Sua maestà il Califfo

Tutto bene quel che finisce bene, ma vissero felici e contenti? Non saprei cosa dire, sdraiato sul pavimento gelido, scruto il divano maledetto che mi ha disarcionato. Quelle che erano le mie donne sono salve, io grufolo nella mia quotidiana monotonia colorata, fatta di incontri casuali, ammiratrici dell'ultima ora e selfie con i duri di periferia. Già, ora sono un vip, dopo che la storiaccia finita bene è comparsa su tutti i giornali; inutile sfuggire, l'ho capito subito, quindi tanto vale cavalcare l'onda mediatica, escludendo le testate trash e la televisione spazzatura. Sto aspettando una donna, che ho intenzione di vedere solo stasera, perché ormai non ho più voglia di giocare, poi tanto siamo alle solite: tutto il resto è noia. Maestro, oggi parlerò di te.

Franco Califano nasce il 14 settembre del 1938 a Tripoli durante uno scalo aereo. La sua è un'infanzia difficile, vissuta alla periferia di Napoli, fatta di collegi e continue fughe. Il suo temperamento lo spinge alla continua ricerca del mondo, delle sue sfumature, dei suoi pregi, difetti e vizi notturni; così deve iscriversi ad un corso serale per prendere il diploma, dato che gli orari mattutini della scuola non possono conciliarsi con la sua vita notturna. A diciotto anni muore il padre e lui si trasferisce a Roma, cominciando la rincorsa al successo. In questo periodo comincia a scrivere, principalmente poesie, ma ben presto si rende conto che i soldi fanno un'altra strada; infatti per circa un anno dorme in macchina e non sempre sa come mettere insieme un pasto decente, tanto che va avanti a panini. La vita sembra dura per lui, che intanto si forgia di quello spirito guerriero, libero, sognatore e sensibile tipico di chi soffre ad occhi aperti e che trasmetterà con le sue canzoni, interpretate dagli artisti più disparati. In quegli anni però la capitale della musica italiana è Milano, quindi armato di trenta mila lire e di una macchina scassata, parte alla conquista del capoluogo lombardo. Sono anni intensi, in cui grazie all'amico Minà riesce ad entrare nel panorama artistico milanese, contribuendo alla nascita di un nuovo stile di vita comportamentale, fatto di orari casuali frutto di vite bruciate al massimo, con spaghettate e jam session in piena notte. Matura l'idea di diventare paroliere ed inizialmente non ha alcuna intenzione di cantare, e la sua seconda canzone "E la chiamano estate"  viene portata al successo da Bruno Martini quasi in contemporanea con un altro suo successo "La musica è finita" interpretata dalla Vanoni. Sono anni in cui molti artisti si danno alla musica impegnata e politica, e Franco è molto amico di Luigi Tenco, tanto che il giorno in cui Luigi si toglie la vita, sono nello stesso albergo. Malgrado questo il maestro non è mai stato invitato al Premio Tenco, ma andiamo avanti.

Il talento del Califfo è semplice ed immediato, e dietro la sua arroganza in realtà cela un modo certosino di lavorare, tipico di chi sa il fatto proprio, come testimoniato dai successi  costruiti a tavolino intorno ai vari cantanti che via via gli chiedono canzoni. In tal senso è emblematica la storia di una delle pietre miliari della musica italiana, ossia "Minuetto", dove nessuno riusciva a imprimere un testo degno alla musica meravigliosa già scritta, così, come ultima scelta, viene interpellato il maestro. Per prima cosa il Califfo visiona il materiale dei colleghi, lo studia e trova quelli che secondo lui sono gli errori da correggere; poi chiama Mia Martini e le chiede che momento stesse vivendo in quel periodo, quindi in tre ore scrive il testo. Quando Mia legge le parole, comincia a cantare scoppiando a piangere. Il capolavoro è servito. Califano sfugge da ogni cliché, anticipa i tempi e crea una sorta di personaggio dove non esiste un confine tra uomo e artista, con l'arroganza tipica dei sopravvissuti, duri fuori ma teneri dentro, con la capacità e la preparazione per poter raccontare le storie di tutti, perché il ruolo di un autore è quello di "sfondare la fantasia". La tavola è ormai apparecchiata per il successo personale, che arriva nel 1976 con un'altra perla "Tutto il resto è noia" che trent'anni dopo gli varrà anche una laurea Honoris Causa in filosofia dalla New York University. Favolosi sono anche i suoi monologhi, uno su tutti "La porta aperta", da guardare a riguardare all'infinito.

Un tale personaggio ovviamente piace alle donne, anche perché fisicamente è il tipico maschio italiano che non deve chiedere mai; il maestro ricama su questo aspetto per cavalcare il personaggio ed il successo, che continua inesorabile anche come attore. Nel giro di pochi anni viene arrestato due volte, ma cadono le accuse in quanto il fatto non sussiste in entrambi i casi; in realtà il vizietto non gli manca, così come le frequentazioni negli ambienti più disparati, dai salotti borghesi a quelli di borgata, con tutte le conseguenze che ne derivano. Ma anche l'esperienza del carcere, per quanto terribile, si ripercuote in maniera positiva sulla sua carriera, data la sua natura estroversa, spensierata e sincera; nonostante gli eccessi, i vizi e gli errori, diviene un punto di riferimento anche per i ragazzi e gli uomini in generale, che in lui vedono la vita vera e senza fronzoli di un uomo che vive a testa alta, senza isterismi o piagnistei. Durante la sua detenzione a Rebibbia, Mina gli scrive una lettera toccante, commovente. Seguono anni bui, finché nei primi anni duemila Fiorello, in pieno rilancio artistico, decide di fargli l'imitazione, regalandogli un fine carriera che lo celebra fino al giorno della sua morte, avvenuta il 30 marzo del 2013.

Franco cantava la vita, le emozioni, le angosce e tutti gli angoli remoti dei sentimenti umani e degli animi più disparati, andando a scandagliare in profondità con una semplicità disarmante, e che ci piaccia o no, siamo tutti figli e nipoti del Califfo.

[Attenzione: La voce narrante di chupiti d'annata è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio della rubrica, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

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