“SPECTRE”

A cinquantatre anni da “Licenza di Uccidere” (1962) siamo giunti alla ventiquattresima missione dell’Agente 007. Come gli appassionati già sanno, i film con James Bond appartengono ad una stessa Saga (caso unico nella storia del Cinema), ma si possono anche vedere senza un ordine preciso - magari cominciando proprio da questo - grazie all’autonomia che ognuno mantiene rispetto agli altri. In occasione della prima italiana, la visione di questa pellicola mi ha offerto la stessa sensazione di una piacevole rimpatriata tra vecchi amici, alcuni dei quali non frequentati per lungo, forse troppo, tempo. Dopo aver ritrovato Felix Leiter in “Casino Royale” (2006) ed in “Quantum of Solace” (2008), Miss Moneypenny e Q in “Skyfall” (2012), ho gioito nel vedere, sia Ralph Fiennes nei panni del nuovo M, sia gli altri ritorni dal mondo di 007. Il film, allo stato attuale, sta battendo ovunque ogni record d’incasso e la spiegazione risulta fin troppo semplice. Come già scritto nei tre articoli tematici pubblicati in agosto (vedere i link sottostanti), il produttore Michael G. Wilson ha dichiarato che l’arrivo di Daniel Craig ha il significato di una ripartenza per il celebre Agente al Servizio Segreto di Sua Maestà. Tale escamotage ha permesso di aggiornare particolari, psicologie, ruoli e di ripresentare personaggi che erano usciti di scena per motivi funzionali o si erano usurati con il tempo.

La sequenza d’apertura a Città del Messico è bellissima ed adrenalitica, così come due terzi della trama. Roma appare intrigante, affascinante e misteriosa, lontana anni luce da quanto apprendiamo dalla cronaca degli ultimi dodici mesi: miracoli del Cinema! Sam Mendes, come nel precedente “Skyfall”, dirige in modo fermo e teso, al fine, non del tutto riuscito, di non lasciare un attimo di respiro allo spettatore. Inoltre, semina qua e là omaggi e riferimenti sottili agli illustri precedenti per diletto dei fans che tengono ben presenti storie e vicende (uno su tutti: la scena nel treno contiene un duplice richiamo a “Missione Goldfinger”, 1965). Il ritmo rallenta con l’arrivo a Tangeri ed è un peccato: Christoph Waltz avrebbe potuto donare al pubblico scintille ben maggiori. Suggestive le scenografie di Dennis Gassner, con particolare riferimento a quelle nel deserto, la cui freddezza sembra mirata a rispecchiare l’animo algido di Franz Oberhauser. Oltre a Daniel Craig, sempre più perfetto nel ruolo, è opportuno lodare il già citato Ralph Fiennes per i tratti con cui definisce il nuovo M (sia burocrate, sia uomo d’azione) ed il trentacinquenne Ben Wishaw, capace di confermare un Q un po’ nerd, ma intelligente, capace, ironico e, a tratti, divertente. A Waltz bastano poche scene per dare spessore ad un nemico che - sono pronto a scommetterci - tornerà presto a scontrarsi con Bond.

A questo punto le domande in attesa di risposta restano due: Craig interpreterà 007 una quinta volta? E quando rivedremo il Capo dell’Unione Corsa, Marc-Ange Draco, con sua figlia?

Consigliato a: chi ama il genere d'azione, spionistico e thriller, ma anche a chi vuole iniziare a conoscerlo; chi ama le serate disimpegnate davanti ad un film che dia soddisfazione. Voto: (00)7.

Se vi siete persi i vecchi appuntamenti con l'Agente Segreto 007:

Parte 1 

Parte 2

Parte 3

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