“Una vita difficile”

Desidero cogliere l’occasione offerta dal 70° Anniversario della Proclamazione della Repubblica (11 giugno 1946) per parlare di uno dei “100 film italiani da salvare”, la cui visione costituisce una lezione veloce e completa sulla natura del cittadino medio e sulle origini della corruzione di cui, ancora oggi, tanto si parla, ma poco si fa.

Diretto nel 1961 da Dino Risi, la pellicola racconta le vicende di Silvio Magnozzi, un partigiano comunista ed idealista: dopo l’8 settembre 1943 egli combatte, sia contro l’esercito tedesco, sia contro i fascisti, credendo nella possibilità di un mondo nuovo, basato su alti valori; purtroppo, però, gli anni del dopoguerra e del successivo boom economico, vedono premiare i soliti arrivisti privi di scrupoli: così, alla fine, egli arriva ad accettare la sconfitta personale ed a nascondere la propria identità morale. Il film si conclude con un riscatto che, oggi, può essere interpretato utile per lo spettatore dell’epoca, non per la volontà di ritrarre in modo cinico, amaro, privo di retorica e di ottimismo, la nostra Italia.

Una vita difficile” è la tipica commedia all’italiana degli anni 60, uno di quei rari casi in cui il cinema ha la stessa forza della documentazione storica. Il film è intriso di scene memorabili: tra queste merita di essere ricordata quella in cui il protagonista e la sua compgna rimngono tranquillamente seduti a mangiare un ricco piatto di pasta - un miraggio per quegli anni - nonostante intorno a loro tutti i monarchici siano sgomenti, a causa dei risultati del referendum istituzionale comunicati dalla radio.

Alberto Sordi nei panni di Silvio Magnozzi è grandioso: forse proprio grazie a questo titolo amaro è salito al rango di gigante della nostra cinematografia del XX secolo. Il suo personaggio è l’equilibrato epicentro di una sceneggiatura che alterna la critica sociale, alla satira, i momenti comico-grotteschi a quelli drammatici. Inoltre, non sono da sottovalutare le prove offerte da Lea Massari e da attori come Lina Volonghi e Claudio Gora. La regia di Dino Risi e la sceneggiatura di Rodolfo Sonego diventano ottimi strumenti per denunciare quel tipico malcostume i cui risultati devastanti sono sotto gli occhi di tutti da oltre vent’anni. Una curiosità: Alberto Sordi in più di un’occasione ha dichiarato che Palmiro Togliatti , presente alla prima del film, si era congratulato dicendogli: “Magari avessimo comunisti come Silvio Magnozzi!

Consigliato: semplicemente, a tutti. Voto: 8,5.

 

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