"Come vola il corvo" di Ann-Marie MacDonald

In molti miei articoli mi sono occupata di letteratura di formazione, declinata in moltissime forme. Spesso gli autori scelgono di raccontare la loro storia attraverso la voce e gli occhi di bambini; il punto di vista risulta, in questo modo, molto più autentico e genuino rispetto a quello che potrebbe essere quello di un adulto. Non a caso, infatti, si sceglie questo tipo di racconto quando si vogliono trattare argomenti pesanti, anche scomodi, come ad esempio la guerra o la violenza. Nessun lettore è immune alla drammaticità che scaturisce dal raccontare situazioni tragiche che hanno per protagonisti dei bambini; è nella natura umana voler proteggere a tutti i costi i più piccoli, sono il nostro futuro dopotutto, perciò quando questo viene messo in pericolo, non possiamo non commuoverci. In questo senso, un libro che ho trovato profondamente toccante e disturbante, per il suo uso di una narratrice bambina, è “Come vola il corvo”, uscito nel 2004 e scritto dalla scrittrice canadese Ann-Marie MacDonald.

Nel 1962 i McCarthy fanno ritorno in Canada, dopo un decennio trascorso nelle basi alleate di Francia e Germania, dove Jack, ufficiale della Royal Canadian Air Force, ha partecipato all’opera di ricostruzione postbellica. Sono irresistibili, i McCarthy: la famiglia perfetta, il sogno degli anni Sessanta. E altrettanto perfetto appare il luogo in cui vengono trasferiti: Centralia, una base nell’Ontario. L’entusiasmo per un futuro tutto da costruire è filtrato attraverso gli occhi fiduciosi della figlia Madeleine, una bambina di otto anni. È dai suoi occhi che scopriamo però che Centralia non è così ideale come può sembrare: una sua compagna viene uccisa, forse vittima di un pedofilo. Solo vent’anni più tardi Madeleine troverà la forza per cercare la verità di quella morte misteriosa, scavando nei documenti dell’epoca e nei suoi ricordi di bambina. E sarà una verità scioccante, che senza saperlo lei si è sempre portata dentro, e che al lettore arriva inattesa e terribile, come una secca frustata.

Sicuramente questo romanzo non si presenta come un’opera di facile lettura, basta anche solo pensare alla sua mole fisica, dato che è composto da più di 900 pagine. Tuttavia, la vera componente “difficile” del libro è sicuramente la trama, che colpisce il lettore come un pugno nello stomaco. Il racconto degli abusi sui minori, di un terribile pedofilo che si aggira in una comunità all’apparenza tranquilla, non può che turbare nel profondo. A questa tematica si unisce quella della famiglia, rappresentata dai McCarthy, all’apparenza il tipico quadretto da pubblicità di biscotti, ma che in realtà nasconde i tipici scheletri nell’armadio. Uno fra tutti il padre Jack che, essendo un militare, si trova immischiato in storie di spionaggio, coerenti con il periodo della Guerra Fredda. Un romanzo vasto, che contiene al suo interno tante storie, che avrebbero potuto essere sviluppate come opere a se stanti, ma che anche in questa versione allungata non perdono la loro potenza narrativa.

Ann-Marie MacDonald, Come vola il corvo, Mondadori, 2004

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