"Un'isola di stranieri" di Andrea Levy

Nella letteratura esistono dei simboli universalmente riconosciuti, delle figure che oramai sono perfettamente codificate nell’immaginario del lettore, che quindi non ha difficoltà, ogni volta che le incontra in un testo letterario, a riconoscerle e ad estrapolarne tutti i significati. Una di queste figure è sicuramente quella dell’isola, che è stata per molti autori centrale per la propria opera letteraria. Gli esempi sono davvero molteplici, come d’altronde sono molteplici i significati che il concetto di isola ha assunto nel corso della storia della letteratura: può essere la meta da raggiungere, come Itaca per Ulisse, oppure rappresentare la terra natia e l’origine di un sentimento di alienazione dal resto del mondo, come Zante per Foscolo, oppure ancora essere essa stessa un modo per scappare dalla realtà, come l’Isola che non c’è di Peter Pan, o, infine, essere l’emblema del selvaggio in contrapposizione con la civilizzazione dell’umanità, come fu per Robinson Crusoe. Uno dei romanzi più recenti e riusciti che hanno trattato questo tema è sicuramente “Un’isola di stranieri” d Andrea Levy, uscito in Italia per Baldini Castoldi nel 2005.

Ritenuto l'opera più importante di Levy, il romanzo è ambientato in Giamaica e Gran Bretagna nel periodo precedente e successivo alla seconda guerra mondiale. I protagonisti sono una coppia di giamaicani di colore, giunti a Londra nel 1948, e una coppia di londinesi bianchi, i cui destini saranno legati per sempre, a simboleggiare l'incontro dei primi immigrati dai Caraibi negli anni Cinquanta e la popolazione londinese dell'epoca.
La storia della coppia caraibica rispecchia l'amara realtà vissuta dai genitori di Levy, immigrati in Inghilterra con la speranza di un futuro migliore, ma le cui aspettative vengono precocemente deluse. Discriminato e maltrattato, Gilbert scopre che l'aver combattuto nell'esercito non gli garantisce la cittadinanza inglese. La moglie Hortense si trova ugualmente perseguitata e chiamata con disprezzo darkie dagli inglesi bianchi. I due stringeranno un rapporto con la coppia di londinesi bianchi, Queenie e Bernard, altrettanto poveri e infelici. Nonostante l'iniziale sentimento di superiorità di questi ultimi, progressivamente sostituito da una perdita di certezze e da un'amara disillusione, le due coppie trovano sostegno l'una nell'altra per affrontare la crisi economica, materiale e identitaria che affligge l'Inghilterra del periodo postbellico.

Il focus del libro non è tanto sul periodo successivo alla guerra, quanto sulle vite dei personaggi precedenti ad essa, sugli avvenimenti che li hanno portati a incontrarsi a Londra nel 1948. La contrapposizione tra i due periodi è marcata dal titolo delle sezioni in cui si divide il romanzo, «1948», in cui la narrazione è a più voci, e «Before», dove le vicende sono narrate a turno dalla voce del personaggio che ne è protagonista.

In quest’opera l’isola ha tantissimi significati: è un’isola la Giamaica, che rappresenta le colonie e l’imperialismo ormai morente, ma è un’isola anche la Gran Bretagna, la madrepatria, così ambita dai protagonisti ma che alla fine delude un po’ tutti. Il titolo originale del romanzo, “Small Island” rispecchia anche il sentimento dei protagonisti nei confronti della vita, dove ognuno è isolato, è lontano dagli altri, e non riesce a mettersi in contatto con gli altri. Ognuno è straniero a suo modo.

Andrea Levy, Un’isola di stranieri, Baldini Castoldi Dalai Editore, 2005

 

Immagine di copertina: https://writersmakeworlds.com/essay-levy-small-island/

 

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