The Last of Us - la perla nel letame

In questo articolo voglio iniziare con una premessa: Io vorrei davvero raccontarvi tutto di questo videogame ma non posso, non posso perché ogni parola di troppo rovinerebbe il piacere di, finalmente, giocare a un titolo talmente entusiasmante (a mio parere) che, credo, da anni chiunque appassionato di games aspettava.
Tenterò infatti di spiegarvi esclusivamente in cosa consiste il gameplay e aggiungerò poche considerazioni su quello che ho "provato" nel finire questo prodotto, ma vi invito anticipatamente a NON continuare a leggere se vi fidate del mio parere e di correre a comprarlo, di giocarci, e nel caso di insultarmi (ma non credo che sia possibile).
The Last of Us è un gioco che si presenta come un survival horror, ed io, in quanto famoso "cacasotto", normalmente evito titoli che trattano questo genere; ma per una volta mi sono fatto condizionare dal parere di alcuni articoli e, per vari motivi, ho deciso di acquistarlo. In primo luogo c'è una promozione in un notissimo negozio in franchising che inizia con G e finisce per Stop in cui è possibile acquistarlo nuovo, e sottolineo NUOVO, a circa 27 €. Continuando la lista dei motivi troviamo la mia presa di posizione in cui, alla mia età, ho deciso di mettere alla prova la mia "cacasottaggine" e, infine, la quantità infinita di premi e riconoscimenti che ha ricevuto. Oltre 200 premi, una critica positiva che lo porta a un voto medio di 95 su 100, il premio Drago D'Oro 2013 e miglior sceneggiatura (mica cazzi); ma, se come me vi fidate poco della critica, immagino che questo ultimo punto vi interessi poco.
The Last of Us nasce come esclusiva PlayStation 3 nel 2013, rimasterizzato per PlayStation 4 nel 2014. Gioco della Naughty Dog (gli stessi di Uncharted e Crash Bandicoot) ideato da Neil Druckmann e Bruce Straley. Se già vi siete un po' convinti fermatevi ora!

La trama verte su un classico "trito e ritrito", ovvero l'apocalisse zombie, ma già dopo pochi istanti possiamo capire l'enorme differenza che c'è tra Last of Us e il più classico film sui morti viventi; se tutte le pellicole, i libri e i titoli che trattano questo argomento danno la colpa a un virus, in questo gioco la causa è l'evoluzione di un fungo, un fungo realmente esistente: l'Ophiocordyceps unilateralisora capace di "infettare" anche gli esseri umani e renderli violenti.

Giusto per farvi capire di cosa si tratta.

Faremo la conoscenza di Joel, il nostro protagonista, con cui vedremo l'inizio di questa pandemia per poi essere direttamente proiettati 20 anni dopo.
Non ci è dato sapere cosa è successo in questi 20 anni, possiamo solo immaginarcelo attraverso piccole dichiarazioni che il nostro protagonista fa in maniera totalmente sporadica e sibillina durante il gameplay. Il mondo è cambiato molto in questi 20 anni, gli uomini vivono sotto regime militare, il cibo scarseggia e la natura ha preso il sopravvento sulle grandi città. Senza raccontarvi nulla di più della trama, è importante dire che presto faremo la conoscenza di Ellie, una ragazzina di 13 anni, che ci accompagnerà per tutta la nostra avventura.

Ecco i nostri eroi.

Tentando di non svelarvi troppo ci tengo a dire quanto il rapporto tra questi personaggi sia stato curato in maniera eccezionale, i due sviluppano una grande empatia pur riuscendo a mantenere una distanza psicologica che li àncora al "loro vissuto". Nello stesso modo, il gioco, racconta di una natura potente che prende il sopravvento sull'uomo, ma nello stesso tempo non è aguzzina della Terra ma, se da un lato distrugge, dall'altro ricostruisce una bellezza primordiale e quasi sconosciuta rendendo le città simili ad antiche rovine.

Altro dettaglio da non lasciare in secondo piano è la differenza sostanziale che, sia nella storia che nel gameplay, si riesce a intuire: le vittime del fungo sono si il nemico, ma è palpabile quanto essi siano esclusivamente vittime e, nel gioco, rimangono nemici solo per il fatto che ci aggrediranno senza nessun motivo; mentre gli esseri umani sono il vero pericolo che, spinti dalla disperazione, o dalla stessa loro (nostra) natura, diventeranno violenti, crudeli e senza pietà e, avendo ancora coscienza, la loro furbizia e la loro spietatezza li renderanno i veri "cattivi ostici" del gioco. Insomma The Last of Us anche come titolo è significativo, un vero monito a "restare umani".

Uno dei cattivi, non troppo cattivi.

Adesso davvero voglio fermarmi, anzi no il fungo non attacca gli animali, quindi la fauna assume un ruolo dominante come estetica e bellezza in questo... ok basta, basta davvero. Il gameplay, possiamo dire che è un TPS, anche se è riduttivo minimizzarlo a un semplice shooter, posso dirvi che anche qui l'idea è studiata bene, in questo mondo dove ogni cosa scarseggia dobbiamo davvero essere parsimoniosi con i proiettili e spesso trovare strategie alternative. Molto bello anche il crafting e le tempistiche di cura: nulla è automatico, creare, curare e ricaricare ha bisogno di un tempo differente rispetto a quello che stiamo facendo.

Ok, niente è perfetto ma mi piange il cuore a dovervi raccontare i difetti di questo gioco, ci sono dei bug, anzi, dei "buggoni" che renderanno tutta l'esperienza meno realistica e poetica: può capitare che i "cattivi" si compenetrano nei muri, una volta sono riuscito a "passare" un livello stando nascosto e aspettando mentre ben 3 nemici sono stati risucchiati dai pavimenti, mi è capitato di avere a che fare con aggressori che letteralmente non riuscivano a prendermi a pugni a causa dell'improvvisa inconsistenza di Joel (fantasmi!) Ma andiamo! Avete mai giocato a GTA o Skyrim?
Adesso basta, smetto di scrivere perché davvero mi piacerebbe raccontarvi tutto, spiegarvi la poetica e tutte le citazioni di questo gioco, l'incredibile bellezza che ha, la linearità e l'equilibrio con cui la storia si sviluppa, tanto che farne un film sarebbe facilissimo, la speranza che provo nel poter giocare a un seguito fatto bene come questo.

Ah! Visto che immagino che volete uno spoiler ecco come finisce: Il gioco finisce, come potete immaginare, in maniera epica.

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