Si scrive Koch, si legge cock: la cagna di Buchenwald

Le sorprese ormai hanno smesso di stupirmi, così come le donne, e nonostante ora stia con Lara, la Gradisca riesce comunque a pugnalarmi al cuore. Ormai licenziato dal suo Tiaso, passo intere serate a sbronzarmi da Lloyd, e come due cornuti acciaccati ripercorriamo le nostre vicissitudini, mentre la nostra amata ha scalato tutti i gradini sociali fino ad arrivare al Marchese del Grillo, il boss dei boss, industriale facoltoso, potente e rispettato anche in politica; insomma, un mafioso. Siamo alla prima teatrale del suo ultimo spettacolo, che unisce la sensualità delle sue interpreti alla macabra agonia delle vittime maschili, che come insetti finiscono con il perdere la testa all'apice dell'orgasmo. Un po' gotico, ma tutto sommato con sfumature interessanti, per quanto l'intreccio sia alquanto privo di verve; e va beh, non l'ho mica scritto io. Trionfo atteso, tutti in piedi deliranti, applausi scroscianti, commozione. Poi l'incredibile. La Gradisca, in abito scuro, saluta il pubblico al fianco del Marchese, alto, splendido e viscido, che le strappa il vestito lasciandola a seno scoperto tra lo sgomento generale. La Gradisca ride a squarciagola nel gelo ormai immobile del pubblico, quando un insulto dalla balconata squarcia il silenzio: "Ah zozzi!" . Il malcapitato viene letteralmente massacrato di botte dagli sgherri del Marchese, creando un parapiglia furibondo al quale assisto compiaciuto. I carabinieri arrestano una ventina di persone, viene ricreato ordine e dopo aver ricevuto le dovute riverenze, il Marchese si congeda in attesa dello scandalo: "Scusate, ma io so io, e voi non siete un cazzo". Lo spettacolo, il fuori programma finale, la cagna, mi ricorda una protagonista della crudeltà nazionalsocialista: Ilse Koch.

Figlia di contadini, nasce a Dresda nel 1906, ma la sua ambizione la spinge ad abbandonare il basso ceto d'origine, per aspirare ad una posizione più degna per il suo futuro. Brillante e carina, sposa sin dalla nascita i principi del nazismo, convinta che la grandezza della Germania potesse risplendere anche nella sua vita di operaia; con il suo, chiamiamolo così, piglio, attira le simpatie dei soldati della SA prima e delle SS poi. Saltando da un letto ad un altro, si ritrova sorvegliante e segretaria del campo di concentramento di Sachenhausen, e dopo aver sposato il comandante Karl Otto Koch, può dar libero sfogo alle sue brutali pulsioni. La sua è una vita agiata, come del resto sognava in gioventù, con addirittura gli schiavi che pagano per i suoi tristemente noti capricci; ha un morbosa cultura della bellezza fisica e a seno scoperto passa in rassegna i nuovi arrivati, ma se per caso qualcuno di loro osa guardare le sue nudità, viene massacrato di botte; durante le passeggiate frusta a caso i detenuti, oppure aizza i cani contro povere donne incinte. Ma il sesso è la sua vera ossessione, e di notte organizza orge con mogli e mariti di altri colleghi ufficiali, sadica umilia e tortura i prigionieri dopo aver esaurito ogni perversione sessuale. Nel frattempo continuano le torture nel campo di concentramento ad opera del marito, che procura souvenir macabri per la sua amata; il loro appartamento è decorato di teschi, pelli umane usate come paralume o, se tatuate, come quadri. Il malcontento del terrore serpeggia tra i detenuti, che spesso si trovano in situazioni che non mi accingo a narrare, e piano piano cresce in loro la disperata voglia di ribellarsi. I due coniugi, tronfi dal delirio di onnipotenza, non hanno mai preso nessuna precauzione riguardo la loro libertina guida del campo, pertanto il marito viene richiamato dal comando delle SS, che manda l'avvocato Georg Konrad Morgen ad indagare; oltre alle truci ed inutili efferatezze, l'avvocato scopre un notevole buco di bilancio, assai grave per un gerarca, e su ordine di Himmler sul campo viene fatta piazza pulita anche degli aguzzini. La "cagna di Buchenwald", come ormai viene ricordata, viene prosciolta. Siamo nel 1944, la guerra avanza inesorabile e il campo, dopo la ribellione dei detenuti, è ormai in mano alla Resistenza. Finita la guerra, nel 1947, la Koch viene condannata a quattro anni di prigione, ma dopo averne scontati soltanto due, viene rilasciata. Si scatena giustamente l'opinione pubblica, che per una volta riesce ad ottenere giustizia; viene fatto un altro processo e stavolta la condanna per la cagna è l'ergastolo. Nel 1967, viene trovata impiccata nella sua cella del carcere di Aichach in Baviera.

[Attenzione: La voce narrante di chupiti d'annata è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio della rubrica, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

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