“The student”

Dopo essere stato presentato, nel maggio scorso, al Festival del Cinema di Cannes (nella Sezione Un Certain Regard dove ha vinto il Premio Francois Chalais), ho avuto l’immenso piacere di assistere alla proiezione di una pellicola sorprendente in Anteprima Nazionale per l’Italia. Un film così asciutto e con una trama così semplice da colpire emotivamente lo spettatore con la stessa forza di un pugno nello stomaco. Sia chiaro che asciuttezza e semplicità non devono essere letti come sinonimi di prevedibilità e banalità; l’opera di Kirill Serebrennikov, infatti, conquista spazio e luce nel panorama cinematografico occidentale: nell’epoca contemporanea, in cui telegiornali, talk-show, giornali, riviste e social network, fanno spesso riferimento a kamikaze islamici, essa offre un importante spunto di meditazione.

In una città russa non ben specificata un adolescente vive la propria vita e guarda il mondo circostante solo attraverso le parole pronunciate da Gesù Cristo nel Vangelo. Il suo atteggiamento estremista, pertanto, mette in crisi, sia l’ambito familiare, sia quello scolastico: la madre, come tutti i docenti, risulta assolutamente inadeguata ad affrontare un questione così delicata ed a tentare di comprendere la psicologia del giovane. Egli, infatti, non perde occasione per criticare con durezza ogni comportamento altrui e per portare scompiglio nella vita quotidiana di tutti coloro che lo circondano; ogni cosa diviene spunto di condanna: dal nuoto (che permette alle ragazze di stare svestite davanti ai coetanei) alle materie di studio (educazione sessuale), dalle prediche del sacerdote ortodosso (insegnante di religione) al divorzio dei genitori, dai comportamenti femministi (di una insegnante) all’omosessualità. Privo di amici, solitario ed ignorato dai compagni di scuola, il giovane trova un discepolo in un diversamente abile che lui prende sotto la propria ala protettiva come un vero profeta. La storia, ovviamente, termina in tragedia, ma allo stesso tempo con un finale aperto e non giudicante. Se fosse stato girato in Europa, una qualunque forma di giudizio, magari non esplicita, sarebbe stata presente nella sceneggiatura o nella regia; se, invece, fosse stato scritto negli Stati Uniti, la presenza di personaggi inutili (tipo aspiranti fidanzate) o di antefatti drammatici (utili a dare spiegazioni al pubblico), avrebbero appesantito la trama. Serebrennikov, da parte sua, non fornisce nulla, né sul prima, né sul dopo: racconta semplicemente una vicenda sulla quale noi occidentali e cristiani non siamo abituati a riflettere con obbiettività.

Bravissimo Pyotr Skvortsov nei panni di Venya, imbronciato e freddo adolescente, figlio dei nostri tempi. Intensa Viktoriya Isakova in quelli dell’insegnante che prova ad affrontarlo sul suo stesso piano. “The student” dura 120 minuti circa ed uscirà nei cinema italiani in autunno.

Consigliato: a chi interessano la Bibbia e le questioni religiose come strumenti di ribellione intellettuale contro il sistema ("Fuck the system"). Voto: 8.

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