anni fa Lucio Anneo Seneca si esprimeva in merito al suicidio ed alla morte. Parole simili a quelle pronunciate da Fabiano Antoniani, noto ormai come Dj Fabo, che chiedeva da mesi alla nostra classe politica di lasciargli la decisione di rinunciare alla vita in seguito ad un incidente automobilistico che, dal 2014, l’aveva costretto cieco e tetraplegico. Ad assisterlo e supportarlo, la fidanzata Valeria e l’Associazione Luca Coscioni che da anni si batte per varie cause relative alla libertà di ricerca scientifica e al supporto di  affermare il diritto alla scienza e all'autodeterminazione individuale seguendo come guida i diritti umani, civili e politici delle persone malate e con disabilità.

Dj Fabo è morto questa mattina, in una clinica Svizzera, lontano da casa, lontano da Valeria. Al suo fianco Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione, che da ora rischia fino a 12 anni di reclusione per “l’aiuto al suicidio” punito dalla legge italiana. Un fatto che ha infiammato nuovamente il dibattito sull’eutanasia ma soprattutto sul testamento biologico. Quest’ultima tematica, in discussione con vari rinvii in Parlamento, si riferisce in generale al diritto di redigere una Dichiarazione anticipata di trattamento ovvero di disporre anche senza un atto notarile come intervenire qualora ci si trovasse incapaci di intendere e di volere oppure in condizioni terapeutiche invasive.

In aiuto arrivano due articoli della Costituzione Italiana. Innanzitutto, l’Articolo 32 che dichiara che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e pertanto, in condizioni di capacità di intendere e volere un cittadino può rinunciare ad un trattamento: condizione che viene a mancare dal momento in cui la persona stessa diventa dipendente dalla condizione sanitaria.
Questi continui rimandi tuttavia portano alla luce un problema ben più profondo: il disinteresse di qualsiasi classe politica di tutelare i diritti della persona. Quel che aggrava questa affermazione è che tra i diritti inviolabili sanciti dalla stessa Costituzione troviamo l’Articolo 2 – esente da qualsiasi modifica o riforma – a ricordarci che: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Leggere la parola “uomo” ci porta all’Articolo 13 che richiama la libertà personale e all’inviolabilità della stessa.

Mentre trascrivo queste norme mi chiedo: com’è possibile che a Fabiano siano stati negati dei principi fondamentali riportati nella Costituzione stessa? Purtroppo però, ponendomi questa domanda, di fronte a me si è aperto un ginepraio di storie, vicende, fatti di cronaca accomunati non solo dal Bel Paese, non solo dal testamento biologico ma da un più generale rinvio a oltranza di moltissime problematiche legate al diritto che, in quanto uomo, ognuno di noi porta come nel d.n.a.

Dall’assistenza sanitaria alla situazione dei disabili, dall’utilizzo di soldi pubblici accanimento terapeutico, dal Giuramento di Ippocrate all’eutanasia silenziosa1 fino ad arrivare al recente caso di concorso per medici non obiettori nel Lazio. Fermandoci un attimo sulla questione aborto: è dal 1978 che la legge 194 rende legale l’interruzione di una gravidanza entro certi limiti, tuttavia ad oggi ancora i medici obiettori sul territorio nazionale superano il 60% (sfiorando il 90% in certe regioni), percentuale per cui l’Italia ha ricevuto un richiamo dal Comitato europeo dei diritti sociali rispetto alle norme presenti nella Carta sociale europea. Com’è possibile, ci chiediamo, che dopo quasi quarant’anni ci siano ancora intere zone in cui le donne non possono godere di questo diritto, per altro che dovrebbe essere fornito dalla Sanità Pubblica, mentre invece il Ministero della Salute si prodiga per il Fertility Day e i relativi problemi di fertilità?

Arrivati a questo punto so cosa starà pensando la maggior parte di voi: viviamo in uno Stato Confessionale travestito da Laico. In parte è vero, quantomeno guardando i numeri relativi alla legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, ma non possiamo dire lo stesso in merito alla caotica situazione che separa un adulto dalla vita alla morte. Se da anni medici, associazioni, giuristi e cittadini si mobilitano per le questioni relative alla bioetica ed ai diritti dell’uomo, non è certo la religione ad incidere su questo eterno procrastinare delle istituzioni. Guardando il dettaglio infatti è vero che la religione paragona l’eutanasia all’omicidio2, ma è anche vero che viene anticipata in tutto il mondo da un più ampio dibattito filosofico: quello sulla morale. Se il termine eutanasia deriva infatti dal greco “buona morte” e nell’antichità era pratica diffusa, ora è appunto necessaria la bioetica per affrontare la tematica. Nel caso specifico dell’Italia, sarebbe forse davvero sufficiente prendere seriamente in considerazione la validità di un testamento biologico per snellire i compiti di giuristi, magistrati, medici e aziende ospedaliere, lasciando quindi libero l’individuo, ancora nel pieno delle capacità di intendere e volere, di decidere la sua sorte nel caso di un avvenimento drammatico. Questo piccolo passo permetterebbe anche una valorizzazione del libero arbitrio. Appurato che esso è un valore inviolabile dell’essere umano, è ormai scientificamente provato che l’ambiente e la genetica contribuiscono in larga parte alla sua formazione. Detto ciò con l’introduzione della libertà di scelta, e attuando ovviamente una specifica indagine di effettiva necessità qualora la persona si trovasse sul punto di richiedere l’interruzione delle cure, ci sentiremmo forse più liberi di poter scegliere non soltanto il nostro quotidiano ma anche una parte del nostro futuro, come per altro già avviene con la donazione degli organi.

Concludendo temo tuttavia che questo articolo finirà per aggiungersi a molti altri già scritti in merito, mentre le nostre istituzioni tergiverseranno ancora sull’importante questione bioetica posta anche dal fatto di cronaca odierno. Quel che però ci tengo a riportare sono le parole di Dj Fabo: “provate a farvi legare in modo che siate immobilizzati e bendare in modo che non vediate nulla; se ci riuscite resistete una settimana.
Forse solo di fronte a questo esempio, alla sua messa in pratica ed al nostro livello di sopportazione del dolore fisico e mentale potremmo prendere una decisione eticamente corretta rispetto alle questioni testamento biologico ed eutanasia.
Perché serve empatia, e soltanto mettendosi nei panni del malato, nella sua vita prima e dopo, nella sua quotidianità, nei suoi affetti che si può decidere obiettivamente cos’è eticamente corretto e cosa no.

1 Con eutanasia silenziosa si intende la pratica di cessare determinate cure alimentari o farmacologiche da parte di medici ed infermieri, in modo illegale ma in accordo con la famiglia del paziente.

2 La Chiesa Cattolica condanna invece l’accanimento terapeutico.

Leave a reply

*