Verità per Giulio Regeni

Giulio Regeni era uno dottorando italiano dell’Università di Cambridge. Partito per Il Cairo per studiare l’economia e la società egiziane, si era interessato in particolare dei sindacati indipendenti, quei sindacati non riconosciuti dal governo del Presidente al-Sisi. La sua ricerca quindi non si limitava solo allo studio di testi e documenti, ma si svolgeva invece anche e soprattutto all’interno della società egiziana; tra persone e lavoratori immersi ogni giorno in una realtà fatta di crisi economica, problematiche sociali e repressioni politiche subite da cittadini, giornalisti ed accademici.
E, proprio tali repressioni, sistematicamente perpetrate dagli apparati governativi egiziani, sembrano aver definito il fato di Giulio.

Giulio è infatti scomparso da Il Cairo lunedì 25 Gennaio, mentre stava andando ad una festa di compleanno, per poi riapparire mercoledì 3 Febbraio in un fosso lungo l’autostrada Il Cairo - Alessandria, ritrovato ormai senza vita da un tassista di passaggio. Sul corpo di Giulio evidenti segni di tortura.

Diverse testate giornalistiche, italiane e non, hanno fin da subito ipotizzato il coinvolgimento delle autorità egiziane nella sparizione ed omicidio di Giulio. La tesi che attualmente va per la maggiore sostenuta, tra gli altri, dal New York Times e da l’Huffington Post, è quella che sostiene che, alcuni file, inviati nei mesi scorsi da Giulio alla sua professoressa a Cambridge contenenti analisi accademiche sull’economia e la società egiziana, siano stati intercettati dai servizi segreti egiziani i quali avrebbero quindi iniziato a monitorare Giulio.
Tale interesse delle autorità egiziane viene confermato dai colleghi di Giulio a Sergio Colaiocco, PM italiano che si sta occupando del caso. I tre colleghi hanno riportato infatti come Giulio si fosse accorto di essere stato fotografato durante un’assemblea sindacale tenutasi al Il Cairo l’11 Dicembre. Ciò che sembra aver insospettito Giulio, sembra essere stata la natura fuori luogo del fotografo, "quasi fosse una spia".

Se a queste vicende sommiamo le passate esperienze lavorative di Giulio, le ipotesi di coinvolgimento delle autorità egiziane sembra prendere corpo. Dal 2013 al 2014 Giulio ha infatti lavorato come consulente per una compagnia inglese che si occupa di “analisi globale”. Questo tipo di compagnie, in modo totalmente legale e trasparente, forniscono ad investitori ed azionisti informazioni socio-economiche riguardo nazioni e zone geografiche che possono essere utili a quegli investitori ed azionisti che intendono fare investimenti in un particolare paese.
Tale aspetto del curriculum di Giulio sembra quindi, secondo le fonti sopra citate, aver ancora di più attirato l’attenzione dei suoi possibili carnefici. Di conseguenza, secondo l’Huffington Post, Giulio viene arrestato il 25 Gennaio insieme a 40 oppositori del Governo di al-Sisi che si stavano preparando a manifestare. Proprio il 25 Gennaio infatti si teneva il quinto anniversario della rivolta di Piazza Tahrir del 2011. Nei giorni tra mercoledì 25 e sabato 30 Gennaio, Giulio viene torturato e con ogni probabilità muore domenica 31 a causa di un colpo al collo.
Sempre secondo le ricostruzioni de l'Huffinton Post, è solo grazie all’intervento dei servizi italiani che mercoledì 3 Febbraio le autorità egiziane hanno restituito il corpo di Giulio, dopo ore e giorni di domande e richieste di spiegazioni poste dai suoi genitori e della autorità diplomatiche italiane.

Ad oggi le autorità italiane che seguono il caso sono alla ricerca di prove che spieghino gli avvenimenti che hanno portato alla morte di Giulio e vorrebbero chiarire le incongruenze delle spiegazioni fornite dalle autorità egiziane. Queste infatti, dopo il ritrovamento del corpo lungo un autostrada, hanno prima tentato di spiegare la sua morte con un incidente stradale per poi cambiare idea puntando il dito contro eventuali frequentazioni criminali mosse da risentimenti o vendetta.

Dopo questa carrellata di informazioni e ricostruzioni, quello che mi sento di chiedere è la verità per Giulio. Verità per un ragazzo che stava studiando ed analizzando un paese come l’Egitto, il quale ha da tanti anni importanti interessi economici in comune col nostro Paese.
Non voglio che questi interessi possano rallentare o affossare le indagini.
Non voglio che la ragion di Stato faccia assopire la necessità di giustizia, anche se stiamo parlando dell’Egitto, Paese che ha vissuto un colpo di Stato nel 2013 e che ora è guidato da un governo autoritario eletto con il 97% dei consensi.
Non voglio tantomeno perdermi nelle decine di piste che affibbiano la responsabilità a servizi egiziani deviati, ai Fratelli Musulmani o a terze parti interessate a incrinare i rapporti italo-egiziani.

Voglio solo la Verità per Giulio Regeni.
Chiedo troppo?

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