"Ti prendo e ti porto via" di Niccolò Ammaniti

Spesso, nei momenti liberi, mi sorprendo a scorrere tutti gli articoli che ho scritto. Non li rileggo, guardo solamente la lista, aprendone qualcuno, ma senza soffermarmi attentamente su nessuno in particolare. Penso che questo capiti a tutti coloro che hanno la fortuna, come la sottoscritta, ti poter avere uno spazio dove scrivere, e pubblicare soprattutto; un po’ di orgoglio personale non fa mai male. In una circostanza simile, mi sono trovata però a riflettere su una questione, che credo sia abbastanza importante: mi sono infatti accorta che molto raramente recensisco libri di autori italiani. Ragionandoci su, l’unica spiegazione che mi sono data per questa mia esterofilia è che il mio percorso scolastico e poi accademico, improntato principalmente sullo studio delle lingue straniere, mi abbia portato a lasciare un pochino da parte la letteratura nostrana. Non ne vado fiera di questo, che sia chiaro, anche perchè sono una delle più grandi estimatrici della scrittura italiana, amante della lingua e della sua storia. Tutta questa premessa, per introdurre il libro di cui parlerò in questo articolo, “Ti prendo e ti porto via”, titolo del 1999, e il suo autore, Niccolò Ammaniti, che ritengo personalmente una delle voci migliori della letteratura italiana contemporanea.

I due protagonisti di questo libro non potrebbero essere più diversi. Pietro Moroni è un ragazzino di dodici anni, che sembra più piccolo della sua età, timido studente delle medie, che viene da una famiglia non proprio facile. Graziano Biglia è un musicista fallito di 44 anni, playboy incallito, che gravita intorno ai locali della riviera romagnola, cercando di tirare avanti arrangiandosi e vivendo alla giornata. Sono accomunati dalle loro origini; entrambi vengono e vivono nel paesino maremmano immaginario di Ischiano Scalo, dove ci viene detto che il mare c’è, ma non si vede. Entrambi inoltre vivono una storia d’amore: Pietro è innamorato della compagna di classe Gloria, proveniente da un ambiente borghese opposto a quello del ragazzino, ma proprio per questo spinta ad avvicinarsi a lui, fatto che li porterà a stringere un’amicizia tenera e sincera. Graziano, d’altro canto, tornato sconfitto al paese che tanto aveva faticato a lasciare, si invaghisce della purezza di Flora, insegnante delle medie. Quel corteggiamento che inizia come un capriccio, si trasforma ben presto in un sentimento profondo, che però non sarà in grado di vivere appieno, troppo bloccato nell’abitudine che lo porta a temere gli impegni. Le vicende che si svolgeranno nel corso di un anno scolastico stravolgeranno per sempre le vite degli abitanti di questo paesino rurale.

Di Niccolo Ammaniti i più conosceranno sicuramente i suoi romanzi più celebri, come “Io non ho paura” e “Come Dio Comanda", resi ancora più noti dagli omonimi film, entrambi diretti da Gabriele Salvatores. Vi ho proposto quindi una sua opera precedente alla fama e meno nota, ma che spero vi farà apprezzare ancora di più il suo stile, se già lo conoscete, o che ve lo faccia scoprire. Uno dei punti forti dell’opera è sicuramente il desiderio di riscatto che pervade la vita di tutti i personaggi, che cercano disperatamente un futuro migliore, un modo per fuggire dal contesto degradato che li circonda. Apprezzabile è anche il tatto che l’autore mette nel trattare tematiche molto pesanti, come gli abusi sui minori e lo stupro, che valgono sempre la pena di essere trattati. "Ti prendo e ti porto via” riesce nell’impresa di spalancare le porte a qualunque soluzione finale, tanto che nella lettura si è portati ad aspettarsi qualsiasi cosa. Ultima nota in chiusura: questo romanzo ha ispirato l’omonima canzone di Vasco Rossi.


Niccolò Ammaniti, Ti prendo e ti porto via, Milano, Mondadori, 1999

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