Un sogno chiamato Giappone

Per chiunque sia amante della cultura orientale, della tecnologia o semplicemente di tutto quello che è nerd, il Giappone rappresenta il sogno di una vita e la destinazione imprescindibile qualora si affronti un viaggio nella direzione in cui sorge il sole.

Essendo io tutte e 3 queste cose ovviamente non potevo assolutamente farmela mancare!

Ok, per chi mi ha seguito al di fuori di queste pagine saprà che è stata anche la mia tappa di apertura e non solo quella di chiusura di questa parentesi asiatica e, sebbene io sia solitamente restio a tornare sui miei passi in mancanza di un evento particolare, il pensiero di ritrovarmi ancora una volta qui mi ha decisamente elettrizzato poiché mi permetterà di quantificare meglio il livello del mio cambiamento percettivo dopo aver affrontato le realtà del terzo mondo come l'India.

Allora la scelta diventa obbligatoria, un biglietto di sola andata per Tokyo l'unica risposta sensata e la grande felicità di riabbracciare quelle terre a me più care l'unica sensazione dominante nel mio cuore!

Tra il dire e il fare si frappone solo l'ennesima distrazione di questo viaggio che mi comporta il trentacinquesimo attacco cardiaco e una serie infinita di improperi verso la mia stupidità.

L'ultima sera a Bangkok la passo con alcuni amici, chiacchierando e divertendoci fino all'una di notte, l'ora prefissata per prendere il taxi che mi porterà all'aeroporto.

Una operazione molto semplice per chiunque non sia cronicamente sbadato quanto me. Caso vuole infatti che questa simpatica metropoli abbia 2 aeroporti non molto vicini tra loro e Air Asia parta da quello molto meno famoso di cui io a malapena conosco l'esistenza.

Tutto regolare in fondo, basta solo leggere attentamente il nome sul biglietto e recarsi nel posto giusto al momento giusto. Tutte cose che evidentemente sono troppo complesse per il mio tenero cervellino visto che alle ore 1:30 io mi ritrovo a Suvarnabhumi (quello principale) a varcare una soglia col sorriso come si addice ad ogni buon idiota e a guardare un tabellone luminoso sul quale il nome del mio volo non compare!

A quel punto il tragico pensiero inizia a palesarsi nella mia mente, con un piccolo dubbio mi reco all'ufficio informazioni a porre la fatidica domanda: scusi, Air Asia?

La presa di coscienza di essere dalla parte opposta di Bangkok a 3 ore dalla partenza del mio aereo mi gela il sangue nelle vene!

Principi di panico iniziano a scorgersi nel mio solito fare tranquillo, la rassicurazione della tizia delle informazioni con la frase "ce la puoi fare" vale poco più di una pacca sulla spalla da parte di un estraneo.

Mi scaravento letteralmente giù per le scale mobili, supplico la coda dei presenti che attendono il taxy di lasciarmi passare perché beh... essere gentili con un idiota conta molti punti a favore per il karma!

Entro nel taxi come solo gli attori di Hollywood nel mezzo di un inseguimento sanno fare, gli dico il nome della destinazione con la promessa di una lauta mancia se ci arriverà andando molto molto forte e lui, da bravo asiatico affarista, non si fa pregare e percorre la strada di un'ora in 35 minuti per la modica cifra di 15 euro. Dio benedica l'Asia!!!

Posso solo immaginare quanto mi sarebbe costato questo scherzetto in un altro paese.

Passata la paura mi ritrovo a fare il check-in ben 2 ore prima della partenza; alla fine che mi sono preoccupato a fare?

Ora non resta altro che mettersi comodo (su un low cost comodi è una parola alquanto utopica) e cercare di sonnecchiare quelle 5 ore che mi separano dalla grande metropoli nipponica, il mio cuore palpita di gioia... o forse sono ancora gli effetti del precedente infarto?

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