"Vita dopo vita" di Kate Atkinson

Per quanto lapalissiano possa essere, la principale paura dell’essere umano è la morte. Per questo suo timore ancestrale, il concetto di vita eterna ha sempre svolto un ruolo molto importante; qualsiasi modo è buono per sfuggire alla caducità dell’esistenza, che si tratti di elisir di lunga vita, di monumenti per essere ricordati e, perchè no, dell’arte e della letteratura stessa, modi per vivere nella memoria delle generazioni a venire. Di sicuro, il fatto che la vita umana sia relativamente breve aggiunge valore all’esperienza; dopotutto che importanza avrebbe se non sapessimo che è destinata a terminare? Però, cosa succederebbe se non dovesse farlo, cosa potrebbe accadere se ogni volta ci fosse un’altra possibilità, per fare le cose diversamente, per cambiare il tuo destino? Queste e altre domande sono passate per la testa della scrittrice britannica Kate Atkinson quando scriveva il suo romanzo “Vita dopo vita”, uscito nel 2013. Quest’opera, che possiamo definire appartenente al realismo magico, di cui sicuramente approfondiremo dopo, ha riscosso un discreto successo della critica, venendo eletto romanzo dell’anno dal New York Times.

Nel Febbraio del 1910, in una notte di neve, una bambina muore durante il parto strozzata dal cordone ombelicale. In quello stesso Febbraio del 1910, il medico arriva in tempo per salvare la vita di una bambina: si tratta di Ursula Todd, erede di una famiglia dell’alta borghesia inglese, che da quel momento in poi avrà una vita tutt’altro che ordinaria. Si spezzerà infatti diverse volte, per annegamenti, incidenti e malattia, ma ogni singola volta Ursula avrà un’altra possibilità, una chance per cambiare il suo destino, e anche la storia. Infatti, sulla vita di Ursula e dei suoi cari imcombe l’ombra della Seconda Guerra Mondiale, dei bombardamenti a tappetto, della distruzione (nella vicenda appariranno persino gli stessi Hitler ed Eva Braun). Ma forse, proprio il dono di Ursula, è quello che serve per evitare che la catastrofe peggiore si realizzi.

Kate Atkinson è senza dubbio una delle voci più interessanti della letteratura di lingua inglese contemporanea; le sue opere spaziano tra vari generi, in particolare gialli e opere realistiche, con qualche sprazzo di fantasia. Questo sottogenere, come accennavo in precedenza, viene comunemente definito come realismo magico, molto comune nelle letterature di lingua spagnola o latinoamericana, ma che poi si è sparso anche nelle altre letterature. Questo romanzo tocca delle tematiche molto importanti, filosofiche e mistiche persino: si parla di quanto le nostre scelte possano influenzare la nostra vita e, soprattutto, quanto lo fanno le scelte che non prendi, le strade che non percorri per dirla alla maniera di Robert Frost. Nello sliding doors continuo che è l’esistenza umana, a tutti è capitato di chiedersi come sarebbe andata se avessero fatto cose diversamente. La trama non risolve tutti i dubbi del lettore: più volte ci chiederemo se Ursula sia viva davvero, e quale sia davvero la sua vita, cosa succeda davvero in questa esistenza segnata dalla morte. Di sicuro, Ursula non è una donna comune, e qualunque destino scelga alla fine, non è una persona destinata ad un futuro banale.

Kate Atkinson, Vita dopo vita, Edizioni Nord, 2013

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