Tu mi capisci, vero?

"Ti fidi di me?", mi chiede Jim prendendomi una mano e guardandomi intensamente negli occhi. Non capisco questo dramma improvviso. Non mi fido di lui, ma annuisco lo stesso. "Ecco...", comincia Jim, "Io sono sposato. Nella mia camera da letto c'è mia moglie". "Ok", rispondo. "Ha l'influenza, per questo è a letto". "Va bene".

La moglie di Jim ha quarantotto anni. Jim ne ha trentadue. Io ne ho ventiquattro. La faccia della moglie di Jim emerge da una montagna di lenzuola spiegazzate. Mi fa pensare a una mucca stanca: ha un corpo largo e trasandato di vecchio bovino pronto per il macello, perché ha già dato al mondo tutto quello che poteva dare. I suoi occhi azzurri penzolano come due pozzanghere pesanti su una pelle giallognola e molliccia. "Ciao", mi saluta la donna, con un colpo di tosse. "Jim mi ha parlato di te... mi spiace per quello che è successo al campeggio. Ma qui sei la benvenuta. Tutti i figli di Dio sono benvenuti in questa casa".

Dormo nel garage, su un materasso sporco, accanto a una vecchia batteria impolverata. Il grosso cane di casa mi guarda con una tristezza infinita, un doloroso contrasto con i suoi muscoli giovani e sani che scalpitano sotto il pelo nerissimo. Quando esco a fumare passiamo lunghissimi momenti a fissarci negli occhi. In questi momenti mi sembra che la nostra reciproca tristezza si fonda in un sentimento unico e muto, e che anche il cane ne sia consapevole.

"Così sei sposato", dico il giorno dopo a Jim. "L'ho conosciuta in chiesa", spiega Jim. "Ho capito subito che era una donna sola, e che sarebbe stato facile con lei". "Tu non la ami", sussurro dopo un po'. "No, niente affatto. E' vecchia e trascurata, non riesco nemmeno a scoparla, capisci cosa voglio dire? La scopo una volta a settimana per non farla insospettire, a occhi chiusi. Ma almeno mi fa uscire con gli amici senza fare storie. Per questo è brava, devo ammetterlo. Ho degli amici che non hanno questa fortuna".

Siamo andati insieme a ristrutturare la casa che hanno appena acquistato, un grazioso quadratino bianco nella verdissima countryside australiana. Jim ha convinto sua moglie a comprarla. Passiamo lunghissimi momenti in silenzio. Gli unici rumori sono i colpi ritmici e regolari delle nostre spatole sui muri incrostati di quella casa completamente vuota, e le loro eco altrettanto vuote. "Sono stato in prigione per quattro anni nel mio paese, nelle Fiji, capisci?", riprende Jim dopo un po'. "Cos'hai fatto?", chiedo senza smettere di lavorare. "Rapina a mano armata. Ero un bastardo, un bastardo disperato però. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo su di me. E invece eccomi qua, in Australia, con un buon lavoro e in procinto di diventare cittadino australiano". "Grazie a lei", aggiungo io. "Grazie a lei", ammette lui. "A volte mi spiace. Lei pensa che io la ami, credo". "Sì, lo pensa. O lo vuole pensare. Stamattina quando non c'eri mi ha detto che il suo ex marito la picchiava. Pensa che tu, in quanto fijiano, sia diverso dagli uomini australiani che l'hanno maltrattata. Pensa che tu sia interessato alla sua anima e non al suo corpo o alla sua età". Jim scuote la testa, soffoca una risata, poi tace.

Quando finiamo di lavorare facciamo un giro in macchina, come ai vecchi tempi, con la musica ad alto volume e quasi senza parlare. "E' bello credere", dice a un certo punto Jim. "Credere in dio?", gli chiedo. "Sì", risponde lui, "è bello pensare che ci sia Qualcuno al di sopra di tutto... che sa tutto, capisce tutto, e perdona tutto. Mi spiace infinitamente, ma non avevo altra scelta, era l'unica carta che potevo giocarmi. Tu mi capisci?". "E cosa farai adesso?", gli chiedo, senza rispondere alla sua domanda. "Tra un paio d'anni avrò tutti i documenti in regola", risponde Jim dopo qualche minuto. "Me ne andrò. Viaggerò per il mondo. Come fai tu. Ho sempre desiderato viaggiare per il mondo come fai tu. Avrò trentaquattro anni, sarò ancora giovane. E sarò australiano. E potrò farlo". "E lei?". "Lei è una donna stanca e remissiva. Lei sarà troppo stanca per trattenermi". Sorseggia una lattina di birra, con pensierosa lentezza. "Mi dimenticherà", conclude Jim. "Sarà persino troppo stanca per l'amore. Capisci, vero?"

Quando rientriamo, sua moglie convalescente ci accoglie con un pallido sorriso. "Abbiamo lavorato sodo oggi", annuncia orgoglioso Jim, baciandola sulla bocca. "Il nostro nido d'amore sarà pronto in men che non si dica, tesoro". Li lascio soli. Esco a fumare una sigaretta con il cane triste che mi guarda. I suoi densi occhi scuri sono ancora più dolorosi dentro la mia tristezza, eppure non smettiamo di fissarci.

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