Sì! Viaggiare!

Un ragazzo mi disse una volta che mi amava perché sentiva che io sentivo i miei pensieri. Diceva che la gente spesso i pensieri non li sente, li formula e basta. A volte non li pensa neppure. Li pronuncia e poi li dimentica e li maltratta, come se fossero fazzoletti sporchi. Ho pensato a lui il giorno in cui mi sono accorta di aver riempito le cartine geografiche di sentimenti. Guardare una cartina geografica mi provoca delle vertigini bellissime e insopportabili. Mi piace pronunciare mentalmente i nomi dei posti in cui ho vissuto, fosse per un anno o per poche ore, e vederli animarsi nelle strade che ho attraversato, sorridere con i volti che ho incontrato, ondeggiare con la musica che ho ascoltato. Ogni volta che visito un posto nuovo il suo nome smette per sempre di essere un'astratta e insignificante combinazione di sillabe - comincia a vivere e a riempirsi di memoria. Diventa unico e speciale. Il suo suono acquisisce anima e carattere. Questo eccesso di significato mi provoca vertigini dove dolore e gioia sono talmente intensi che si mescolano e si confondono, e sono assolutamente incapace di dire se sono felice o disperata.

Dopo quasi dieci anni di vita "on the road" sono talmente piena di storie che i confini del mio corpo mi fanno male. Ma il solo fatto di sentire dà un senso totale alla mia vita. Ho sempre ripudiato e temuto la noia, la monotonia e lo squallore. Odio il vuoto. Odio la geometria e l'ordine maniacale. Odio le definizioni. Viaggiare è riempire la vita di disordine, di rumore, di sfumature. Non so dire qual è il mio posto preferito, come non so dire qual è la persona migliore che ho incontrato, o il libro più bello che ho mai letto. Le sfumature sono troppe. Sono troppi i parametri da considerare, se vogliamo essere razionali, e se vogliamo buttarla sul sentimentale le emozioni sono troppo vaghe e incerte. Quando viaggio mi piace camminare per le strade, per ore, spesso a caso, col rischio di perdermi. Non mi stanco mai di camminare - i piedi sono il mezzo di trasporto che preferisco. Mi piace vivere in una città, esplorare la sua architettura e i suoi labirinti, riempirla di nuove abitudini e di nuove voci. Non viaggio mai per riposarmi. Viaggio per vivere, per sentire e per imparare. Per conoscere. Nei momenti peggiori della mia vita, in quei momenti in cui sentivo di non avere più un valido motivo per alzarmi la mattina e continuare a vivere, il viaggio è stato l'unica terapia davvero efficace: quando viaggio ogni secondo del mio tempo è prezioso, e vorrei vivere per sempre.

Viaggio spesso da sola o con pochissime persone, perché non sopporto piani stabiliti quando viaggio. Pur volendo essere conformista per tutta la mia vita, perché il conformismo è comodo, armonico e meravigliosamente facile, sono sempre stata un'inguaribile anticonformista. Per qualche oscura ragione sono sempre in disaccordo con la maggioranza. A volte mi consolo pensando che se l'ordine è piacevole e simmetrico, il disordine è sincero e sublime. Ho passato tanto tempo con me stessa viaggiando. E innumerevoli persone sono entrate nella mia vita, a volte per restarci, a volte per scivolare di nuovo fuori dalla mia esistenza dopo pochi minuti. Ma ora sento di contenerle tutte, queste persone. E ne voglio parlare. Voglio parlare delle persone che ho conosciuto nel mondo e delle cose che ho visto. Delle cose che ho fatto e che ho visto fare. E' più facile scrivere racconti che rispondere alla classica domanda: "Com'è andata? E' stato bello?". Non so mai cosa rispondere a questa domanda, sono sempre in imbarazzo. E' come chiedere di riassumere una vita intera in una parola: c'è sempre qualcosa che non rientra in quella categoria, qualcosa rimane inesorabilmente fuori. E così di solito al mio interlocutore medio rispondo con convenzionali e sorridenti monosillabi e cerco di cambiare discorso. Se poi capita infilo qualche anneddoto qua e là nella conversazione. Gli articoli che scriverò forse sono il mio modo particolare di rispondere a questa domanda che mi perseguita ogni volta che torno da un viaggio. Una domanda legittima e comprensibile, ma molto, troppo pretenziosa. Non mi illudo di saper dare una risposta completa ed esauriente alla domanda, con questi racconti. Ma spero di avvicinarmi almeno un po' alla risposta che vorrei tanto saper dare.

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