Sir, tuk tuk?

Sopravvivo con immenso stupore al probante night bus più il successivo day bus per la modica durata totale di 24 ore e mi ritrovo a Ho Chi Minh, il caos di Hanoi si ripresenta sotto una forma simile, ma ripulita (si fa per dire eh) e quasi altolocata; non è solo smog e puzza quella della ex Saigon, qui nell'aria c'è anche una nota di borghesia. Certo non dura molto, assistere alla prima rissa serale a suon di bottigliate tra un gigantesco russo e quello che ha tutta l'aria di essere un minuscolo vietnamita, che inspiegabilmente esce vittorioso, e il tentato, ma fallito, scippo ai danni della mia amica mi ricordano che sono in una normalissima metropoli che ha un vago sentore occidentale. Ma il mio visto è ormai agli sgoccioli quindi mi tocca lasciarmi alle spalle il Vietnam e i compagni di viaggio, si riparte per la Cambogia, e stavolta sono solo.

La frontiera ha del comico, ci fanno scendere, passare attraverso una porta, risalire sul bus, 15 metri (giuro) di strada, riscendiamo, passiamo per un altra porta, risaliamo e andiamo. Tutto questo senza che nessuno ci abbia controllato i bagagli, con il tizio dell'agenzia di trasporti da cui ho prenotato il bus che ci prende i passaporti prima insieme ai 35$ necessari per il visto e ci riconsegna il tutto a cose fatte. Questa si che è sicurezza! Il mio soggiorno a Phnom Penh è assai breve, un giorno e mezzo giusto per vedere la città che non ha molto da offrire, quindi raggiungo Siem Rep e i meravigliosi templi di Angkor; tutto bello tutto fantastico, sembra di stare dentro un film di Indiana Jones con questi edifici avvolti dalla giungla, con alberi che tentano di mangiarsi letteralmente parti della struttura, la sensazione di brivido che andare ad assistere all'alba dal tempio più bello (presente anche sulla bandiera cambogiani) ti trasmette e poi... e poi torni nel centro città e ti sale la sete di sangue!

Appena metto piede fuori dal l'ostello una marea di persone cerca di vendermi qualunque cosa, dalle calamite per il frigo al figlio secondogenito che in famiglia sta sul cazzo a tutti. I tuktukari poi sono i recordman dell'accollo, si schierano in fila indiana e ognuno ti chiede almeno 3 volte se desideri un tuktuk, al primo dici no, al secondo non rispondi ma al sedicesimo l'unica cosa che ti viene da dire è: MA SE NON HO PRESO GLI ALTRI QUINDICI PREQUALESTRACAZZO DI RAGIONE PENSI CHE VOGLIA PROPRIO TE CHE SEI PURE BRUTTO QUANTO LE PANTEGANE CHE NUOTANO NEL MEKONG? Davvero non capisco con che logica qui pensino che la gente sia più spinta a comprare se gli si fracassa accuratamente e con precisione chirurgia i maroni.
Va beh, pazienza, andiamo avanti, prossima fermata Bangkok, speriamo di riuscire a recuperare la pace interiore o, se non altro, una buona arma da fuoco per rispondere adeguatamente alle proposte assillanti.
Forse la prossima volta racconterò del servizio nelle prigioni thailandesi... chissà.

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