Umberto Eco e Harper Lee: la fine di un'era

Ogni giorno muoiono migliaia di persone in tutto il modo, talmente tante che le statistiche non sembrano in grado di stabilire esattamente quante siano. La morte, di per se, non è per niente rara. Tuttavia, ciò che accade raramente, è che due persone, che vivono a chilometri di distanza, ma che condividono qualcosa, un mestiere, una vocazione o un ideale, muoiano lo stesso identico giorno. Questa particolare condizione si è verificata, ad esempio, il 23 Aprile 1616, quando morirono tre scrittori che rappresentano i baluardi delle rispettive letterature nazionali: l’inglese William Shakespeare, lo spagnolo Miguel de Cervantes e il peruviano Inca Garcilaso de la Vega. Casualmente esattamente 400 anni dopo tale avvenimento, la storia sembra ripetersi. É infatti del 19 Febbraio la notizia della morte di due autori fondamentali per il secolo scorso: Umberto Eco e Harper Lee.

Umberto Eco è stato probabilmente uno degli intellettuali italiani più famosi del nostro tempo. Nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932, nella sua prolifica carriera narrativa, nella quale sicuramente “Il nome della rosa” del 1980 spicca fra tutti, Eco è riuscito addirittura ad abbattere la muraglia più insidiosa per gli autori del Bel Paese: il riconoscimento all’estero. Il suo già citato romanzo più famoso, tradotto in oltre cento lingue e che ha venduto 14 milione di copie nel mondo, infatti, si inserisce nella triade delle opere narrative italiane più conosciute e lette all’estero, insieme ai “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni e “La storia” di Elsa Morante, caso vuole tutti e tre romanzi storici. Ma Eco non è stato semplicemente un grande romanziere: fu anche un semiologo, esperto della comunicazione, ed arguto osservatore e commentatore politico. Dal 2008 ricopriva l’incarico di professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna. Recentemente aveva inoltre preso posizione contro il colosso dell’editoria milanese Mondadori-Rcs, che lui ironicamente definiva “Mondazzoli”, fondando una nuova casa editrice, “La Nave di Teseo”. Il suo ultimo romanzo pubblicato fu “Numero Zero”, che uscì nel giorno del suo compleanno nel 2015. Per quanto riguarda invece la sua ultima opera scritta, “Pape Satan Aleppe”, uscirà postuma quest’anno.

Di Harper Lee abbiamo già parlato approfonditamente nella recensione del suo ultimo romanzo “Va e metti una sentinella”, pubblicata il 28 Gennaio scorso. Giusto per ricapitolare, è oppurtuno dire che con la sua opera prima del 1960, “Il buio oltre la siepe”, la scrittirice, nata a Monroeville in Alabama il 28 Aprile del 1926, divenne una delle autrici più acclamate della letteratura americana e mondiale. Tuttavia, condusse sempre una vita riservata e isolata, lontana dai riflettori, rifiutando di concedere interviste.

Al di là delle differenze e somiglianze che accomunano o discostano questi due mostri sacri della letteratura mondiale, è indubbio che la morte di entrambi rappresenti una gravissima perdita per il panorama letterario. Ma pur nella tragicità di questi fatti, si può cogliere l’occasione per trovare uno spiraglio di positività. Perchè è ovvio che, quando le voci delle generazioni passate si spengono, c’è una necessità più urgente di trovare nuovi talenti in grado di descrivere il mondo. Quindi questa può essere la sfida nei giorni che verranno: senza cercare di imitare o di essere come Harper Lee o Umberto Eco, far emergere quelli che potrebbero essere i rappresentanti della nuova letteratura di qualità, in Italia, in America, o in qualsiasi altro luogo.

E questo invito è vero oggi più che mai, alla luce del fatto che viviamo in una realtà sempre più basata sull’effimero e sul superficiale, dove mancano figure guida capaci di fare da traino per un cambiamento effettivo del nuovo millennio. Forse è quindi davvero giunto il momento di rivalutare dalle fondamenta quali siano i principi per creare una società e delle relazioni sane. Gli stessi principi che, per secoli, hanno trovato basi solide negli autori e negli artisti che hanno saputo mantenere o rivoluzionare i loro tempi.

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