"Sul cinema" di Virginia Woolf: un occhio alternativo alla Settima Arte a pochi giorni dagli Oscar

[La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

"Beh, quest'anno sveglio tutta la notte non ci resto. E poi a DiCaprio l'hanno dato, quindi... oh a proposito, hai notato come appena ha arraffato quella statuetta del cazzo è sparito dalla circolazione?” ridacchia Adriano per poi mettersi in bocca un altro biscotto. I dolci a casa di Virginia non mancano mai, ed essendo lui a farle la spesa sceglie sempre i propri preferiti.

Credi che vincerà La La Land? Io devo ancora capire se sia un grande film oppure no… certo che comunque, non essere andata al cinema nemmeno quest’anno...” sospira sua sorella improvvisamente malinconica.

“Se parli di La La Land, non mi preoccuperei, per l’appunto, di non esserci potuta andare” ribatte lui sarcastico, ancora a bocca piena. “E a proposito… il programma di guarigione quale testo prevede questa volta?”

“Sempre molto spiritoso. Ma visto che chiedi...ovviamente qualcosa in tema.”

“In tema di cosa?”

“...come di cosa??”

Sul cinema è l’unione in un sottile volume del 2012, per la collana Minima Volti della Mimesis Edizioni, di due saggi brevi della celebre scrittrice inglese Virginia Woolf, Il cinema e The Craftmanship, tradotti da Sara Matetich che ne cura anche l’edizione con un proprio saggio breve a commento.

La studiosa italiana si propone di rintracciare “nelle riflessioni woolfiane alcuni capitali postille alla sua intera produzione”, quei romanzi sperimentali che, assieme ad altri autori del suo tempo come Joyce e Proust, creavano una nuova forma di romanzo avente al centro il “flusso di coscienza” dei protagonisti più delle loro azioni e degli eventi che li riguardano.

Infatti i due saggi scelti per questa edizione dal titolo forse un po’ fuorviante – ma fedele ricalco del titolo originale – parlano di parole e forme di comunicazione più che del cinema di per sé.
Meglio, se nel primo saggio ci si concentra su cosa significhi portare una storia e un significato attraverso delle immagini animate ben precise su uno schermo, nel secondo si riflette, quasi in un gioco mentale che gira attorno a se stesso, sulla “suggestione”, “il potere evocativo” delle parole, che diventano alla fine per noi “inutili” - nel senso di trasmetterci un utile significato, visto che con le stesse possiamo evocarne di molteplici fino a perderci – ma, allo stesso tempo e per lo stesso motivo, “le uniche che dicono la verità e nient’altro che la verità”.

Tornando al cinema (e divertenti sono le riflessioni sullo strano concetto dei romanzi trasposti in film) il potere evocativo la fa da padrone, un’inquadratura può avere uno e mille significati fondamentali alla storia ma anche, per esempio, alla psicologia del protagonista, e soprattutto, guardando Il gabinetto del dottor Caligari e incontrando “un’accidentale ombra dalle sembianze di un girino”, proveremo più terrore che leggendo “l’utile affermazione” in parole “Io ho paura”.

E così via in un’analisi tra significati e significanti, una lettura stimolante e che incuriosisce, ed è capace di aggiungere alla nostra esperienza delle produzioni cinematografiche - ma anche, per esempio, dei cartelli stradali – una nuova percezione e un nuovo punto di vista.

A pochi giorni dagli Oscar, sembra carino pensarci. Che vinca o no La La Land.

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