Una camera al neon: Lynch, Abrams e Refn

ATTENZIONE: L’articolo che segue, col relativo linguaggio, è liberamente ispirato allo stile del regista, attore o personaggio di fantasia ricalcandone espressioni gergali e modi di fare. Mi è quindi d’obbligo precisare che nè i contenuti, nè lo stile vogliono essere offensivi nei confronti di nessuno.

David Lynch, Nicolas Winding Refn e J.J. Abrams sono rinchiusi in una stanza completamente pervasa da neon rosso.
D.L: “Perdonatemi signori, ma il neon è chiaramente lo spazio della mente. E non lo dico per evadere da questo buffo papillon e questo smoking che mi soffoca. È lo spazio delle mente”
J.A: “Corbellerie! Il neon è spettacolo, intrattenimento, colori saturi. Il neon è lens flare. Sarà il monocolo che riflette la luce delle lampade. Ma tutto questo neon è spettacolo, sia chiaro. Non  lo spazio della mente”
D.L: “Yes, indeed”
N.R: “Non me ne capacito signori miei. Non mi capacito del perché io abbia una pipa in bocca e un orologio a cipolla nel taschino, ma soprattutto non mi capacito delle vostre parole inaudite, quando è chiaro che il neon è sessualità, pornografia (mi sia perdonato il termine). Il neon è violenza.”
D.L: “Qui parliamo da gentiluomini, ci atteggiamo da gentiluomini. Ma cosa c’è sotto? Cosa c’è dentro? Nulla qui è come sembra. La psichedelia. I colori. Tutto ci parla di quello che non c’è. Il lato oscuro del profilmico”.
J.A: “E’ il potere di Kylo-Ren. E’ l’unico lato oscuro che conosco. Il neon alle sue spalle”.
N.R: “Sono camere oscure. Mente e spazio fisico. Il fluido che investe i rapporti umani. La devozione stroboscopica all’immagine. Il neon è il significato”
D.L: “Ma quale e quale significato mio caro Nicolas. Il significato è così sfuggente, è terzo, è la metafora stessa. Tu ami Jodorowsky, lo sai”
N.R: “Io amo tante cose. Argento, l’Italia, gli horror. Amo quello che rompe, uccide, divide. Ciò che fa male”
J.A: “Il neon è spazio amici miei. Lo spazio profondo e la citazione. Basta con questo intellettualismo. Il cinema è divertimento, serialità. La porta per altri mondi”
N.R: “A me stai dando dell’intellettuale? Io che ho recuperato tutto il cinema di serie B,C,Z…”
D.L: “Non perdete il vostro contegno signori. Che cos’è questa seconda persona singolare? Rispetto, gentilezza”
N.R: “Non sento miei questi panni. IO SONO UN PORNOGRAFO”
J.A: “Nicolas mi sorprende questo linguaggio. Si calmi amico mio. Se è vero che il neon è mente…”
N.R: “Il neon è anche corpo, perbacco!”
J.A: “Perfetto, perfetto, si calmi. Se il neon è corpo allora lo plachi. Freni le sue pulsioni. Il suo corpo vibrante. La sua ansia. Spenga l’interruttore. Non scaldiamoci. Siamo amici no?”
D.L: “Amicizia. Cos’è l’amicizia. Come potersi fidare delle persone? Come fidarsi dei registi? Avete visto Twin Peaks, no? Tutto razionale, crime-story e poi BOOOM”
N.R: “Avrei voluto andare a letto con mia madre. C’è una ragazzina di sedici anni in me. In tutti noi”
J.J: “Ma che vi succede ragazzi? Sto perdendo il filo narrativo. Prima voi, lei, tu. Adesso cosa? TUTTO CIO’ NON E’ PIÙ VENDIBILE SUL MERCATO”
D.L: “Mercato, mercato. Sempre il mercato. Rinunceresti a tutto per il mercato”
N.R: “Io mai lo farei. Stupire. Deturpare. Elle Fanning, Carey Mulligan. Il corpo di Tom Hardy”
J.A: “Mai lo faresti? Infatti ho visto quanto neon c’era in Drive. Certo. Certo. QUELLO ERA UN FILM HOLLYWOODIANO. AVREI POTUTO FARLO ANCHE IO”
N.R: “NON TI AZZARDARE. Drive, sì, ok. E’ forse poco più commerciale. Ma l’hai vista la scena dell’ascensore? Poesia. Pura poesia”
J.A: “Sono capaci tutti ad imitare Tarantino…”
N.R: “NON SONO IL TARANTINO DANESE. QUESTA DEFINIZIONE E’ UNA STRONZATA”
D.L: “Beh, il tuo neon è iper violenza”
N.R: “Il mio neon è dolore.”
D.L: “Io sono il nuovo Joyce. I know it. Sono il nuovo Joyce. L’impero della mente, yeah”
N.R: “Sì ma Dune è una merdata dai, in tutte le sue settecento versioni. Non è vero, Alan Smithee?”
D.L: “Svergognato figlio di puttana!”
N.R: “Ed Elephant Man? Lo si seguiva senza problemi. Narrazione classica. E quel bianco e nero da cinema borghese”
D.L: “Joseph Merrick è entrato nella cultura popolare! Non vedo come tu possa criticarlo”
N.R: “Non vi siete fatti problemi con Driver. Eppure anche lui è nella cultura popolare insieme a Nightcall di Kavisnky”
D.L: “Nulla a che vedere col club Silencio. Quello è neon”
J.A: “E poi a me è piaciuto un casino Elephant man, mica come il documentario di tua moglie. No-sense.”
N.R: “NON TOCCARE LIV! CON QUELLA CAGATA DI SUPER 8 HAI INFANGATO TUTTO IL CINEMA DI FANTASCIENZA. NERD DI MERDA!”
D.L: “Parla quello con gli occhiali hipster e senza mento”
N.R: “Vecchiaccio del cazzo. Matusa.”
Nicolas Refn si scaglia contro Lynch e gli infila le dita negli occhi, nel mentre Abrams si lancia contro Refn estraendo una spada laser. Per sottrarsi a morte certa Refn sfodera un martello dalla tasca.
SBAM!SBAM! SWANG!

N.R: “Ho smesso di vedere Lost alla terza stagione. DA DOVE VENIVA QUEL CAZZO DI ORSO POLARE?!”
D.L: (ha iniziato a lievitare nella posizione del fiore di loto) “Io Les Italiens non me la cagherò di striscio! Riprendo Twin Peaks, ti faccio mangiare la mia merda”.
J.A: (muovendo la spada laser a destra e sinistra): Potere del neon, vieni a me!
David Lynch si scaglia con un salto volante sui due in quella che diventa un orgia convulsa.
N.R: “Il Neon. Il neon. Il neon è mio. Il neon è violenza”.
J.A: “Il neon è spettacolo”
D.L: “Cos’è il neon?”
Le teste dei tre registi esplodono rilasciando luci colorate nell’aria e fondendosi in un tutt’uno.
Mario Bava si posiziona davanti alla telecamera, che attua uno zoom rapido sulla sua bocca.
M.B: “Il neon è trash, amici miei”

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