Untraditional... parliamone

Circa due mesi fa mi succedeva spesso di imbattermi nella pubblicità della nuova serie tv che vede protagonista e ideatore Fabio Volo, ovvero Untraditional. Non ho mai apprezzato Volo ma l'ho sempre considerato un personaggio intelligente, di conseguenza ho pensato che forse poteva aver partorito un buon lavoro.

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Ho creduto in Fabio Volo e invece la serie non solo non è all'altezza, ma è talmente insopportabile che non sono riuscito ad arrivare al terzo episodio, e questa è la prima volta che mi permetto di scrivere un articolo pur non avendo raggiunto la fine di un titolo. Ma andiamo con ordine e, se vi va, parliamone.

Untraditional approda nella tv nazionale il 3 novembre 2016 con l'episodio pilota. La trama verte sulla "vita" di Fabio che vuole riuscire a creare una sua serie tv ambientata a New York, con l'intento di narrare il suo incontro con l'attuale moglie. Inutile dire che per vari motivi Fabio si trova a dover superare mille peripezie per riuscire a produrre il suo lavoro; ci riuscirà? Io non lo so... come vi ho già detto ho visto solo due episodi.

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Quello di Fabio Volo è un lavoro furbo, che strizza l'occhio allo spettatore tentando di utilizzare un linguaggio pieno di simboli e citazioni di facile lettura, usando la carta del "faccio sentire intelligente" chi mi sta guardando. Il problema è che il gioco potrebbe funzionare se non trattasse i media come una manica di imbecilli; tanto sono semplici e banali i piccoli messaggi subliminali che la serie manda dal suo tubo catodico, tanto io e (penso) molti altri si sono sentiti offesi davanti a questo scempio.
Di per se poteva essere una buona idea (tenete sempre in mente che io ho visionato questo prodotto con le migliori intenzioni) la struttura fatta in stile mockumentary che vuole raccontare la vita e i sogni del vero Fabio Volo, se non fosse che per quanto Volo tenti di raccontarsi come un buono, e di conseguenza un piccolo perdente nel suo campo (in stile Woody Allen), subito possiamo vedere quanto il suo lato narcisistico emerga in maniera preponderante; così come le lezioni di vita che propina in continuazione, o la scena orrenda e ultra autoreferenziale della cena romantica con la moglie, dove lo staff del ristorante lo interrompe continuamente per farsi selfie. Tutto questo stona con il personaggio che Volo vuole raccontare e di conseguenza raccontarsi, mostrando un uomo debole con i suoi simili (i personaggi dello show business) e intollerante con i fan.

Innumerevoli sono le apparizioni che vediamo durante gli episodi (vi ricordo che ho visto solo le prime due puntate) come: Selvaggia Lucarelli (che ormai è come il prezzemolo), Massimo Boldi, il duo Luca e Paolo, Quentin Tarantino, Silvio Orlando, Giuliano Sangiorgi (Negramaro) e Vasco Rossi. Tutte questi camei risultano quasi superflui e un ostentazione delle conoscenze dello stesso Fabio, ricoprendo ruoli non solo estremamente marginali per la trama, ma anche pessimi stereotipi che chiudono siparietti che non fanno ridere né riflettere. Per farvi un esempio Quentin Tarantino vuole fare produzioni esclusivamente sanguinolente e, Luca e Paolo, essendo genovesi, hanno i braccini corti e non vogliono nemmeno pagare un babà al morente Massimo Boldi.

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Gli sketch spesso sono rubati a meme e battute che sono girate per mesi sui social, come ad esempio il siparietto tra la Lucarelli e il manager Raimondo (Marco Mazzi) che si conclude con: "fare sesso con lei è come lanciare un salame in un corridoio".

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L'ultima cosa che ho trovato davvero orrenda è la quantità di pubblicità occulta che passa durante ogni episodio; non so quante volte ho sentito nominare Sky, e nel garage di Raimondo c'è un'intero dialogo dove vengono elogiate le qualità della Citroen C3, dove Volo tenta anche di perculare il pubblico finendo la conversazione con: "sembra che stai facendo la pubblicità alla C3". Odioso e paraculo (mettete like su nastorix).

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Ricapitolando: Volo tenta di far sentire intelligente lo spettatore usando continue citazioni di facile reperimento, usa un linguaggio ripetitivo per pubblicizzare prodotti, usa tormentoni di Facebook e altri social e, infine, introduce in ogni sua puntata un sacco di personaggi dello spettacolo tentando di mobilitare il fan service. Ma ora chiediamoci seriamente: cosa vuole raccontare Untraditional?

A mio parere nulla e avrei davvero preferito che Fabio avesse utilizzato la tv per raccontarsi, ma è inaccettabile che 40 minuti siano utilizzati per pubblicizzare personaggi famosi e prodotti di consumo e che il restante sia costruito su tormentoni rubati ai social. Ma, ripeto, parliamone!

E giusto per finire, la recitazione fa davvero pena.

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